Il popolo greco non va punito ma non si dica che non ha responsabilità
Caro direttore, l’economista Luigino Bruni ha scritto un articolo sulla crisi greca con il quale ha sostenuto, tra l’altro, che non bisogna colpevolizzare i greci (Non è tempo di giochi; Avvenire, 2/7/2015). Ecco la sua opinione: «…è fondamentale cambiare linguaggio sulle "colpe" dei greci. Lo sappiamo e lo abbiamo visto molte volte lungo la storia: la prima soluzione facile a problemi complessi è stata creare qualche teoria che dimostri che l'altro merita la sventura che vive, perché è colpevole. Nella Bibbia, ad esempio, il Libro di Giobbe "combatte" soprattutto contro questa ideologia. Sono troppi e molto pericolosi i ragionamenti che si odono e leggono sulle colpe dei greci. "Si meritano la loro sventura, perché hanno avuto governi corrotti, e perché anche i cittadini sono pigri, assistiti, grandi evasori fiscali". Commenti e discorsi ideologici che sono gravi sia quando provengono da Paesi, come l'Italia, che su questi temi non può dare lezioni morali a nessuno, sia quando arrivano da giornalisti o politici tedeschi e francesi, perché dimenticano grandi e gravi lezioni della storia e perché eclissano le altre ragioni della crisi, ragioni che pesano, anche quantitativamente, molto di più di quelle di solito elencate».
Non sono d’accordo. La crisi greca ha ragioni molto antiche e profonde e non sono ragioni che vanno attribuite solo alle classi dirigenti. E’ vero che le classi dirigenti greche hanno molte responsabilità: sono state spesso corrotte, hanno truccato i conti per entrare in Europa, non hanno un buon sistema impositivo (gli armatori, ad esempio, non pagano le tasse), non hanno un buon sistema pensionistico (le baby pensioni, ad esempio, non sono state del tutto eliminate), ecc. ecc. Ma non si può negare che molti cittadini greci sono pigri, evasori fiscali e corrotti e che questi comportamenti hanno contribuito in maniera consistente a provocare la grave crisi attuale. Ciò significa che i greci vanno puniti? No. Significa solo che una volta accertate le responsabilità la comunità internazionale, e l’Europa in particolare, dovrebbero offrire alla Grecia un piano di rientro dal debito caratterizzato da un lato dal rigore necessario (per evitare sprechi e incongruenze che tuttora persistono nel sistema greco) e dall’altro dalla esigenza di non punire i cittadini, in particolare le persone più bisognose di assistenza.
Cordiali saluti
Franco Pelella – Pagani (SA)