Il riscatto di Solofra passa attraverso il lavoro.
Abbiamo letto all’inizio di questa manifestazione una memorabile pagina della storia di Solofra per ricordare i valori di questa città, l’alta dignità di personaggi come Vincenzo Napoli, ma io voglio oggi ricordare anche uomini come Marino Iannacchero e Gaetano Scarano che tanto hanno fatto per l’emancipazione del lavoro e della classe operaia di questa città. Gaetano Scarano era un ferroviere che si è battuto per la libertà di professare le proprie idee, mentre Marino Iannacchero ha segnato l’emancipazione della classe operaia nei difficili anni settanta.
Questi esempi sono la storia di questa città e ci devono ricordare che lo sviluppo di questo territorio non è legato a padrini politici o a mettersi sotto padrone, consegnandoci nelle mani di qualche influente uomo politico, boss e potentato locale.
Assistiamo sempre più spesso nel corso di questa campagna elettorale che le liste avversarie si fregiano della presenza di pseudo - potentati di turno che di volta in volta solcano come una passerella questo palco.
Oltre Sibilia, De Mita, Bocchino, hanno fatto visita a Solofra nel pomeriggio di ieri altri sponsor politici che puntualmente rivediamo solo nei momenti elettorali.
E’ diventato pericoloso anche il comportamento di qualche imprenditore conciario che è andato a Nusco a mettersi sotto protezione, a raccomandarsi al partito e ai boss politici .
Non si fa così.
La nostra tradizione e storia ci dice che la prima condizione per il rilancio della nostra città e della sua economia è quella di ritornare ad un confronto politico – istituzionale basato sulla serietà, sul rispetto del territorio.
Sgombrare il campo dalla sterile propaganda.
Dai partiti che occupano le istituzioni .
Da questi pseudo – uomini di potere che non hanno mai dato nulla a questa città anzi hanno rubato molte cose prima fra tutte la dignità e l’autonomia relegando Solofra in un angolo della Provincia e abbandonandola a sé stessa.
Ecco allora che i protagonisti della nostra storia ci dicono che se vogliamo lavorare per l’emancipazione di questa comunità occorre tornare ad un confronto politico serio che guarda ai problemi reali di Solofra.
Vedete, concittadini di Solofra, è vero che Solofra vive una profonda crisi, ma per uscire da questa crisi non è possibile raccomandarsi ai partiti, consegnarsi a potentati del secolo scorso che non hanno più nulla da dire su questo territorio.
Per uscire da questa crisi occorre una profonda riforma morale ed intellettuale.
Bisogna cambiare i valori di riferimento.
Bisogna recuperare i valori che hanno animato la storia di Vincenzo Napoli, di Marino Iannacchero e di Gaetano Scarano e dell’intero movimento operaio di questa città.
E allora bisogna andare esattamente nella direzione opposta a quella di consegnarci mani e piedi ai potentati di turno.
Amici imprenditori non è come ci hanno fatto credere in questi anni che è il denaro che produce altro denaro.
NO!
Alla base della ricchezza di questa comunità e di questo territorio c’è il lavoro .
Il lavoro delle donne.
Il lavoro degli uomini.
Il lavoro dei giovani.
Questo è il valore fondamentale di questa comunità su cui occorre ricostruire il rilancio della nostra economia e lo sviluppo di questo territorio.
Vedete, cari concittadini, i partiti che occupano le istituzioni, o peggio, i potentati politici che si propongono come padrini e poi diventano i padroni dello sviluppo di quest’area sono cose che appartengono al secolo scorso.
Queste cose, questi sistemi, hanno già fatto abbastanza disastri in questo distretto conciario.
Credetemi, non ne abbiamo proprio bisogno.
In questa città ci sono centinaia di famiglie dove non lavora nessuno.
Questo territorio è stato abbandonato per troppi anni.
Questo è quello che bisogna dire ad alcuni responsabili dei partiti.
Dov’erano quando le nostre aziende fallivano?
Dov’erano quando i nostri lavoratori perdevano il posto di lavoro?
E dov’erano quando intere famiglie hanno atteso per mesi l’erogazione della cassa integrazione senza sapere come fare per vivere quotidianamente.
Nessun aiuto. Nessuna presenza significativa.
Sono costoro che portano interamente la responsabilità dei disastri che si sono consumati su questo territorio, insieme a chi ci ha amministrato per tutti questi anni.
Quell’amministrazione di cinque anni fa tanto lontana dalla gente e da cui oggi tutti ne prendono le distanze la impose De Mita, lo stesso De Mita che oggi è venuto a Solofra a condannarla.
Occorre anche dire ai candidati sindaci e ai candidati consiglieri delle liste avversarie che rispetto a centinaia di famiglie dove non lavora nessuno è difficile partecipare e organizzare festicciole o cocktail peraltro avvenimenti anche diseducativi per i nostri giovani.
E’ difficile far capire rispetto a tanta miseria che il giro di un camion con la gigantografia del candidato costituisce la sopravvivenza di un mese per una famiglia di quattro figli.
E’ difficile far comprendere a chi è senza stipendio che un cartellone pubblicitario gigante per l’intera campagna elettorale costa l’equivalente dello stipendio di un operaio.
E’ uno schiaffo alla miseria.
Ma è anche un insulto verso chi non arriva alla fine del mese e non riesce a capire gli sprechi di questa campagna elettorale.
Il 6 e 7 maggio prossimo si vota anche per mandare a casa chi ci offende con questi inutili sprechi.
Di politici protettori Solofra non ne ha bisogno.
Questo territorio ha vissuto storie di ingiustizie proprio grazie ai politici a cui si è affidato.
Lo sviluppo che ci hanno proposto è stato sempre uno sviluppo che , grazie alle coperture politiche, si è generato facendoci pagare un prezzo troppo alto in termini di offesa all’ambiente e di minaccia alla salute dei cittadini.
La crisi che stiamo attraversando è anche la crisi di questo sviluppo distorto .
E’ la crisi di chi ha sempre pensato che tutto poteva risolversi con le raccomandazioni politiche e con l’affidarsi al potente di turno.
Non è così che si esce da questo momento drammatico.
La crisi in questa città non è solo crisi economica ma è soprattutto crisi politica e culturale.
E Solofra deve rispondere con soluzioni che non devono guardare indietro al secolo scorso ma guardare avanti al terzo millennio.
Voltando pagina
Con una vera svolta cittadina.
Bisogna cambiare i valori.
Bisogna ritornare al lavoro.
E bisogna costruire e dare lavoro nella legalità e creare un modello di sviluppo che metta questa città al passo coi tempi moderni.
Nessuna comunità di questa Provincia o dell’intera regione ha ereditato tante bellezze come la nostra città.
Nessun popolo, meglio del nostro, è stato messo in condizioni di capire come lo sviluppo economico non solo non è in contrasto ma possa e debba sposarsi con la qualità della vita.
Troppo a lungo per responsabilità di un’intera classe politica – amministrativa, crescita economica e salvaguardia dell’ambiente, espansione del territorio, speculazione edilizia e tutela del patrimonio artistico, persino, lavoro e cultura , occupazione e scolarizzazione sono stati pensati come valori contrapposti, come se l’uno fosse una minaccia per l’altro.
E invece, oggi, abbiamo compreso che se vogliamo rilanciare economicamente questo territorio, se vogliamo rivalutare le bellezze naturali, storico-artistiche, quei valori vanno coniugati insieme.
Quei valori sono tali solo se abbiamo la capacità di promuoverli insieme.
Lo sviluppo contro l’ambiente non è sviluppo.
Ma anche viceversa.
La difesa dell’ambiente che si riduca alla moltiplicazione di vincoli e veti contro la crescita è sterile e perdente.
Questa è la modernità che ci piace
Non bisogna aver paura del nuovo .
Il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare.
Ma la nostra città i suoi meccanismi politici istituzionali sembrano temere le cose nuove.
La nostra città deve tornare ad avere voglia di futuro.
La speranza la fiducia nel futuro è il motore del cambiamento che serve a Solofra.
E’ per questo che ci siamo candidati.
E vi chiedo nei prossimi giorni, quando andrete a votare di pensare di votare non per quale partito ma per quale Paese.
Facciamo una città nuova, moderna e grande.
Una città dove non si muoia per lavorare.
In cui studiare e intraprendere sia facile.
In cui le donne e gli uomini ritrovino la voglia di viaggiare insieme verso il futuro.
In cui la politica riscopra il coraggio di rischiare il nuovo.