Svilita l'immagine della medicina pubblica: si vaccina in farmacia e si chiudono gli ospedali
La dismissione dei servizi sanitari pubblici, lo strumento di penetrazione più efficace delle mafie.
giovedì 1 aprile 2021 12:56
Cronaca
Non è bello sapere di somministrazione di vaccini in farmacia, nei luoghi di lavoro di aziende private, presso studi odontoiatrici e non invece negli studi dei medici di base, magari raggruppati e organizzati per lo scopo. Così come, tra l'altro, molti di essi già lo sono anche per altri scopi.
Aldilà di incomprensibili occasioni di auto-promozione della immagine personale, che vedo ben sfruttate da molti medici, purtroppo non si riesce a nascondere la scarsa attenzione al dato più significativo: un abbandono della sanità pubblica nella occasione del vaccino. Il valore della medicina pubblica, aldilà dell'efficienza e dell'efficacia organizzativa del servizio, che deve essere assolutamente riorganizzato, come nei paesi del Nord Europa, è principalmente rappresentato dalla medicina di base. Disimpegnare i tanti medici di base dalla campagna vaccinale, significa, prima di ogni possibile altra interpretazione, svalutarli e mortificarne il servizio pubblico. Rimango stupito e preoccupato del silenzio rispetto alla circostanza. I medici di base rappresentano la rete di risorse più utili per la campagna vaccinale, perché meglio distribuita sul territorio, più competente per valutare la possibile reazione individuale ai vaccini, più competente per esprimere valutazioni di priorità della somministrazione, più efficace per la migliore velocità realizzazione della campagna vaccinale stessa. Ciò nonostante tutti tacciono, anche gli stessi interessati. Il disimpegno dei medici di base in questa occasione è un gravissimo colpo alla credibilità della medicina pubblica che ha sempre trovato nella medicina di territorio e nei dei medici di base lo strumento di testimonianza di valore più efficace. Il servizio sanitario, nel sentimento comune, anche nell'Italia di oggi, è ancora uno dei modi per rappresentare la vicinanza delle istituzioni al cittadino. Anche per questo viene più facile al medici occuparsi di politica. Non vorrei che tutto questo silenzio nasconda un passo felpato verso la privatizzazione dello Stato o della medicina magari. In questo scenario, localmente, si inserisce la chiusura del presidio ospedaliero di Solofra che si sta consumando nel più inquietante silenzio sociale e politico. La mancanza di una ribellione delle comunità del comprensorio rivela una scarsa considerazione per il presidio. Riprova di gravissimo fallimento, un pessimo segnale per la politica locale che non convince più, nemmeno nel servizio assistenziale. La dismissione del sistema dei servizi sanitari pubblici è sempre stato lo strumento di penetrazione più efficace delle mafie. Si veda il caso Lombardia, dove più eclatante è stato il fallimento sanitario delle politiche della privatizzazione della sanità. Intanto la sanità pubblica cerca ristori per colmare i disavanzi farmaceutici con i centri COVID e vaccinali. Noi restiamo convinti della necessità di avere un sistema pubblico dei servizi primari, tra questi la salute, in primis, perché la cittadinanza possa riconoscersi in modo paritario e senza esclusione. Le politiche neoliberiste nel sistema dei servizi collettivi mostrano il passo nella lotta alla pandemia. Intanto troppo poco si dice delle difficoltà di tanti operatori della sanità nella prima linea del COVID. Le immagini delle impronte di mascherine, sui volti del personale infermieristico, non appartengono ad un altro tempo, anche oggi sono la maschera quotidiana del personale sanitario a contatto diretto con la malattia. Nulla più si dice di persone isolate nella sofferenza e nella morte in solitudine. Giorno dopo giorno si comunica solo la dolorosa contabilità delle morti, come freddo indice statistico, nel tentativo di trovare una possibile convivenza con il contagio che non si allontana. E la speranza di un vaccino contende il tempo alle varianti nella disputa delle dosi. Il sacrificio di tante persone, di veri eroi che oggi possino meritare anche il Nobel della solidarietà, rende ancora più visibile la gravità di una situazione sanitaria troppo legata ad interessi e profitto.
Agostino Landi