L’educazione dei giovani a Sparta.
"La Storia in pillole" - a cura della prof.ssa Carmen Alfano.
La città di Sparta e la sua cultura hanno affascinato e spesso lasciato stupefatti sin dall’antico: difficile comprenderne la forte ideologia militarista e un addestramento dei giovani durissimo, praticato spesso fino alle estreme conseguenze, nel nome dell’aretè (la virtù e il valore) e del mito della resistenza fisica e mentale che avrebbero dovuto forgiare i guerrieri da porre a difesa della patria.
La città infatti non aveva mura, poiché queste erano costituite dalle lance e dagli scudi schierati in battaglia, le mura erano gli Spartiati.
I giovani, i più forti, dal momento che i neonati malformati o di debole costituzione venivano gettati dall’alto del monte Taigeto, venivano allontanati dalle famiglie e affidati all’età di sette anni allo Stato, nella figura del paidònomos,
e fino ai diciannove anni erano educati alla forza, al rispetto delle regole, alla virtù militare, alla difesa della patria e dei compagni.
L’agoghè era l’addestramento che prevedeva che i giovani possedessero un solo mantello, per coprirsi d’inverno e da stendere in terra per dormirvi sopra d’estate, essi erano malnutriti e incoraggiati a rubare il cibo per affinare le doti di scaltrezza e agilità, erano allenati alla forza fisica e alla resistenza attraverso la danza e l’attività fisica, che venivano poi celebrate nel corso di feste particolari, le Gimnopedìe, dove tutti, anche le donne, gareggiavano nudi.
Le giovani donne, infatti, avevano anch’esse un ruolo perfettamente definito all’interno di questa cultura della forza, ad esse si chiedevano le stesse qualità di bellezza, salute e perfezione fisica, che si affinavano attraverso l’educazione, a cura dello stato, che includeva la ginnastica, gli sport più diversi, la danza.
Licurgo, l’antico legislatore spartano scriveva: ‘Voglio che le ragazze seguano la stessa educazione dei maschi, in modo che non siano inferiori né per vigoria, né per dirittura morale e virtù e voglio che si disinteressino di quello che gli altri pensano di loro.’
Questo perché alle ragazze così addestrate e sane si chiedeva di generare uomini forti, in grado di formare un esercito di invincibili.
Le madri, infatti, partendo i figli per la guerra, erano solite salutarli dicendo: ‘Torna o con lo scudo o sopra lo scudo’, intendendo suggerire che la guerra doveva essere affrontata con coraggio estremo, mai abbandonare lo scudo, che avrebbe significato lasciare con disonore il campo di battaglia, combattere fino alla morte, se necessario, per tornare a Sparta, senza vita, riportato sullo scudo.
Per comprendere meglio l’educazione dei giovani a Sparta e le finalità di questa cultura della perfezione fisica, morale e politica (se per politica intendiamo il comportamento che sostiene e difende il benessere dello stato) è interessante quanto riporta lo storiografo Plutarco a proposito della virtù di Sparta, in alcuni aneddoti da lui riferiti nei suoi scritti:
‘Una volta uno chiese ad Agesicle, re di Sparta : “Come si può governare con sicurezza anche senza guardie del corpo?”; rispose: “Se governi i cittadini come un padre fa coi figli.”
‘A un tale che si stupiva della moderazione nel vestire e nel mangiare di cui davano prova Agesilao, re di Sparta e gli altri Spartani, rispose: “Amico, è questo lo stile di vita che ci fa dono della libertà.”
‘Quando fu chiesto ad Agide, figlio del re Archidamo, qual era la materia più insegnata a Sparta, rispose: “L’arte di dare ordini e riceverne.”
E infine: ‘Una volta un’ateniese chiese a Gorgo figlia di Cleomene, re di Sparta: “Come mai solo voi Spartane siete capaci di comandare ai vostri uomini?”. Lei rispose: “Perché solo noi mettiamo al mondo uomini”.
Cinisca, figlia del re Archidamo II, la prima donna ad ottenere la vittoria alle Olimpiadi, nel 396 a.C.