Triduo Pasquale – Veglia Pasquale della Notte Santa (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Triduo Pasquale – Veglia Pasquale della Notte Santa (2025-26)
Letture bibliche: I - Gn 1,1-2,2; Sal 103; II - Gn 22,1-18; Sal 15; III - Es 14,15-15,1; Es 15,2-18; V - Is 54,5-14; Sal 29; VI - Is 12,2-6; Is 12,2-6; VII - Ez 36,16-28; Sal 41; VIII - Rm 6,3-11; Sal 117; Mt 28,1-10
Introduzione – Le letture dell’AT rievocano i fatti mirabili, compiuti da Dio nella storia della salvezza; il Vangelo ci fa vedere Gesù glorificato con la resurrezione; Paolo ci presenta il battesimo come il sacramento della resurrezione del credente per mezzo della vita, che Cristo comunica a lui.
A. I - Genesi 1,1-2,2 - Dio crea l'uomo a sua immagine e somiglianza e gli mette a disposizione tutto il creato, in cui c’è un riflesso della Sua potenza, sapienza e bontà infinite; egli ne deve usare quanto gliene serve, nel rispetto del suo fine ultimo: la gloria di Dio e la propria salvezza. Purtroppo i nostri progenitori se ne servirono contro la Sua volontà e rovinarono la Sua immagine in se stessi e nei discendenti e nel creato. Dio li punì ma non li abbandonò: promise il Redentore, che porta l'immagine di Dio nella sua umanità e, con la Sua opera redentrice, la restaurerà anche in tutti gli altri uomini, Suoi fratelli
II - Genesi 22,1-18 - Per obbedire a Dio, che gli chiede il sacrificio di Isacco, figlio promesso e a cui sono legate le promesse, Abramo deve rinunciare a tutto e affidarsi con fede totale solo a Dio. Egli è arrivato a questa intensità di fede, speranza e amore, ed è pronto a sacrificare il figlio a Dio, che però glielo salva. Così incomincia a delinearsi la figura del Messia, che dovrà soffrire per liberare l'umanità e si preciserà sempre meglio nel Giusto perseguitato e nel Servo di Yahweh, umiliato dagli uomini ma glorificato da Dio; queste caratteristiche del Messia e Salvatore si riprodurranno anche nel salvato, che condividerà la Sua Passione e Morte e Risurrezione.
III - Esodo 14,15-15,1 - Dio salva gli ebrei dalla schiavitù degli egiziani: indica a Mosè il da farsi (15); l'Angelo passa da davanti l'accampamento a dietro (19) e fa altrettanto la nube, che dà la luce agli ebrei e la toglie agli egiziani (20); Dio opera (31) con la mano di Mosè (21) e il suo vincastro (16), per far passare gli Ebrei, aprendo le acque, e per distruggere gli egiziani (24-25), coprendoli con esse (26-27). Così Israele sperimenta la potenza e sapienza di Dio contro gli egiziani e la sua bontà verso il Suo popolo (30-31); essi cantano il ringraziamento a Dio - e noi con loro -, per la salvezza ben più grande, che Egli ci da per mezzo di Gesù per la nostra fede e obbedienza.
IV – Isaia si rivolge al popolo in esilio con parole di amore e di tenerezza paterna e materna e annuncia che sta per finire la schiavitù. Il popolo, in esilio a causa dei suoi peccati, è come una sposa, che è stata ripudiata dallo sposo per le sue infedeltà; ma Dio resta sempre fedele al suo amore verso il popolo e viene a salvarlo.
V – Isaia rinnova l’invito ad accogliere con fiducia la salvezza tante volte annunciata e promessa da Dio stesso e dai profeti in nome di Dio: la Parola di Dio è onnipotente e non perde mai la sua efficacia, nonostante l’infedeltà degli uomini. Ma è pure un invito al pentimento e a cogliere il tempo opportuno nel quale Dio si manifesta e si fa trovare.
VI – Baruc si rivolge a Israele - e a noi - in esilio, invitandolo a ricercare la sapienza che si trova nella Parola di Dio, che rivela Se stesso ed è racchiusa nella S. Scrittura, e in particolare nella Legge, che ci fa conoscere la Sua volontà. L’immagine del giogo sottolinea la logica del Vangelo: occorre rinunciare per ottenere, perdersi per ritrovarsi, fare spazio per accogliere.
VII - Ezechiele ci riporta all’esilio: Dio manterrà fede alla sua promessa di liberazione. Egli libererà gli Ebrei dall’esilio – e noi dal peccato. Il ritorno è per la purificazione e il rinnovamento che viene da Dio.
VIII – Paolo richiama la nostra attenzione sulla figura di Cristo nel Suo mistero di morte e di vita, che mediante il battesimo realizza nel battezzato. Cristo è morto e risuscitato e noi nel battesimo moriamo al peccato e resuscitiamo a vita nuova.
B. I - Nei giorni scorsi la Chiesa ci ha messo continuamente sotto gli occhi la Passione e Morte di Gesù. Ce l’ha fatta contemplare attraverso le profezie, i racconti del Vangelo, le riflessioni degli altri scritti neotestamentari. Questa notte, con lo stesso procedimento ci ha fatto passare sotto lo sguardo tutta la storia della salvezza in sintesi.
Abbiamo iniziato con la liturgia del lucernario: Cristo è il sole, che illumina il mondo degli uomini, ed è rappresentato dal cero pasquale; Egli illuminava già in anticipo i tempi dell’AT, come abbiamo ascoltato dalle letture dell’AT, che ci parlano di Cristo in modo velato, ma esprime tutto il suo splendore e la sua efficacia di salvezza soprattutto quando abbiamo contatto con Lui per mezzo del Battesimo e dell’Eucaristia.
Nelle singole letture ci è apparso il piano di salvezza di Dio, sempre all’opera attraverso i secoli. La Parola di Dio ci ha illuminati e riscaldati, come avvenne con i discepoli di Emmaus, ma essa diventa chiara soprattutto nel Vangelo e nelle riflessioni dell’Apostolo. Nella Parola dell’AT è come camminare nell’ombra, nella Parola del NT (Vangelo e Apostolo) è come camminare in piena luce, nella luce del sole che è Cristo.
II - Il centro della liturgia di oggi è la notizia della resurrezione di Gesù, data dall’Angelo alle donne: “Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. E` risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era deposto. Presto, andate a dire ai suoi discepoli: ‘E` risorto dai morti, ed ecco, vi precede in Galilea; là lo vedrete’. Ecco, io ve l'ho detto” (5-7). Gesù è risorto e quindi noi possiamo essere sicuri che siamo salvati, perché la resurrezione di Gesù è la conferma che Dio dà a tutta l’opera di salvezza, realizzata da Gesù. I nostri peccati vengono perdonati nel battesimo: in effetti quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte (3), perché Egli è stato consegnato alla morte a causa delle nostre colpe ((Rm 4,25), infatti egli morì, e morì per il peccato una volta per tutte (10), per ottenercene il perdono, ed è resuscitato per la nostra giustificazione (Rm 4,25), per renderci giusti, e così… siamo viventi per Dio, in Cristo Gesù (11); perciò possiamo camminare in una vita nuova (4); il battesimo, quindi, rappresenta e realizza la nostra morte al peccato e la nostra resurrezione a vita nuova, alla vita di Cristo, perché siamo stati intimamente uniti a Cristo a somiglianza della sua morte e, per conseguenza lo saremo anche a somiglianza della sua resurrezione (5), Perciò rinnoveremo la nostra rinuncia al diavolo e alle sue opere e ripeteremo la nostra professione di fede battesimale, per significare che vogliamo veramente essere della Trinità per mezzo di Cristo.
III - Col battesimo noi iniziamo il nostro cammino verso la patria celeste, morendo al peccato e risuscitando a vita nuova. Per tanti di noi, battezzati da bambini, la morte al peccato nel battesimo significa la liberazione dal peccato originale; per quelli che vengono battezzati da adulti significa anche la liberazione dai peccati personali. Ma poi resta ancora da fare per tutta la vita il cammino di liberazione con la lotta costante contro le tentazioni, per riportare la vittoria sul diavolo, che continua a tentarci verso il male: di qui la necessità dei due sacramenti, anch’essi pasquali, della Riconciliazione e dell’Eucaristia. Il sacramento della Riconciliazione ci dà il perdono dei peccati, ci fa riacquistare la vita nuova di Cristo, se per somma disgrazia l’avessimo perduta col peccato grave, e ci comunica la forza speciale per lottare contro le tentazioni e vincerle.
Pensiero eucaristico. L’Eucaristia intensifica in noi la vita divina e ci porta alla massima intimità e unione con Cristo; in effetti in essa riceviamo Corpo e Sangue, Anima e Divinità di Gesù, che ha patito ed è morto ma ora è risuscitato; Egli viene in noi e ci comunica anche il germe della resurrezione futura: Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno (Gv 6,54); questa affermazione di Gesù è molto significativa: ci dice che noi riceviamo Gesù, che ha patito ed è morto per la nostra liberazione dalla schiavitù di Satana - e perciò ci aiuta a morire al peccato e a sfuggire alla morte spirituale -, ma noi, nella Comunione eucaristica, Lo riceviamo risorto e quindi con la capacità di comunicarci la vita divina, sia la vita divina immediatamente, per cui siamo rimessi nell’amicizia con Dio, sia la resurrezione dei corpi alla fine del mondo, quando le nostre anime si ricongiungeranno ai nostri corpi, che saranno gloriosi, se saremo morti nell’amicizia col Signore.
La Madonna, già risuscitata e assunta in cielo, e S. Giuseppe, anche lui risorto, ci ottengano con la loro preghiera e i loro meriti la resurrezione gloriosa.