Spara alle gambe di un immigrato, LiSiPo: "Bisognerebbe premiarlo"
A Roma in via Marsala il 19 u.s. un cittadino straniero, brandendo un coltello, si opponeva agli agenti della Polizia di Stato intervenuti per generalizzarlo. Uno dei poliziotti ha sparato alle gambe dello straniero ed a seguito di ciò è stato possibile, per gli altri agenti, bloccarlo. Sull’accaduto il Segretario del Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.), Antonio de Lieto ha dichiarato – Il Poliziotto, che ha sparato alle gambe dello straniero, ha fatto appieno il suo dovere e nel caso specifico trattasi di uso legittimo delle armi, tenuto conto che la vita di altri operatori di Polizia era messa in serio pericolo dal momento che il cittadino straniero in mano aveva un coltello, giammai un “mazzo di fiori”. Nella circostanza specifica – ha continuato de Lieto - poteva succedere il peggio. Il Poliziotto che ha sparato, a parere del Libero Sindacato Polizia (LI.SI.PO.), merita di essere premiato per aver posto fine ad una delicata situazione che poteva degenerare gravemente. Il LI.SI.PO. – ha rimarcato de Lieto - ricorda a tutti che, puntualmente, i rappresentanti delle Forze dell’Ordine versano il proprio tributo di sangue per difendere la democrazia e tanti, troppi sono i lutti delle famiglie che hanno perso i propri cari durante lo svolgimento del proprio turno di servizio. In passato – ha concluso il leader del LI.SI.PO. – fino alla noia il LI.SI.PO. ha richiesto ai vertici del Ministero dell’Interno l’assegnazione al personale della Polizia di Stato della Pistola TASER e, in data 29 marzo 2020 con nota NR. 31/SN/20 ha sollecitato l’assegnazione ma nonostante le continue aggressioni durante lo svolgimento del proprio servizio, di tale assegnazione ad oggi ancora nessuno ne parla. Certo, nella specifica circostanza, se i poliziotti fossero stati dotati della pistola TASER non vi sarebbe stato nessuna necessità di fare uso dell’arma, tutt’altro!!! Il tizio sarebbe stato tranquillamente messo in condizione di non nuocere a nessuno…!!!
ADDETTO STAMPA
Antonio Curci