Tempo di Quaresima: Domenica IV dell’Anno A (2025-26).
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo di Quaresima: Domenica IV dell’Anno A (2025-26)
Testi biblici: 1Sam 16,1.4.6-7.10-13; Sal 22; Ef 5,8-14; Gv 9,1-41
Introduzione.(a) Gesù nel Vangelo è presentato come Luce del mondo, che dà la vista ai ciechi nel corpo, ma soprattutto a quelli nell’anima. Chi riceve la luce di Cristo - con l’ascolto della Sua Parola e con la fede che vi presta - diventa figlio della luce e le sue opere devono corrispondere alla sua nuova situazione. Purtroppo tante volte abbiamo impedito alla luce di Cristo di illuminarci o abbiamo reso opaca la Sua luce, che da noi doveva arrivare agli altri. Chiediamone perdono. (b) In Giovanni Gesù, fonte di acqua viva e creatore della sorgente dell’acqua di vita eterna in noi, si offrì ai Suoi contemporanei e a noi oggi come Luce e sorgente di luce per gli uomini. In Efesini Paolo ci presenta i cristiani come illuminati che diventano luce per gli altri. In 1Samuele Dio è libero nelle sue scelte, guidate solo dalla Sua misericordia e dal Suo desiderio di salvare gli uomini.
I – 1Samuele ci ricorda che Davide è stato scelto per gratuita iniziativa di Dio (1), senza nessun merito da parte sua e nonostante sia il più giovane dei suoi fratelli, e persino il padre sembra trascurarlo: Rimane ancora il più piccolo, che ora sta a pascolare il gregge (11; cfr. 1Cor 1,28); così il cieco del Vangelo è guarito per pura misericordia di Gesù, che prende l’iniziativa di aiutarlo; e noi siamo stati chiamati alla salvezza mediante il dono della fede e del battesimo. Ringraziamo il Signore, ma sentiamo la responsabilità di comunicare agli altri i Suoi doni, proprio come Davide serve il popolo di Dio dell’AT e il cieco senza timore dà testimonianza della sua guarigione e della sua fede in Cristo. Lo spirito del Signore irruppe su Davide da quel giorno in poi (13): in effetti nel battesimo anche noi abbiamo ricevuto lo Spirito con tutti i suoi doni.
II – 1. (a) Gesù prende occasione dal miracolo interiore, che opera nella Samaritana, per parlare di sé come sorgente di acqua vita, e parimenti il miracolo della guarigione del cieco nato gli offre l’occasione di presentarsi come sorgente di luce: Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo (5; cfr. 8,12; 9,5). Gesù è come il sole che illumina e riscalda: con la sua Parola ci illumina, sottraendoci all’ignoranza di Dio e delle vie che conducono a Dio; Egli ci ha parlato della Trinità, cioè di Dio che è uno solo per la natura e tre per le persone; ha richiamato soprattutto l’amore di Dio per tutti; ci ha indicato la via della fede e dell’amore per arrivare a Dio, per unirci a Lui e per stare bene col prossimo. E con la sua Parola Gesù riscalda i cuori, come riconosceranno i discepoli di Emmaus: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore nel petto mentre egli conversava con noi lungo la via, quando ci spiegava le Scritture?” (Lc 24,32). (b) Di fronte alla luce del sole noi possiamo anche chiudere gli occhi o le imposte delle finestre e impedirle di entrare nella nostra casa, come possiamo chiudere gli occhi del cuore e impedire alla luce di Cristo di illuminarci. Lo fecero i Farisei: “Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato” (16). Anche i Giudei tengono la stessa linea: “Da’ gloria a Dio! Noi sappiamo che quest'uomo è un peccatore” (24). Di fronte all’affermazione chiara che il guarito fa del miracolo di Gesù, Lo insultarono e gli dissero: “Tu sei suo discepolo, noi siamo discepoli di Mosè! Noi sappiamo che a Mosè ha parlato Dio; ma costui non sappiamo di dove sia” (28-29). Se i Giudei non fossero stati tanto prevenuti contro Gesù, avrebbero fatto lo stesso ragionamento stringente che fa il cieco guarito: “Proprio questo stupisce: che voi non sapete di dove sia, eppure mi ha aperto gli occhi. Sappiamo che Dio non ascolta i peccatori, ma che, se uno è timorato di Dio e fa la sua volontà, egli lo ascolta. Da che mondo è mondo, non s'è mai sentito dire che uno abbia aperto gli occhi a un cieco nato. Se costui non venisse da Dio, non avrebbe potuto far nulla” (30-33). E invece trovano più semplice insultare ancora l’uomo e cacciarlo via: “Sei nato tutto nei peccati e insegni a noi?”. E lo cacciarono fuori (34).
2. (a) Gesù, dopo aver dato all’uomo la luce degli occhi, lo illumina anche interiormente e gli chiede di fare un passo avanti, rendendo esplicita la sua fede in Lui come Messia: “Tu credi nel Figlio dell'uomo?”. Egli rispose: “E chi è, Signore, perché io creda in lui?”. Gli disse Gesù: “Lo hai visto: è colui che parla con te”. Ed egli disse: “Credo, Signore!”. E si prostrò dinanzi a lui (35-38). Gesù ottiene da quest’uomo una chiara professione di fede nella sua divinità. In effetti nel profeta Daniele si parla di un personaggio che è detto Figlio dell’uomo, che viene dal cielo e si presenta a Dio e da Lui riceve ogni potere: Guardando ancora nelle visioni notturne,/ ecco venir con le nubi del cielo/ uno simile ad un figlio di uomo;/ giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui/. Gli furono dati potere, gloria e regno;/ tutti i popoli, nazioni e lingue lo servivano;/ il suo potere è un potere eterno,/ che non finirà mai,/ e il suo regno è non sarà mai distrutto (Dn 7,13-14). Anche noi teniamo sempre viva e alimentiamo la nostra fede in Gesù Cristo, vero Figlio di Dio e uomo. (b) Egli ricorda anche la responsabilità dei suoi ascoltatori di fronte alla Parola di Dio, che vuole salvarci e non condannarci: “E’ per un giudizio che io sono venuto in questo mondo, perché coloro che non vedono vedano e quelli che vedono diventino ciechi” (36). Egli è venuto per portare la luce a tutti, ma purtroppo alcuni si illudono di stare nella luce, mentre vivono nelle tenebre e ostacolano la luce; così diventano ciechi. I Farisei capiscono quello che Gesù ha detto e ne tirano le conseguenze: “Siamo ciechi anche noi?” (40). Gesù conferma, ma ripete loro l’accusa: “Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane” (41). E noi siamo tra i ciechi o tra i vedenti? Riconosciamo umilmente che siamo spiritualmente ciechi, quando pecchiamo mortalmente, e cecuzienti quando pecchiamo venialmente o non camminiamo seriamente sulla via spirituale? Solo chi pratica pienamente fede, speranza e carità può dire di essere nella luce e camminare nella luce…(c) Una parola sull’interrogativo che i discepoli pongono a Gesù per avere anche noi un po’ più di luce sull’argomento: “Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?” (2), cioè desiderano sapere se la sofferenza è segno di una colpa commessa dal sofferente o dai suoi genitori. La risposta di Gesù: “Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio” (3), cioè egli è nato cieco ed rimasto così per tanti anni perché doveva venire questo momento, in cui per mezzo del miracolo della sua guarigione si manifestasse la gloria di Dio, la sua misericordia e la sua potenza. (A) Gesù risponde che in questo caso nessuno ha colpa di questa situazione. (B) Ma altrove ricorda a un paralitico, guarito da Lui presso la piscina della Porta delle Pecore, che all’origine della sua paralisi c’era una colpa: “Ecco: sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio” (Gv 5,14). (C) In un’altra situazione si presentarono alcuni a riferirgli il fatto di quei Galilei, il cui sangue Pilato aveva fatto scorrere insieme a quello dei loro sacrifici (Lc 13,1). Gesù fa notare: “Credete che quei Galilei fossero più peccatori di tutti i Galilei, per aver subito tale sorte? No, io vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo. O quelle diciotto persone, sulle quali crollò la torre di Sìloe e le uccise, credete che fossero più colpevoli di tutti gli abitanti di Gerusalemme? No, vi dico, ma se non vi convertite, perirete tutti allo stesso modo” (Lc 13,2-5). Gesù vuol dire che i Galilei e gli altri sfortunati erano certamente peccatori, ma non più di quelli che non hanno subito quella sventura… A tutti però Gesù rivolge l’invito a fare penitenza, perché altrimenti il castigo colpirà. In sostanza all’origine di tutte le calamità che affliggono l’umanità v’è il peccato: quello originale e i personali. Tuttavia, ciò non vuol dire che ogni avversità abbia come la sua causa immediata in un peccato personale, come se Dio inviasse o permettesse i mali in stretta relazione con un peccato commesso. Il dolore, che con tanta frequenza accompagna la vita del giusto e di ogni uomo, può essere un mezzo di cui Dio si serve, per aiutare ognuno a purificarsi dei peccati, a esercitare e rafforzare le proprie virtù e unirsi alle sofferenze di Cristo redentore: Egli, pur essendo innocente, prese sopra di sé il castigo, che i nostri peccati ci avevano meritato.
II – Paolo si rivolge a quelli che un tempo erano nelle tenebre ed erano tenebra, ma sono passati nella luce, anzi ora sono diventati luce nel Signore, perché sono illuminati da Cristo. Poiché ora hanno ricevuto da Dio una “soprannatura”, li esorta: Comportatevi perciò come i figli della luce (8); ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità… Cercate di capire ciò che è gradito al Signore (10); e anche: condannate… apertamente le opere delle tenebre e non partecipatevi (11) Ascoltiamo questo invito di S. Paolo. Siamo stati illuminati da Cristo nel battesimo, che ci ha fatti diventare membra del Suo Corpo, e la nostra luce personale aumenta con l’incontro con Cristo negli altri sacramenti, in particolare nella Riconciliazione e nell’Eucaristia.
Pensiero eucaristico. La Parola di Dio è sempre per noi, specie nell’Eucaristia, fonte di luce, perché sorgente di fede, purificazione, santità, amore di Dio… Non solo ci fa seguire Cristo, ma ci fa comunicare intimamente con Lui, che è sapienza, verità, grazia e vita. Per questo l’Eucaristia, dopo il battesimo e la riconciliazione, è il sacramento che più ci aiuta a trasformarci in luce. “Venite, mangiate il mio pane, bevete il vino che io ho preparato (Pr 9,5): chi accoglie questo invito, vedrà compiersi in sé: Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli” (Mt 5,16). Preghiamo la Vergine e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i Santi, di ottenerci di vivere secondo questa luce. (mons. Francesco Spaduzzi)