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Per un Patto di Sinistra…

L’appuntamento odierno della Sinistra vendoliana a Milano pone in evidenza un problema di fondamentale importanza: la rinascita, nel nostro Paese, di uno schieramento progressista, visto che Renzi ha, ormai, trasformato il PD in una formazione centrista, che poco condivide, in termini programmatici, con un partito socialdemocratico, alla maniera tedesca, o laburista, secondo la migliore tradizione anglosassone. 
Sappiamo tutti come l’Italia abbia una tradizione iper-moderata, per cui la scelta renziana si può dimostrare, anche, felice da un punto di vista politico: in particolare modo, l’opinione pubblica italiana, che già non era interessata ad un’opzione socialista, oggi – dopo il fallimento della Seconda Repubblica – addebita le principali responsabilità di quell’insuccesso alla vecchia Sinistra, per cui, come accadeva venti anni con i Socialisti craxiani, dichiararsi ex-comunisti o ex-diessini può essere un atto, che richiede molto coraggio. 
Infatti, i vari D’Alema, Fassino, Veltroni sono ritenuti colpevoli delle politiche sbagliate del ventennio appena passato, che il Paese ha realizzato, sebbene – a guardare bene la storia recente – nel corso di quest’ultimo periodo sono stati molti di più gli anni nei quali le responsabilità di Governo sono state a carico della Destra, piuttosto che della Sinistra. 
Eppure, nella vulgata popolare, la responsabile per antonomasia è la Sinistra: non a caso, il consenso, che raccoglie Renzi, in gran parte nasce da un sentimento di avversione contro quella classe dirigente, per cui gli Italiani preferiscono votare per un leader, che fa fatica a tenere unito il suo partito, piuttosto che rivolgersi alla vecchia offerta politica degli anni ’90 e del primo decennio del XXI secolo. 
In un contesto siffatto, pertanto, l’operazione di Vendola, tesa a dare vita ad un rassemblement progressista, che metta insieme tutte le sensibilità, che non vogliono morire infelici all’ombra del centrismo renziano, appare invero velleitaria. 
Alle ultime elezioni europee dello scorso mese di maggio, infatti quest’area, pur correndo sotto il vessillo di Tsipras, non è andata oltre il 3% e, molto probabilmente, se si votasse di nuovo a breve, l’esito elettorale non sarebbe molto dissimile, a dimostrazione del rigetto, che ha colpito gli Italiani, i quali soffrono di vera e propria idiosincrasia verso qualsiasi cosa richiami alla mente il PCI e ciò che da quel - pur nobile - partito è disceso, dopo la caduta del Muro di Berlino e la nascita della Seconda Repubblica. 
Nonostante queste controindicazioni, però è giusto e legittimo che Vendola ed i dissidenti del PD, a partire da Civati, si cimentino in uno sforzo, che appare titanico: far rinascere la Sinistra che, nel momento storico, in cui viviamo, non può non essere connotata da un’aspirazione anti-europeista, dato che le regole, imposte dai Trattati, inevitabilmente hanno determinato una notevole restrizione del campo dei diritti sociali, possibili solo fino ad alcuni decenni or sono. 
Il primo banco di prova, dunque, per saggiare la forza di una simile opzione culturale, è l’elezione del prossimo Capo di Stato: i dissidenti del PD, insieme a Vendola, dovrebbero avere la capacità di proporre un nominativo alternativo a quello di Renzi e Berlusconi, così da dimostrare che, nell’attuale Parlamento, esistono due linee contrapposte, delle quali quella più marcatamente di Sinistra, che si contrappone al Nazareno, pur essendo minoritaria, ha comunque la giusta dignità elettorale per sopravvivere e per rappresentare - nel corso del ventennio che ci attende - un’opzione culturale, comunque, vitale ed in grado di attrarre consenso. 
Perché tale asse, però, cresca e lieviti, sono necessarie, almeno, due condizioni: innanzitutto, Civati ed i suoi amici devono uscire dal PD, perché non possono, ancora per molto tempo, continuare ad opporsi al renzismo dominante, stando sotto il medesimo tetto, a meno che non vogliano perdere credibilità. 
Inoltre, è necessario che i Grillini sostengano una scelta siffatta, dando il loro prezioso contributo nel sostegno ad un candidato assai diverso da quello che sarà gradito a Berlusconi ed al Premier. 
Potrà, mai, avvenire una cosa simile? 
Peraltro, non si può non annotare un fatto importante: l’elezione del Capo dello Stato rappresenta, solo, un primo passaggio nel delicato processo di fondazione di una nuova Sinistra, visto che l’operazione più difficile e complessa è quella costituita dalla creazione di una cultura politica, che nel nostro Paese, oggi non esiste. 
Mettere in discussione il primato dell’Europa odierna e delle banche mondiali, la stessa moneta unica costituiscono momenti di un’elaborazione che necessita di padri nobili e, soprattutto, di tempi medio-lunghi, che invece mancano ad un elettorato che, orfano del PD bersaniano e dalemiano, non vuole morire né renziano, né neo-democristiano. 
Poi, non secondario è il problema della leadership: Vendola, Civati, nonostante la loro giovane età, sembrano inadeguati a dirigere un processo che richiede, innanzitutto, un radicamento importante nella società italiana, che a loro manca o perché ancora non lo hanno costruito – come nel caso civatiano – o perché lo hanno, già, ampiamente corroso – come in quello vendoliano. 
Cosa fare? 
Tentare di creare un novello Partito Comunista, che rischia di usare - almeno in parte - i medesimi argomenti della Destra xenofoba ed anti-europeista? 
Non ci appare una scelta saggia nell’immediato, anche se comprendiamo bene che, nel Paese, c’è una domanda di Sinistra - lasciata inevasa da Renzi - che merita una risposta idonea ed, in particolare, duratura nel tempo, dal momento che - alla nostra età - non ci si può innamorare più di prospettive politiche, che durano il lasso di tempo di una tornata elettorale o di un passaggio istituzionale, per quanto rilevanti essi possano essere. 
Pertanto, è giusto chiamare a raccolta il popolo di Sinistra, anche per contarsi e per capire quanti sono pronti a dare una risposta affermativa ad un simile appello, ben sapendo che, però, davanti a noi si prospettano anni di crisi economica molto forte e di incertezza sociale, che possono – nel lungo periodo – diventare, finanche, inquietanti. 



Rosario Pesce

 

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