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Tempo Ordinario: Domenica XXXII dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XXXII dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Sap 6,12-16; Sal 62; 1Ts 4,13-18; Mt 25,1-13

Introduzione. (a) Se il Signore venisse all’improvviso come lo sposo della parabola, che cosa sarebbe di noi? Ci troverebbe pronti o dovrebbe dire di noi: In verità io vi dico: non vi conosco (12)? Chiediamo perdono di tutti i nostri peccati, ma in particolare per la superficialità, con cui ci prepariamo all’incontro col Signore alla fine della nostra vita e con cui accogliamo il Signore nelle sue venute intermedie, come p. es. nelle venute liturgiche o nei fratelli… (b) Matteo e 1Tessalonicesi ci parlano del ritorno di Cristo e della necessità di tenerci pronti ad accogliere il Signore con la sapienza,  della quale parla il libro della Sapienza.

I - I saggi si tengono pronti a ogni incontro col Signore, in qualsiasi momento avvenga. Il dono della Sapienza serve a tutto, e anche a farci preparare a questo incontro col Signore alla fine della vita, che è il più importante di tutti. (a) Bellissima è la Sapienza: è splendida e non sfiorisce (12); già il semplice Riflettere su di lei, infatti, è intelligenza perfetta (15). Ci è facile raggiungerla, ma è necessario che facciamo la nostra parte, cioè che la desideriamo e l’amiamo: facilmente si lascia vedere da coloro che la amano e si lascia trovare da quelli che la cercano (12) e addirittura dobbiamo cercarla per tempo: Chi si alza di buon mattino per cercarla non si affaticherà (14); perciò dobbiamo vegliare: chi veglia per lei sarà presto senza affanni (15). Facciamo la nostra parte per avere in dono la Sapienza. (b) Anche la Sapienza fa la sua parte, che è indispensabile, altrimenti la nostra ricerca andrebbe a vuoto: Nel farsi riconoscere previene coloro che la desiderano (13); lei stessa va in cerca di quelli che sono degni di lei, appare loro benevola per le strade e in ogni progetto va loro incontro (16), anzi è così disponibile che chi la cerca la troverà seduta alla sua porta (14). Chiediamo il dono della Sapienza, che nel NT sarà identificata con la persona di Gesù Cristo. Possiamo usare spesso la preghiera di Sap 9.

II – Gesù continua con parabole la catechesi sulle caratteristiche del Regno di Dio e qui ci indica come dobbiamo accogliere Lui, col quale il Regno si identifica. Egli distingue due atteggiamenti nel modo di prepararsi all’avvento del Regno. (a) Nella parabola le vergini stolte sono quelle che presero le loro lampade, ma non presero con sé olio (3). Nell’attesa che arrivasse lo sposo, che tardava, si assopirono tutte, le sagge e le stolte, e si addormentarono (5). Ma, quando a mezzanotte arrivò lo sposo, tutte quelle vergini si destarono e prepararono le loro lampade (7). Ma le stolte, non avendo olio di riserva, dissero alle sagge: Dateci un po’ del vostro olio, perché le nostre lampade si spengono (8). Le sagge prudentemente rifiutarono e le stolte dovettero andare a comprare l’olio dai rivenditori; nel frattempo arrivò lo sposo e le vergini che erano pronte entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa (10). Più tardi arrivarono anche le altre vergini, le stolte, e incominciarono a dire: Signore, signore, aprici! Ma egli rispose: In verità vi dico: non vi conosco (11-12). (b) Le vergini sagge sono quelle che insieme alle loro lampade, presero anche dell'olio in piccoli vasi (4). Anch’esse si assopirono per il ritardo dello sposo, e, quando a mezzanotte si levò un grido: Ecco lo sposo, andategli incontro! (6), esse prepararono le loro lampade ed entrarono con lui alle nozze, e la porta fu chiusa (10). Gesù stesso fa l’applicazione della parabola: Vegliate dunque, perché non sapete né il giorno né l'ora; Egli parla qui della Sua seconda venuta, della quale però nessuno conosce né il giorno né l'ora (13): Quanto però a quel giorno o a quell'ora, nessuno lo sa, né gli angeli nel cielo né il Figlio, eccetto il Padre (Mc 13,32). Vegliare significa stare attenti, per non farsi sorprendere. Facciamone l’applicazione alla nostra vita. Qui Gesù sta parlando della Sua seconda venuta, cosa che potrebbe non coinvolgerci più di tanto, dal momento che la sentiamo lontana. Possiamo, però, per nostra utilità, pensare alla fine della nostra vita: anche di questa ignoriamo la data. Di fronte a questo evento gli uomini si possono dividere in due categorie: gli stolti e i saggi.

2. (a) Gli stolti sono quelli che non rispettano i comandamenti e si lasciano sorprendere impreparati al momento della morte, cioè la loro coscienza è gravata da peccati mortali, non stanno quindi in grazia di Dio, sono morti quanto alla vita divina, sono cadaveri spirituali che non hanno la vita di Dio dentro di sé, sono in rottura con Dio, non hanno amicizia con Lui, perché non hanno voluto compiere la Sua volontà in materia importante. Quelli che muoiono in questa condizione spirituale, rimarranno fuori della porta chiusa e il Signore dirà loro: Non vi ho mai conosciuti. Allontanatevi da me, voi che operate l’iniquità (Mt 7,23). Gli Angeli li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti (Mt 13,42.50), espressione con la quale nel NT si indica l’inferno. (b) I saggi sono quelli che si sforzano di vivere in amicizia col Signore e, se per debolezza si separano da Lui col peccato grave, si mettono subito sulla via del ritorno al Padre con il pentimento dei peccati e il proposito di non caderci più e anche una buona confessione. Non sapendo l’ora, in cui il Signore li chiamerà a Sé, si sforzano per mantenersi sempre in grazia di Dio, pregando molto, allontanando le occasioni di peccato, ricevendo i sacramenti con frequenza, mortificando le tendenze cattive che avvertono dentro di sé, lottando contro i tre nemici spirituali: il diavolo, il mondo e la carne. Eventualmente praticano i primi venerdì e i primi sabati del mese, in considerazione delle promesse di salvezza fatte dal Cuore di Gesù e dal Cuore Immacolato di Maria a chi li pratica: in sostanza essi promettono una sovrabbondanza di grazie di illuminazione dell’intelligenza e di ispirazione della volontà per l’ultimo momento della vita, in modo che si possano pentire dei peccati e salvarsi. Il nostro modo di comportarci ci colloca fra i saggi o fra gli stolti? Se siamo stati stolti per il passato, decidiamoci a dare la svolta alla nostra vita, a convertirci, perché la venuta del Signore non ci sorprenda impreparati. Cerchiamo di seguire almeno questo programma minimo di vita spirituale: preghiamo ogni giorno (preghiere del mattino e della sera e prima dei pasti e un po’ di lettura spirituale o meditazione, e anche il rosario), partecipiamo all’Eucaristia ogni domenica, tenendoci in condizioni di fare la comunione, accostiamoci al sacramento della riconciliazione almeno ogni mese, ma anche più spesso, e subito, se commettiamo peccato grave.

III – Anche Paolo parla della seconda venuta di Cristo alla fine del mondo, o parusia. I Tessalonicesi pensavano che la parusia del Signore fosse imminente e si ponevano il problema se i morti prima di essa sarebbero stati svantaggiati dal non avere il corpo, dal non essere “interi”. Paolo respinge l’idea dell’imminente ritorno di Cristo e anche il timore degli svantaggi dei cristiani già morti in confronto degli eventualmente rimasti vivi: noi, che viviamo e che saremo ancora in vita per la venuta del  Signore, non avremo alcun precedenza su quelli che sono morti (15). Anzitutto fa la sua professione di fede nella morte e resurrezione di Gesù: infatti crediamo che Gesù è morto e risorto (14); Gesù è il Capo del Corpo mistico e quindi tutti dovranno risuscitare: E prima risorgeranno i morti in Cristo, cioè avranno un corpo vivente e così la differenza coi sopravvissuti sarà tolta. Poi il Signore stesso, a un ordine, alla voce dell'arcangelo e al suono della tromba di Dio, discenderà dal cielo (16). Quindi noi, che viviamo e che saremo ancora in vita, verremo rapiti insieme con loro nelle nubi, per andare incontro al Signore in alto (17); così anche Dio, per mezzo di Gesù, radunerà con lui coloro che sono morti (14). E così per sempre saremo con il Signore (17) nell’eternità. E’ ovvio che noi possiamo essere già adesso col Signore, anzi dobbiamo già sviluppare l’esperienza di stare col Signore risorto, perché Egli si rende presente nei sacramenti, e specie nell’Eucaristia, nella Parola letta e annunciata, nel ministro, nei fratelli sofferenti, ecc… S. Paolo si preoccupa di dare questo insegnamento, perché vuole che i suoi fedeli conoscano questi misteri; in effetti l’ignoranza fa sorgere nel cuore dei fedeli forme di turbamento: Non vogliamo, fratelli, lasciarvi nell'ignoranza a proposito di quelli che sono morti, perché non siate tristi come gli altri che non hanno speranza (13). Chi crede questa dottrina l’accetta sulla Parola del Signore, perché è sulla Parola rivelata che Paolo crede e propone la sua fede: Sulla parola del Signore infatti vi diciamo questo (15), e invita a  trovarvi conforto: Confortatevi dunque  a vicenda con queste parole (18). Anche noi rinnoviamo la nostra fede nella seconda venuta del Signore e nel poco che di questo mistero ci è rivelato. La data di essa può interessarci poco, ma la venuta del Signore alla fine della nostra vita può realizzarsi in qualsiasi momento. Ed è necessario essere sempre preparati, mantenendoci in grazia di Dio.

Pensiero eucaristico. Nell’Eucaristia incontriamo Gesù, Sapienza del Padre e sorgente della sapienza, che si offre a noi nella Parola e nella Comunione, mentre Annunciamo la tua morte, O Signore, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta! Chiediamo alla nostra Madre celeste e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai nostri Santi Patroni di ottenerci che ci apriamo al dono della sapienza e da essa ci lasciamo guidare per mantenerci sempre pronti all’incontro finale con Cristo: mostraci dopo questo esilio Gesù! (mons. Francesco Spaduzzi)


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