La confusione politica attuale nasce dalla tendenza populistica a credere che il popolo abbia sempre ragione
Caro direttore, Michele Serra (L’Amaca, La Repubblica, 9/7/2015) ha elogiato Oscar Giannino che a “Ballarò”, di fronte a Giorgia Meloni che parlava della miserevole condizione del popolo greco, è insorto ricordandole che la destra avrebbe il dovere, almeno ogni tanto, di ricordarsi di essere di destra e dunque un poco più rispettosa delle banche, delle regole del capitalismo, della non remissibilità a oltranza dei debiti pubblici e privati, eccetera. Secondo Serra “È la stessa confusione che, all’altro capo della politica, vede socialdemocratici tedeschi mutarsi in esattori spietati dei greci insolventi, e giovani renziani vestiti da broker ribadire punto per punto le buone regole del libero mercato. Un gran casino, con rispetto parlando, che potrebbe forse leggermente chiarirsi, e svelenirsi, se ognuno provasse a fare la propria parte. La sinistra a chiedere soldi per il popolo, la destra a rispondere che il popolo deve meritarseli, i soldi. Poi ognuno decide da che parte stare”.
Non sono d’accordo. Il problema non è quello di chiedere ad ogni parte politica di svolgere il proprio ruolo; il problema di fondo è cercare di capire da cosa nasce la confusione attuale. La mia opinione è che la confusione politica che esiste sulla questione greca non nasce per caso ma è figlia di una precisa motivazione e cioè della tendenza populistica (che affligge gran parte della destra e della sinistra) a stare dalla parte del popolo in ogni caso, costi quel che costi. Questa posizione politica, che in astratto è giusta perché viene incontro ad esigenze di solidarietà e di giustizia, diventa sbagliata e giustificazionista nel momento in cui dà per scontato che un popolo sia sempre dalla parte della ragione mentre questo non è sempre vero. All’interno del popolo greco, purtroppo, i delinquenti, i dissipatori di risorse, gli evasori fiscali, coloro che non hanno voglia di lavorare hanno svolto un ruolo molto negativo; essi hanno reso ininfluente il comportamento virtuoso dei greci onesti condizionando in modo decisivo (e negativo) il bilancio dello Stato. Se per decenni molti greci (e i propri governanti) hanno dissipato risorse e non hanno lavorato come avrebbero dovuto per uscire dalla crisi bisognerebbe avere il coraggio di dire che molti greci non hanno fatto il proprio dovere. Il problema di fondo, secondo me, è che bisognerebbe ritenere valida la regola protestante (diffusa nei paesi del Nord Europa) secondo la quale nel giudizio sui comportamenti altrui dovrebbero prevalere il rigore, cioè giudicare bene chi si comporta bene e giudicare male chi si comporta male. Noi siamo condizionati negativamente dal cattolicesimo, che tende ad assolvere tutti, indipendentemente dai peccati commessi, mentre non dovrebbe essere così. Ciò vuol dire che chi ha peccato deve andare necessariamente all’Inferno? No, ma dovrebbe fare almeno un po’ di Purgatorio. Fuor di metafora è giusto che i greci facciano dei sacrifici ulteriori per risanare il bilancio dello Stato; naturalmente, però, i sacrifici dovrebbero essere fatti dalle classi più agiate e dai dissipatori di risorse perché nessuno vuole che il popolo greco sia affamato.
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)