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Il Mezzogiorno, la politica e la democrazia dopo le elezioni regionali

Caro direttore, le recenti elezioni regionali nel Mezzogiorno si sono chiuse con alcune chiare indicazioni politiche: l’aumento dell’astensionismo e la prevalenza di una indicazione populistica di uscita dalla crisi materializzatasi con la vittoria di Vincenzo De Luca alle elezioni regionali campane. Da un lato, quindi, aumenta la sfiducia nella capacità della politica di risolvere i problemi dall’altro si intravede come soluzione dei problemi stessi la proposta di De Luca, come uomo forte capace di risolvere i problemi e di ben amministrare. Si badi bene, la forza della proposta dell’uomo forte (che non a caso gode di ampi consensi sia da parte delle persone che politicamente fanno riferimento alla sinistra sia da parte delle persone che fanno riferimento alla destra) ha alla sua base una lettura sostanzialmente corretta delle condizioni politiche, economiche e sociali del Mezzogiorno e cioè essa sembra a molti l’unica soluzione dopo aver sperimentato negli scorsi decenni l’incapacità della politica di risolvere i problemi a fronte di un persistente ristagno e di un’accentuazione del divario del Sud con il Centro-Nord. Una delle non infondate convinzioni di quelli che propongono l’uomo forte è che, alla luce della effettiva e persistente esistenza di comportamenti poco civili (scarso senso civico e scarsa moralità) da parte di fasce consistenti della popolazione senza una forte autorità non si riesce a sanzionare e a limitare questi comportamenti. Per i sostenitori di De Luca il fatto che egli abbia più volte infranto la legge, che tratti male le persone più disagiate, che si circondi di yes-men o che tratti con disprezzo coloro che si oppongono al suo modo di fare non è un grosso problema; secondo loro questo è un prezzo che si deve pagare sull’altare dell’efficacia dell’azione amministrativa. A questo modo di vedere è difficile opporre argomenti validi; anche la sinistra radicale ha grosse difficoltà, come ha dimostrato il voto deludente delle recenti elezioni regionali in Campania. Come contrastarlo? Sostanzialmente insistendo sul fatto che i dittatori non sono mai stati la soluzione giusta; il rispetto della democrazia e delle buone maniere non è un requisito formale ma sostanziale per chi fa politica. La storia insegna che in certe fasi storiche i dittatori danno la sensazione di essere gli uomini che servono ma che alla lunga provocano vere e proprie tragedie; i loro difetti sono talmente grandi che essi non hanno l’equilibrio necessario per affrontare e risolvere con equità i problemi esistenti. 

Cordiali saluti

Franco Pelella – Pagani (SA)

     

 

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