Tempo Ordinario: Domenica XIV dell’Anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario: Domenica XIV dell’Anno A (2025-26)
Letture bibliche: Zc 9,9-10; Sal 144; Rm 8, 9.11-13; Mt 11,25-30
Introduzione. (a) Nel Vangelo Gesù ci invita: Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e io vi ristorerò (28). Noi siamo oppressi dalla schiavitù delle tendenze cattive, della mentalità mondana e del diavolo, e dalle difficoltà della vita: ci siamo sottomessi alla schiavitù per nostra volontà o debolezza. Chiediamo perdono delle nostre colpe, convinti che Gesù nella sua misericordia ci darà perdono e sollievo. (b) Matteo ci presenta prima il rapporto di eguaglianza e sommamente intimo di conoscenza e di amore tra Padre e Figlio e poi la figura dolce e umile del Messia, come già era stata proposta da Zaccaria, mentre Romani ci delinea le caratteristiche dell’attività dello Spirito nel cristiano. Possiamo leggere i testi biblici della Messa di oggi da molti punti di vista, ma ne prendiamo solo qualcuno, per evitare eccessiva dispersione.
I – (a) Vediamo la figura del Padre, come viene delineata da Gesù nel Suo colloquio con Lui. Il Padre è Signore del cielo e della terra, è colui tiene nascoste ai sapienti e ai dotti i suoi misteri e le rivela ai piccoli (Mt 11,25), perché così Gli piace: Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza (26); è colui che dà tutto al Figlio: Tutto è stato dato a me dal Padre mio (27); è colui che conosce e ama totalmente il Figlio ed è da questi conosciuto e amato totalmente: nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio (27); gli uomini conoscono e amano il Padre grazie al Figlio che ne parla: colui al quale il Figlio voglia rivelarlo (27). Per completezza ricordiamo che anche il Padre fa conoscere e amare il Figlio dagli uomini; quando Pietro proclama la sua fede in Gesù con le parole: Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente, Gesù gli dice: Beato sei tu, Simone figlio di Giona, perché né carne né sangue te lo hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli (Mt 16,16-17). Ma anche lo Spirito Santo parla di Gesù ai discepoli: Quando verrà il Paraclito che io vi manderò dal Padre, lo Spirito di verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me (Gv 15,26). E infine è Gesù che ci ha fatto conoscere il Padre e lo Spirito Santo. Facciamo la nostra professione di fede in queste verità, che ci vengono solo per rivelazione di Padre e Figlio e Spirito, non per nostri ragionamenti. E preghiamo ognuno di Loro di aiutarci a conoscere e amare l’altra Persona Divina. (b) Possiamo attribuire al Padre ciò che è riportato del Salmo 144, che vale anche per il Figlio e lo Spirito Santo: Misericordioso e pietoso è il Signore, lento all'ira e grande nell’amore. Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte le creature... Il tuo regno è regno eterno, il tuo dominio si estende per tutte le generazioni. Il Signore sostiene quelli che vacillano e rialza chiunque è caduto (144,8-9.13-14). Essi ci descrivono l’amore tenero e paterno di Yahweh, una caratteristica divina, poco sottolineata nell’AT, ma ricordata in momenti importanti. Questo Dio è il Padre di Gesù ed è anche il Padre, di cui Egli ci ha fatti figli e al quale ci invita a rivolgerci con la preghiera: “Padre nostro...” (Mt 6,9). Sentiamo la paternità di Dio per noi e per i nostri fratelli e cerchiamo di mostrare la figliolanza nostra nei confronti di Dio e la nostra fratellanza con i fratelli nei pensieri e affetti e anche con le parole e azioni.
II – Dalla Parola di Dio di oggi apprendiamo chi è Gesù. (a) Troviamo un Gesù, che, in quanto è il Figlio, è infinitamente grande come il Padre: nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio (27), perché il Padre gli ha comunicato tutto se stesso: Tutto è stato dato a me dal Padre mio (27), eccetto la sua Paternità. Altrove Gesù dice di sé: A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra (Mt 28,18). E’ il re: Ecco, a te viene il tuo re (9), con un dominio universale: il suo dominio sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra (10) e perciò può imporre agli uomini peso e giogo, anche se questi sono perfettamente sopportabili: Prendete il mio giogo sopra di voi... Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso è leggero (29-30). E’ così potente (è onnipotente) che può finalmente dare pace a Israele e a tutti i popoli: Farà sparire il carro da guerra da Efraim e il cavallo da Gerusalemme, l'arco di guerra sarà spezzato, annuncerà la pace alle genti (10). Come la Sapienza dell’AT, una personificazione di Dio, Egli invita gli uomini ad andare da lui per trovare ristoro: Venite a me, voi tutti, che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro... troverete ristoro per la vostra vita (28-29); è anche il Maestro da cui si deve imparare: imparate da me (29). Riconosciamo l’uguaglianza fra il Figlio e il Padre e crediamo fermamente anche che il Figlio è diventato uomo come noi ed è il nostro Dio e Maestro e Modello. (b) Ma Gesù, in quanto uomo, è anche piccolo come noi e vicino a noi. Insieme con noi deve riconoscere la grandezza del Padre e lodarlo e benedirlo: Ti rendo lodo, o Padre (25) e anche che, in quanto creatura, riceve tutto dal Padre: Tutto è stato dato a me dal Padre mio (27). Quante volte nella vita pubblica riconoscerà che le sue Parole e la sua dottrina vengono dal Padre e che Egli viene a compiere la volontà del Padre! Con l’umiltà, che attribuisce a sé: sono mite e umile di cuore (29), vuol dire anzitutto che viene dal Padre tutto ciò che di buono e bello e potente e sapiente è in Lui come Dio e come uomo. Di questa umiltà aveva già parlato Zaccaria: Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro figlio d'asina (9). Il cavallo era l’animale impiegato nella guerra, ma del Messia si profetizza che cavalca un asino, come Gesù farà effettivamente nell’ingresso in Gerusalemme (Mt 21,2ss; Lc 19,30ss). E’ colui che consola gli uomini e ristora le loro forze, liberandoli da ogni forma di oppressione e di schiavitù. Ammiriamo la grandezza di Gesù e non dimentichiamo mai che è Dio come il Padre e lo Spirito Santo, ma avvertiamo anche la vicinanza di Gesù, fattosi uomo come noi per nostro amore. SiamoGli grati perché si è voluto rendere presente per noi nell’Eucaristia e negli altri modi di presenza: possiamo ben dire che non siamo mai soli... E’ veramente il Buon Pastore!
III – (a) Dello Spirito Santo ricordiamo anzitutto quello che non abbiamo letto nel Vangelo di oggi ma si trova nel passo parallelo di Luca: Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra...” (10,21). La gioia è uno dei frutti dello Spirito nel cuore del fedele: Il frutto dello Spirito … è amore, gioia, pace, magnanimità, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di sé (Gal 5,22) ed è quindi lo Spirito che provoca la gioia nel Cuore di Gesù. Lo Spirito viene ad abitare nei credenti che sono battezzati ed è Lui che versa l’amore di Dio nei nostri cuori (Rm 5,5) e li rende giusti davanti a Dio per i meriti di Cristo; ben tre volte in tre versetti Paolo ricorda l’inabitazione dello Spirito nei fedeli: lo Spirito di Dio abita in voi (9); se lo Spirito... abita in voi; ...per mezzo del suo Spirito che abita in voi (11). Questa presenza dello Spirito in noi è certamente la realtà più preziosa per il cristiano, ed è proprio per ottenerci questo dono che Gesù ci ha redenti in modo così doloroso. Il Padre ha mandato il Figlio per gli uomini perché questi potessero ricevere lo Spirito Santo e vivere una vita cristiana, corrispondente ai desideri di Dio e salvarsi. Ringraziamo la SS. Trinità per questo grande dono dello Spirito. (b) Paolo ci ricorda ancora che ci sono due stili di vita, uno secondo la carne e uno secondo lo Spirito, che si contrappongono fra di loro e portano a due esiti diversi. Anzitutto ci viene detto che noi siamo debitori non verso la carne per vivere secondo i desideri carnali (12) e anzi non siete sotto il dominio della carne ma dello Spirito dal momento che abita in voi (Rm 8,9). Se qualcuno è sotto il dominio della carne e vive secondo la carne, non solo non ha lo Spirito in sé ma non appartiene neanche a Cristo: Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene (Rm 8,9). Il risultato dei differenti stili di vita è totalmente diverso: se vivete secondo la carne, voi morirete. Se invece mediante lo Spirito voi fate morire le opere del corpo, vivrete (13), cioè saremo morti spiritualmente se viviamo seguendo le tendenze cattive che sono in noi (= carne), commettendo peccato grave; avremo la vita eterna in noi, se con l’aiuto della grazia attuale, cioè delle illuminazioni dell’intelligenza e delle mozioni alla nostra volontà che ci vengono dallo Spirito di Dio, lotteremo contro le tendenze cattive fino a farle morire in noi. C’è anche un risultato escatologico diverso, del quale tenere conto: se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi (11). Se soffochiamo le tendenze cattive in noi ed eliminiamo il peccato grave dalla nostra vita, avremo lo Spirito stabilmente presente in noi e anche sarà gloriosa la nostra resurrezione finale, come è avvenuto di Gesù e Maria. Crediamo, adoriamo, ringraziamo, siamo fedeli.
Pensiero eucaristico. Gesù ha detto: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno (Gv 6,54). Lo Spirito, che rende presente Gesù nell’Eucaristia, è il medesimo che ci viene offerto quando ci uniamo a Gesù nella Comunione eucaristica ed è colui che ci aiuta a soffocare le tendenze e a vivere nella fede e nella carità. Preghiamo la nostra Madre celeste e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, di ottenerci di capire e gustare Gesù nella sua Parola letta e annunciata e nell’Eucaristia e il dono dello Spirito, che ci viene dalla Trinità. (mons. Francesco Spaduzzi)