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Tempo di Quaresima: Domenica III dell’Anno A (2025-26)

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo di Quaresima: Domenica III dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Es 17,3-7; Sal 94; Rm 5,1-2. 5-8; Gv 4,5-42

Introduzione. (a) Cristo tentato e vincitore ci ricorda la nostra condizione di tentati ma sconfitti; Cristo trasfigurato ci ricorda la meta, alla quale dobbiamo arrivare con la penitenza quaresimale, che si pratica con l’ascolto della Parola di Dio e la preghiera, con il digiuno e con la carità fraterna; nel Vangelo di oggi Gesù, Vita e fonte della Vita, offre a chi crede in lui e lo ama l’acqua viva, perché essa diventi sorgente di acqua per la vita eterna… Siamo tra quelli che credono e amano Gesù? Purtroppo non… troppo. Chiediamone perdono e diamoci una “mossa”, perché la quaresima deve servirci a questo e passa rapidamente.

(b) In funzione del Vangelo, tratto da Giovanni, dove incontriamo Cristo, sorgente di acqua viva, che la dà a chi crede in lui e lo ama, vengono scelte la prima lettura dall’Esodo (nel deserto Dio dà l’acqua dalla roccia, che è Cristo) e la seconda lettura dai Romani (la salvezza, che ha il simbolo nell’acqua viva, ci viene per la Morte e Resurrezione di Gesù, se abbiamo fede e carità). Riflettiamo sulle singole letture per trarne insegnamenti per la nostra vita. Oggi i catecumeni venivano ammessi al primo scrutinio, per verificare a che punto era la loro preparazione personale al battesimo, cioè se avevano messo Cristo al centro della propria vita, come sorgente di vita soprannaturale: senza di Lui non c’è salvezza come non c’è vita dove non c’è acqua. A nostra volta possiamo esaminarci per vedere a che punto siamo nel nostro cammino spirituale in generale, e in particolare nel nostro cammino quaresimale.

I – (a) Nella prima lettura siamo nel deserto col popolo ebreo, che era uscito dall’Egitto e affrontava le difficoltà del viaggio. Il popolo ingrato aveva dimenticato tutto quello che Dio aveva fatto per liberarlo dalla schiavitù del Faraone, tutti i miracoli operati da Dio a suo favore, la continua Provvidenza con cui si era preso cura del Suo popolo nel deserto; ora si lamentava perché soffriva la sete per mancanza di acqua (3). Ma il Signore, nella sua bontà, neanche stavolta l’abbandonò e disse a Mosè (5): “Ecco, io starò davanti a te là sulla roccia” (6): questo è il primo dono di Dio, la Sua presenza, in risposta alla domanda subdola, che si ponevano con empietà e con somma ingratitudine gli Ebrei: “Il Signore è in mezzo a noi sì o no?” (7). Più precisamente è presente Cristo stesso: bevevano infatti da una roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era il Cristo (1Cor 10,4). Dio promise: (Dalla roccia) uscirà acqua e il popolo berrà (6)è il secondo dono, l’acqua di cui avevano bisogno per non far morire di sete noi, i nostri figli e il nostro bestiame (cfr. 3)(b) Questa sete e fame degli Ebrei (avevano chiesto anche da mangiare e Dio aveva mandato le quaglie – Es 16; Nm 11,31ss - e la manna – Es 16) nel deserto assurge a simbolo della sete e fame misteriosa che hanno tutti gli uomini: sete di verità e fame di amore, sete e fame mai saziate perché, invece di continuare a cercare la Verità assoluta, ci si accontenta delle verità parziali; perché, invece di insistere nel cercare l’Amore assoluto e l’amore vero, ci si accontenta di amori provvisori o falsi, che non possono soddisfare il nostro cuore. Gesù solo è colui che può soddisfare tutti i nostri bisogni, tutta la nostra sete e fame di verità e di amore. Solo Gesù può renderci felici, se lo prendiamo come punto di riferimento della nostra vita…

II – 1.  Chi è Gesù? La risposta l’abbiamo nel Vangelo. (a). Gesù è il profeta: Signore, vedo che tu sei un profeta! (19), dice la Samaritana. E’ profeta anche per noi, anzi più che un profeta, è il Figlio di Dio, che dobbiamo ascoltare: “Questi è il Figlio mio l’amato; in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo” (Mt 17,5) e il Cui insegnamento dobbiamo anche mettere in pratica, seguendoLo come nostro Modello. (b) Gesù è il Messia; lo sospetta la samaritana perché Gesù le ha rivelato il suo passato: Che sia lui il Cristo? (29). In realtà Gesù le aveva rivelato che era il Messia: Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia, chiamato il Cristo: quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa” (25)Le disse Gesù: “Sono io, che parlo con te” (26)Gesù non aveva mai utilizzato per sé questo titolo per le idee storte, che circolavano fra gli Ebrei sul Messia come condottiero politico e realizzatore di un regno umano, ma lo dice a questa donna, perché essa non è ebrea e  non può equivocare. (c) Gesù è il Messia anche per noi. (c) Gesù è il nostro salvatore. Lo credono i Samaritani: noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo (42). Gesù è Profeta, Messia, Salvatore, secondo la progressione, con cui viene riconosciuto dalla samaritana e dai samaritani, e ci dà la salvezza sotto il simbolo dell’acqua viva. Accogliamo Gesù, senza riserve, come ha fatto la Samaritana coi suoi concittadini.

2. (a). Nell’Oriente, nella steppa e - ancora più nel deserto – l’acqua rappresenta non soltanto pulizia e benessere, ma anche semplicemente vita per uomini, animali e piante. Gesù prende l’iniziativa del dialogo con la Samaritana e sotto il simbolo dell’acqua le offre la vita eterna: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: "Dammi da bere!", tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva (10)…chi beve dell'acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l'acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna” (14). Gesù offre questa vita eterna, Lui che ha detto di Sé: “Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (14,6). Egli è la Vita che ci dà la vita eterna. Ed è Lui che la vuole dare e la offre; perciò è Lui che avvia il dialogo e chiede: "Dammi da bere!" (7), e tale richiesta troverà la sua massima intensità, quando sul Calvario dirà: “Ho sete” (Gv 19,28) e quando uno dei soldati con una lancia gli colpì il fianco e subito ne uscì sangue e acqua (Gv 19,34), che sono simbolo dei sacramenti della Chiesa, in particolare del Battesimo e dell’Eucaristia - o più in generale – sono simbolo della redenzione, operata da Lui per mezzo del Suo sangue, e del dono dello Spirito Santo, significato dall’acqua. (b) Ora chi ha la vita eterna attraverso il Battesimo e gli altri Sacramenti ha lo Spirito Santo, che lo mette in condizione di adorare Dio in spirito e verità: “Ma viene l’ora - ed è questa - in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; così infatti il Padre vuole che siano quelli che lo adorano. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorare in spirito e verità” (23-24)Secondo qualcuno, Adorare in spirito e verità significa “pregare con l’adesione interiore e personale. Come Dio rifiutava il culto legato esclusivamente ai sacrifici materiali e ai luoghi, così rifiuta una preghiera limitata all’azione esteriore e alla presenza solo fisica nell’assemblea. I veri adoratori, che il Padre desidera, sono quelli che, mossi dallo Spirito Santo, sono pieni di fede. Solo da questo terreno di fede, irrorato dallo Spirito, può fiorire la preghiera autenticamente cristiana” (V. Raffa).

III – Gesù è il nostro salvatore, come sostiene anche Paolo ai Romani: noi siamo in pace con Dio per mezzo del Signore nostro Gesù Cristo. Per mezzo di lui abbiamo anche, mediante la fede, l’accesso a questa grazia nella quale ci troviamo (1-2). Ma la nostra situazione prima era ben diversa: quando eravamo ancora deboli,… Cristo morì per gli empi (6), che eravamo noi. All’amore di Dio Padre e di Cristo è dovuto il miracolo della nostra salvezza: Ma Dio dimostra il suo amore verso di noi nel fatto che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi (8)Quale dev’essere la nostra risposta perché Dio ci salvi? La fede, la speranza, la carità. La fede: Credo in te, unico vero Dio e in tre Persone uguali e distinte, Padre, Figlio e Spirito Santo. Credo in Gesù Cristo, Figlio di Dio, incarnato morto e risorto per noi, il quale darà a ciascuno, secondo i meriti, il premio o la pena eterna. … perché sei verità infallibile, credo tutto quello che hai rivelato e la santa Chiesa ci propone a credere. La speranza: Spero dalla tua bontà, per le tue promesse e per i meriti di Gesù Cristo, nostro Salvatore, la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla con le buone opere, che io debbo e voglio fare. La carità: Ti amo con tutto il cuore sopra ogni cosa, perché sei bene infinito e nostra eterna felicità; e per amor tuo amo il prossimo come me stesso e soprattutto come tu hai amato me, e perdono le offese ricevute. (c) Fede, speranza e carità possono esercitarle i catecumeni perché lo Spirito già è all’opera in loro prima del battesimo e li spinge verso Gesù, e dobbiamo praticarle anche noi, perché nel battesimo ci è stato dato il dono dello Spirito che opera in noi. Il risultato sarà che siamo giustificati per la fede (1),… ci vantiamo saldi nella speranza della gloria di Dio (2) e siamo animati dall'amore di Dio e verso il prossimo, che è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato (5).

Pensiero eucaristico. Nel battesimo, col dono dello Spirito Santo e della grazia santificante, ci vengono infuse la fede, speranza e carità, che ci uniscono a Cristo, facendoceLo riconoscere presente nella Sua Parola e soprattutto nell’Eucaristia. Questa è in modo speciale la sorgente della vita divina, perché ci offre la più intensa presenza di Cristo, nel memoriale del Suo mistero pasquale. Anche la presenza di Cristo nella sua Parola è da valorizzare, perché, alimentando le virtù teologali,  ci unisce già a Cristo e prepara l’unione eucaristica. Chiediamo, come sempre, alla nostra Madre celeste, donna di fede, e a S. Giuseppe, ai santi, tutti uomini di fede, speranza e carità, che ci ottengano di crescere in queste virtù, per vivere di Cristo come loro.  (mons. Francesco Spaduzzi)


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