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Montoro solidale con il Consiglio Comunale di Solofra .

Contro l’hub della plastica.

Il sottoscritto Salvatore Antonio Carratù, quale sindaco pro-tempore del Comune di Montoro, esprime serie preoccupazione per la richiesta di insediamento dell’impianto trattamento delle plastiche indentificate nei codice cer previsti dalle norme nazionali e regionali vigenti atteso che l’impianto dovrebbe trattare solo plastiche recuperate nel mare, attualmente non classificate da codice identificato rifiuto.

La nostra contrarietà non nasce da pregiudizi, ma da una valutazione seria, documentata e responsabile del contesto in cui viviamo. L’area ASI Solofra-Montoro è un territorio già fortemente compromesso, segnato da anni di pressioni ambientali che hanno inciso sulla qualità dell’aria, delle acque e sulla salute

dei cittadini. E un territorio che ha già dato, e che non può sopportare ulteriori carichi ambientali senza una valutazione rigorosa e trasparente.

Fatta questa breve premessa, considerato quanto emerso nel tavolo di distretto convocato per il giorno

30.06.2026,     quale sindaco del comune contiguo all’area industriale interessata, rappresento quanto segue:

L’insediamento dell'impianto di trattamento di rifiuti plastici della ditta Centro Diagnostico Baronia S.r.l.. in maniera del tutto repentina e senza avviare un tavolo di concertazione preventivo ha presentato una proposta quale infrastruttura d'avanguardia inserita nei progetti FARO di economia circolare del PNRR, finalizzata a sostenere interventi innovativi per il riciclo della plastica. Il proponente dichiara di voler realizzare un impianto di depolimerizzazione termica in ambiente anossico (ovvero in assenza di ossigeno) per trasformare i rifiuti in materie prime secondarie, quali granuli, oli biodegradabili e bitumi. Tutto il processo operativo è progettato per supportare questa visione innovativa: il materiale in ingresso viene sottoposto a una selezione accurata tramite sensori e macchinari che scartano le impurità, assicurando che solo la plastica idonea acceda al reattore, trasformando la plastica in materie prime secondarie pronte per un nuovo utilizzo industriale.

Il Comune di Solofra è venuto a conoscenza dell'iniziativa soltanto in seguito alla nota regionale del 21.05.2026 (prot. n. 8199), con la quale la Regione Campania ha formalizzato l'avvio del procedimento e indetto la conferenza dei servizi per il 17/06/2026.

Il Comune di Solofra ha avviato un rigoroso lavoro di verifica tecnica, orientato a una valutazione trasparente, imparziale e priva di pregiudizi, finalizzata ad analizzare il progetto nella sua interezza per verificarne la reale coerenza gestionale e l'effettiva compatibilità con il territorio, dopo pochi giorni dopo, il

25.05.2026,     è stata acquisita la richiesta regionale di integrazione documentale rivolta alla ditta. La Regione ha richiesta una relazione tecnica asseverata sull'esclusione della V.I.A., chiedendo dettagli precisi sul ciclo produttivo, sulla capacità dell'impianto, sul bilancio di massa, sull'impatto del traffico e sull'effetto cumulo nell'area industriale di Solofra, sul punto rappresentiamo serie perplessità sulla mancata richiesta della V.I.A. da parte della Regione Campania che ha decisamente sottovalutato l’area in cui dovrebbe essere ubicato l’impianto, area geografica altamente inquinata e compressa da rilevanti fattori che hanno compromesso la bontà delle falde acquifere, la salute pubblica, la sobrietà deM’aria.

Condividiamo le riserve espresse dal Comune di Solofra che con parere contrario formale ha evidenziando che il progetto si configura di fatto come un enorme centro di stoccaggio, con un recupero effettivo irrisorio rispetto alle 500 tonnellate giornaliere in ingresso;

Il Comando Provinciale dei Vigili del Fuoco ha elevato una serie di lacune in un contesto di per se già delicato chiedendo chiarimenti urgenti in merito alla sicurezza antincendio, evidenziando diverse criticità tecniche. In particolare, il Comando ha rilevato una classificazione delle attività non corrispondente alle normative vigenti, l'incompletezza della documentazione progettuale riguardo ai processi produttivi e alle sostanze stoccate (inclusi i rischi legati ad atmosfere esplosive ATEX), nonché carenze nelle misure di prevenzione e protezione e nella rappresentazione grafica dei sistemi antincendio. Tali osservazioni, che impongono un approfondimento inderogabile, testimoniano la necessità di una revisione sostanziale del progetto per garantire i requisiti minimi di sicurezza richiesti dalla legge.

La ditta proponente dopo i rilievi mossi dal Comune di Solofra ha drastico ridimensionamento il progetto depositando una nuova relazione tecnica, che ha di fatto modificato il progetto riducendo drasticamente il flusso in ingresso da 500 a 90 tonnellate giornaliere, la ditta ha sostenuto la capacità di trasformare i rifiuti in materie prime secondarie, garantendo al contempo protocolli di sicurezza e una logistica a "Km 0”.

In riscontro a tale integrazione, il Comune ha formalizzato ulteriori osservazioni. Sebbene la riduzione del flusso in ingresso possa alleggerire l'impatto logistico, l’UTC di Solofra ha confermato l’incoerenza del bilancio di massa: a fronte di 90 tonnellate in ingresso, la capacità reale di trattamento termico è limitata a sole 10 tonnellate giornaliere, mantenendo però invariata la capacità di stoccaggio a 530 tonnellate. Questo scenario avvalora il concreto timore che l’impianto, nonostante la riduzione dei volumi, possa operare come un deposito massivo di rifiuti anziché come un centro di effettivo recupero. A questo si aggiunge una grave discrasia nei codici dei rifiuti indicati: sebbene il trattamento termico sia tecnicamente limitato a 9 codici specifici (prettamente polimeri), la ditta ha inserito in ingresso un ventaglio di 33 tipologie di rifiuti, sostenendo che, a seguito di un'avanzata selezione robotizzata, da questi si possano estrarre i polimeri necessari per alimentare i reattori. Tuttavia, la presenza in questo elenco di matrici eterogenee — tra cui rifiuti urbani non differenziati e rifiuti sanitari — risulta del tutto poco comprensibile rispetto al processo descritto e impedisce di definire con certezza l'effettiva natura dell'attività. Inoltre, è emerso come tale riduzione del flusso sia esclusivamente di carattere logistico-numerico, lasciando di fatto invariata l'intera struttura operativa dell'impianto, inclusi i necessari assetti di manodopera e infrastruttura, originariamente dimensionati per volumi ben superiori. Tale discrepanza genera una evidente inefficienza gestionale di sistema, rendendo poco chiaro come il proponente intenda sostenere i costi di una struttura di tale portata operando su volumi di trattamento così ridotti, sollevando di conseguenza seri dubbi sulla reale sostenibilità economica dell'intero intervento.

La Regione ha negato la richiesta di rinvio dei lavori da parte del Comune di Solofra dimostrando assenso alla dichiarazione del Centro Diagnostico Baronia S.r.l., che ha confermato l'intenzione di processare quotidianamente le 90 tonnellate di rifiuti in ingresso, sostenendo che tale ritmo operativo consentirebbe di evitare la problematica dello stoccaggio massivo. Inoltre, la ditta ha asserito che la fattibilità economica del progetto sia garantita dall’alto margine di contribuzione derivante dalla produzione di olio biodegradabile, bitumi e altre materie prime secondarie, necessarie a sostenere i costi di gestione dell'infrastruttura.

In data 24.06.2026, prima della seduta di conferenza dei servizi, il Comune ha formalizzato con propria nota ulteriori considerazioni critiche alla relazione inviata il giorno precedente dalla ditta, definendo il progetto carente sotto il profilo tecnico, gestionale ed economico. Nello specifico, è stata sottolineata la totale assenza di procedure definite per gestire le fasi di sotto-produzione, sollevando il concreto rischio che, in caso di scarto di selezione insufficiente per l'attivazione dei forni, il materiale venga stoccato indefinitamente, trasformando l'impianto in un deposito massivo di rifiuti invece che in un centro di recupero efficiente. È stata inoltre ribadita la fragilità del modello di business proposto, che fonda la sostenibilità economica esclusivamente sul valore dei prodotti finali senza una chiara quantificazione delle rese reali estraibili dai flussi in ingresso; in assenza di tale dato, l'eventuale mancato raggiungimento di una "massa critica” operativa renderebbe l'attività economicamente insostenibile. Infine, abbiamo rilevato la mancanza di una valutazione sull'impatto ambientale cumulativo dell'attività, un'omissione giudicata non compatibile con le esigenze di tutela del territorio di Solofra, già gravato da preesistenti pressioni inquinanti che richiederebbero un'analisi rigorosa degli effetti sinergici prima di autorizzare qualsiasi ulteriore carico ambientale.

Durante i lavori della conferenza dei servizi del 24.06.2026, alla quale hanno preso parte il Comune di Solofra, la ditta, i Vigili del Fuoco e la Regione Campania, è stata disposta in autoconvocazione la prossima conferenza dei servizi per il 13 luglio 2026, indicata come seduta conclusiva. In tale sede, il responsabile del procedimento della Regione Campania ha prescritto alla ditta l'obbligo di presentare un'istanza formale di verifica di assoggettabilità a V.I.A. Sul fronte dei pareri, mentre ASL e ARPAC — che pur non essendo fisicamente presenti — hanno fatto pervenire note con pareri favorevoli condizionati al rispetto di precise prescrizioni, sono emerse al contempo gravi riserve tecniche dai Vigili del Fuoco, che hanno segnalato carenze critiche sui rischi ATEX legati alle esplosioni da polveri, confermando la necessità di integrazioni sostanziali per garantire la sicurezza dell'impianto. In merito a tali richieste, è stato stabilito che tutte le risposte alle prescrizioni emerse durante la conferenza dovranno pervenire entro e non oltre il giorno 30 giugno 2026.

L’area industriale ASI Solofra-Montoro costituisce un sistema ambientale estremamente delicato, già gravato da pressioni significative che hanno inciso nel tempo sulla qualità delle matrici ambientali:

•        compromissione delle falde acquifere;

•        criticità della qualità dell’aria;

•        presenza di attività industriali ad elevato impatto cumulativo;

•        vicinanza a nuclei abitati e aree produttive del Comune di Montoro.

In tale contesto, qualsiasi nuovo impianto di trattamento rifiuti deve essere valutato con il massimo rigore, evitando ulteriori carichi ambientali non sostenibili.

Il Comune di Montoro esprime ferma contrarietà all’insediamento dell’impianto nella forma attualmente proposta, ritenendo che:

•        il progetto presenti gravi criticità tecniche, ambientali e gestionali;

•        l’area ASI non sia idonea ad accogliere ulteriori carichi ambientali;

•        la sicurezza pubblica non sia adeguatamente garantita;

•        la procedura debba essere sottoposta a tutte le valutazioni ambientali previste dalla normativa.

Il Comune di Montoro non si oppone allo sviluppo, né all’innovazione, né all’economia circolare. Ma si oppone con forza a tutto ciò che può aggravare una situazione ambientale già compromessa, senza garanzie, senza trasparenza e senza un percorso di valutazione completo.

Per tutto quanto sopra, si conferma quanto comunicato in sede di Tavolo di Distretto circa la posizione del Comune di Montoro: senza V.I.A., V.A.S. e A.I.A., il progetto non è accettabile. E il Comune di Montoro continuerà a difendere il proprio territorio, la salute dei cittadini e la sicurezza dell’area industriale.

Resta ferma la disponibilità del Comune a partecipare a ogni tavolo tecnico e a collaborare con il Comune di Solofra per la tutela del territorio e della salute pubblica.

IL SINDACO

Salvatore Antonio Carratu’

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