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Tempo Pasquale: Domenica III dell'anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@virgilio.it

Tempo Pasquale:  Domenica III dell'anno B

I - Luca 24,35-48 – 1. Gli Apostoli e gli altri discepoli stavano riuniti nel Cenacolo e ascoltavano dai due discepoli di Emmaus il racconto di quello che era avvenuto loro nell'incontro con Gesù (35); allora Gesù apparve all'improvviso in mezzo a loro e avviò il dialogo col saluto della pace (36 Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!»). Ma i discepoli, che già erano agitati dal dubbio se credere o no alla risurrezione di Gesù, dopo i racconti delle donne e adesso dei due discepoli di Emmaus, entrarono in uno stato di ulteriore scompiglio mentale e di paura, perché pensavano di avere a che fare con un fantasma (37 Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma) e si sentivano anche turbati e pieni di dubbi, come rilevò Gesù stesso (38 Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgo o dubbi nel vostro cuore?). Per rassicurarli, Egli mostrò loro le mani e i piedi (40 Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi) e li invitò a guardarli e toccarli e a rendersi conto che era proprio lui (39 Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate); giacché sapevano bene che un fantasma non ha carne e ossa come vedevano che aveva lui (39 un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho). E’ la mancanza di fede li tiene nell'agitazione, nella paura e nel dubbio, oltre che in grande sofferenza. Così è sempre. Quando rifiutiamo di credere a Dio, stiamo male perché ci sentiamo lontani da Lui, che ci attrae alla fede; ci lasciamo condizionare da esagerate esigenze della ragione, che vorrebbe l'evidenza, e dal diavolo, che vuole impedirci l’atto di fede. (b) Gesù offrì loro la pace (36), ma i loro cuori erano divisi fra la gioia e lo stupore di vederlo vivo e avvertivano ancora difficoltà a crederlo risorto (41 Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore); allora Gesù, per aiutarli a uscire dagli ultimi dubbi, chiese se avevano qualcosa da mangiare (41 disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?») e ricevette una porzione di pesce arrostito (42 Gli offrirono una porzione di pesce arrostito), che mangiò davanti a tutti (43 egli lo prese e lo mangiò davanti a loro), come tante volte aveva fatto in passato. La fede è obbedienza della mente alla verità, anche se questa è al di sopra della ragione, e dà sempre serenità, quando ci sono motivi sufficienti per essere sicuri che è Dio che parla: così avviene di questi discepoli e così avverrà anche dei futuri.  

2. Gesù conferma ai presenti nel Cenacolo, uomini e donne, quel che aveva detto ai due discepoli di Emmaus a proposito del Cristo, che cioè doveva partire e così entrare nella gloria, come aveva preannunciato tutto l'AT (Lc 24,25-27). Anzitutto ricorda loro che Egli aveva già predetto loro che si sarebbe realizzato in lui tutto quello che era scritto nell'AT a proposito del Messia (44 Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi»). Allora essi avevano rifiutato di ascoltarlo; adesso Gesù apre la loro intelligenza alla comprensione delle Scritture (45 Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture), indispensabile anche per aiutare gli altri Ebrei a convertirsi a Gesù; ripete loro che nell'AT era profetizzata la sua penosa morte e resurrezione (46 e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno), e anche che in lui sarebbe stata proclamata a tutti i popoli la necessità di convertirsi a Lui per poter avere il perdono dei peccati (47 e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme). Essi sono testimoni di tutto questo (48 Di questo voi siete testimoni). Le profezie come quelle di Isaia e altri, le figure come Isacco e Geremia, i simboli come il serpente di bronzo, preannunciano la vita, la passione e morte e la glorificazione del Messia. Gli ebrei usavano il midrash, parole e fatti della Scrittura per illuminare gli avvenimenti della loro vita; ma Gesù e i discepoli usano il pesher, cioè le parole e i fatti della vita di Gesù per illuminare fatti e parole dell'AT, che sembravano oscuri o senza significato speciale o venivano interpretate in modo simbolico. I Padri della Chiesa hanno continuato. Preghiamo per ottenere di leggere tutta la Bibbia e di saperla leggere e gustarne il senso pieno, in tutta la sua inesauribile ricchezza.

II - Atti 3,13 3-15.17-19 - Pietro guarisce un paralitico in un  portico del Tempio (At 3,1-12); poi parla ai pii ebrei, presenti per partecipare al culto e pieni di meraviglia per il miracolo. Egli rinfaccia loro di aver messo Gesù nelle mani di Pilato (13 Gesù, che voi avete consegnato) e di aver così disconosciuto alla sua presenza (13 e rinnegato di fronte a Pilato; 14 voi invece avete rinnegato) il Servo di Dio Gesù (13 il suo servo Gesù), il Santo di Dio e sempre osservante della sua legge (14 il Santo e il Giusto); gli hanno perfino preferito un assassino, Barabba (14 e avete chiesto che vi fosse graziato un assassino), contro la decisione di Pilato di liberarlo (13 mentre egli aveva deciso di liberarlo)... Così hanno ucciso colui che come Dio è l'autore della vita naturale e soprannaturale (15 Avete ucciso l’autore della vita). Ma Dio ha avuto l'ultima parola: ha risuscitato Gesù, liberandolo dalle grinfie della morte (15 ma Dio l’ha risuscitato dai morti) e lo ha glorificato alla sua destra (13 Il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù); gli Apostoli ne sono testimoni oculari (15 noi ne siamo testimoni), perché lo hanno visto vivo e hanno mangiato con lui. Pietro ricorda ai capi la loro colpa di avere ucciso un innocente, il Servo di Yahweh e Messia, Dio e uomo; tanto più colpevoli perché Pilato lo voleva liberare. Essi si sono ribellati a Dio; e purtroppo anche noi, quando pecchiamo, condanniamo a morte Gesù nel nostro cuore; preferiamo diventare schiavi di Satana anziché la libertà, che Gesù ci ha meritato con la sua passione e morte. Riflettiamo: noi ammazziamo Cristo e distruggiamo noi stessi. (b) Pietro addolcisce il rimprovero – forse pensa al suo rinnegamento? -, sottolineando che sa che essi hanno agito per ignoranza (17 Ora, fratelli, io so che voi avete agito per ignoranza, come pure i vostri capi), parole che sono l’eco della preghiera di Gesù morente (Lc 23,34) e sono riproposte da Paolo per se stesso e per gli assassini di Gesù (At 13,27; 1Cor 2,8; 1Tm 1,13). Ma Dio scrive dritto sulle righe storte degli uomini e realizza per mezzo del loro delitto le profezie dell’AT sulla Passione di Gesù (18 Ma Dio ha così compiuto ciò che aveva preannunciato per bocca di tutti i profeti, che cioè il suo Cristo doveva soffrire). Pietro li esorta a convertirsi ora: riconoscano i loro peccati, si pentano in modo da ottenerne il perdono, cambino vita (19 Convertitevi dunque e cambiate vita, perché siano cancellati i vostri peccati), e rivolge a noi l’invito a fare altrettanto. Dio Padre ci conceda il pentimento pieno dei peccati e la conversione sincera per i meriti di Gesù Cristo; potrebbe essere utile ripetere spesso l’invocazione, suggerita da Gesù alla SdD M. M. Chambon per ottenere la conversione: Eterno Padre, ti offro le piaghe di nostro Signore Gesù Cristo per guarire quelle delle anime nostre.

III - 1Giovanni 2,1-5a – S. Giovanni ha proposto delle riflessioni perché i fedeli vi trovino motivazioni per evitare ogni peccato (1 Figlioli miei, vi scrivo queste cose perché non pecchiate); esso è la rovina dell'uomo, come appare dal peccato dei progenitori, che offesero Dio e danneggiarono se stessi e i loro discendenti nella vita naturale e soprannaturale; ma esorta pure a non scoraggiarsi se qualcuno ha avuto la disgrazia di peccare, perché presso Dio Padre abbiamo un avvocato, che prende le nostre difese e ci ottiene il favore di Dio;  si tratta di Gesù, il Messia, che è santo e giusto e perciò gradito a Dio (1 ma se qualcuno ha peccato, abbiamo un Paraclito presso il Padre: Gesù Cristo, il giusto). Oltre a prendere ora le nostre difese, egli si è offerto al Padre come vittima di espiazione per i nostri peccati e per quelli di tutto il mondo (2 È lui la vittima di espiazione per i nostri peccati; non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo). Gli Ebrei, per espiare i “peccati” legali, offrivano in sacrificio animali, inefficaci per i peccati veri; noi abbiamo la persona e la vita di Gesù, vittima di espiazione infinitamente migliore e perfettamente efficace: Egli è sempre esaudito dal Padre (Gv 11,41-42) nelle sue preghiere (Rm 8,34; Eb 7,25). Impegniamoci a evitare il peccato, ma non ci scoraggiamo per le nostre miserie – la sua misericordia è più grande dei nostri peccati - e ricorriamo a Gesù nella preghiera, nella Confessione e nell’Eucaristia, per avere il perdono dei peccati e la forza per evitarli in futuro. (b) Il peccato è disobbedienza e ribellione a Dio e alla sua volontà, che ci è espressa nei comandamenti, che si raccolgono nei due precetti dell'amore: chi conosce veramente Dio - e di conseguenza lo ama -, ne osserva i comandamenti (3 Da questo sappiamo di averlo conosciuto: se osserviamo i suoi comandamenti); non si può dire di conoscere Dio senza amarlo e senza fare la sua volontà, e chi lo dicesse sarebbe bugiardo (4 Chi dice: Lo conosco», e non osserva i suoi comandamenti, è bugiardo) e in lui non c’è la verità (4), né Gesù, che è la verità (Gv 14,6), né lo Spirito di verità (Gv 14,17; 15,26; 16.13). L'amore a Dio e al prossimo è perfetto solo in chi osserva la Parola di Dio (5 Chi invece osserva la sua parola, in lui l’amore di Dio è veramente perfetto). Noi abbiamo  perlopiù  una conoscenza di Dio molto superficiale, come di noi stessi e del mondo che ci circonda; in materia religiosa abbiamo imparato un po' di catechismo in parrocchia o di religione a scuola, ma non abbiamo mai meditato su Dio, sulla sua Parola, con la conseguenza che di Dio sappiamo solo quello che ripetiamo nel Credo o ascoltiamo nelle prediche, se le seguiamo con attenzione. Così Dio resta per noi uno sconosciuto e un estraneo poco importante, se non addirittura un personaggio scomodo e limitativo. Solo la meditazione e la riflessione sistematica su di Lui, sulla sua natura, i suoi attributi, la sua attività nel mondo e in ciascuno di noi, il suo amore, l’opera della salvezza da lui voluta e realizzata per mezzo di Gesù… ce lo fa conoscere a sufficienza. Certamente ci sarebbe utile leggere e meditare il Catechismo della Chiesa Cattolica: vi troveremo tutto quello che ci è necessario per conoscere Dio e per amarlo veramente, con la pratica della fede, speranza e carità, che ci conducono all’unione con Dio e all’amore del prossimo.

EUCARESTIA. Qui incontriamo Gesù risorto, che ci parla come Maestro e ci unisce al suo sacrificio al Padre e a sé come cibo, per poterci aiutare a fare la volontà di Dio sempre. Preghiamo la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni di ottenerci di seguire il loro esempio di unione totale a Dio. 

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