Giovedì 19 febbraio, la Casa della Cultura di Aquilonia si trasformerà, ancora una volta, nel palcoscenico dell'ennesima parata a favore dell'eolico selvaggio. Sotto il titolo propagandistico "Qual buon vento", Legambiente Campania si appresta a presentare un dossier che, nelle intenzioni degli organizzatori, dovrebbe convincerci della bontà di un'industria che ha già devastato irreversibilmente le nostre creste e il nostro paesaggio.
Assistere a questo ennesimo "forum" è doloroso quanto emblematico. È inaccettabile che un'associazione che nel nome porta la parola "Ambiente" si faccia ancora una volta promotrice degli interessi dei giganti dell'energia, agendo di fatto come ufficio marketing per le multinazionali del vento. A questo punto, sarebbe più onesto chiamarla Negambiente: invece di difendere il territorio e la sua biodiversità, sceglie di sedersi al tavolo con i signori delle turbine, avallando una strategia che non porta benefici alle comunità locali, ma solo profitti privati e desertificazione sociale.
Altrettanto grave è il ruolo dell'Amministrazione Comunale. Il Sindaco, prestando il fianco e i luoghi istituzionali a questa iniziativa, conferma una linea politica di totale sudditanza verso un modello di sviluppo calato dall'alto. Invece di farsi scudo contro l'assedio delle nuove pale e difendere l'identità di Aquilonia, il Comune sceglie la strada della "complicità istituzionale", spacciando per "transizione ecologica" quella che è, a tutti gli effetti, una svendita del nostro patrimonio paesaggistico.
Il dossier che verrà presentato parla di "buone pratiche", ma la realtà che viviamo ogni giorno è fatta di scavi mastodontici, strade interpoderali distrutte e un orizzonte punteggiato da acciaio e cemento. Non abbiamo bisogno di nuovi forum celebrativi, né di pseudo-studi scientifici commissionati per giustificare nuovi impianti.
Il Partito della Rifondazione Comunista - Federazione Irpina esprime la più ferma contrarietà a questo modello di sviluppo. Siamo stanchi di assistere a una transizione energetica gestita dai privati e pagata in termini di sacrificio delle nostre terre. Ogni nuova pala eolica, in questo contesto, non rappresenta un passo avanti per l'ambiente, ma un passo indietro per la democrazia e la sovranità popolare. Mentre i territori si impoveriscono, i profitti finiscono nei bilanci di fondi d'investimento e multinazionali che qui non lasciano nulla, se non macerie e cemento.
Chiediamo con forza che si fermi questa deriva. Il territorio di Aquilonia e dell'Alta Irpinia ha già dato troppo. È ora che le istituzioni locali smettano di fare da tappeto rosso per gli speculatori energetici e che le associazioni ambientaliste tornino a fare il loro mestiere: proteggere la terra, non chi la sfrutta.
Invitiamo la cittadinanza a non partecipare a questa farsa e a mobilitarsi per una gestione pubblica e partecipata dell'energia, che metta al centro i bisogni delle comunità e la tutela del paesaggio, e non gli interessi di pochi.
Dipartimento Ambiente
Segreteria Provinciale
Partito della Rifondazione Comunista - Federazione Irpina