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Tempo di Quaresima: Domenica Vdell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@virgilio.it) 

Tempo di  Quaresima:  Domenica V dell'Anno B

I - Giovanni 12,23 33 – 1. In occasione della Pasqua arrivavano a Gerusalemme pellegrini da tutta la Palestina e anche dall'estero, sia ebrei che pagani, che si erano avvicinati alla fede di Israele (20 Tra quelli che erano saliti per il culto durante la festa c’erano anche alcuni Greci); erano tanto numerosi che la popolazione della città poteva triplicare. Quella volta alcuni pellegrini di lingua greca si avvicinano all’apostolo Filippo e chiedono di parlare con Gesù (21 Questi si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di Galilea, e gli domandarono: «Signore, vogliamo vedere Gesù»); Filippo ne parla con Andrea e insieme vanno a dirlo a Gesù (22 Filippo andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù). Non sappiamo se ci fu il colloquio fra Gesù e questi Greci, ma ci è stata conservata la preziosa risposta di Gesù. Egli afferma che è venuta l'ora della sua glorificazione (23 Gesù rispose loro: È venuta l’ora che il Figlio dell’uomo sia glorificato). I discepoli - e noi con loro – sono portati a ripensare all’ingresso trionfale di Gesù in Gerusalemme, di tre giorni prima, e quindi a una sua esaltazione terrena. Ma Gesù parla di tutt'altro. Egli invita a riflettere sulla sorte del chicco di grano: se viene conservato come in uno scrigno, resta quello che è e col tempo si secca e si perde (24 In verità, in verità io vi dico: se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo); se invece viene seminato sotto la terra e coperto come un morto, se il suo germe si sviluppa, consuma il suo alimento, apre l’involucro, e forma lo stelo e la spiga, arriva a produrre molto frutto (24 se invece muore, produce molto frutto): il 30 o 60 o 100 per 1. Così fra tre giorni avverrà di Gesù con la Passione e Morte: sembrerà raggiungere il vertice del fallimento e dell’infamia; e invece realizzerà il massimo frutto: la gloria di Dio e la salvezza degli uomini secondo il piano del Padre. E questo vale non solo per Gesù ma anche per tutti i discepoli; chi vuol mettersi al seguito e al servizio di Gesù, starà insieme con Gesù e ne condividerà la sorte in tutto (26 Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore): sarà glorificato da Dio Padre (26 Se uno serve me, il Padre lo onorerà) come il Padre glorifica Gesù con la Resurrezione e Ascensione. Ovviamente è necessario rinunciare a vivere secondo i propri comodi (25 Chi ama la propria vita, la perde) e vivere secondo lo stile di Gesù; così si otterrà la vita e salvezza eterna (25 e chi odia la propria vita in questo mondo, la conserverà per la vita eterna). Chi segue Gesù condivide la sorte di Gesù in tutto, nella sofferenza ma anche nella gloria, e in Lui stesso il discepolo troverà la sorgente della forza.

2.  (a) Proprio pensando alle sue sofferenze imminenti - e a quelle future dei discepoli? -, Gesù si turba (27 Adesso l’anima mia è turbata), come avverrà nel Getsemani; però Gesù non chiede al Padre di evitargli la Passione e Morte (27 che cosa dirò? Padre, salvami da quest’ora?), perché sa che fanno parte della sua missione di salvezza per gli uomini (27 Ma proprio per questo sono giunto a quest’ora!), e prega che piuttosto il Padre glorifichi se stesso (28 Padre, glorifica il tuo nome), proprio per mezzo della sua obbedienza totale. Con questo spirito Gesù affronta la morte e dà la massima gloria al Padre e la salvezza a noi; il Padre a sua volta lo glorifica con la Resurrezione e Ascensione, l’intronizzazione alla sua destra e l’invio dello Spirito Santo. E la storia umana sarà trasformata: tanti uomini e donne seguiranno Gesù come loro Dio e Salvatore. Anche noi vogliamo seguire Gesù nella Passione e Morte e confidiamo di condividere la sua gloria col suo aiuto, che ci viene dalla preghiera e sacramenti, penitenza e opere di carità fraterna. (b) Gesù ha pregato il Padre di prendersi cura della gloria del suo proprio nome, della gloria paterna; una voce dal Cielo risponde che l'ha glorificato e lo glorificherà ancora (28 Venne allora una voce dal cielo: «L’ho glorificato e lo glorificherò ancora!»). La folla ha sentito la voce, ma alcuni l’hanno interpretata come un tuono e altri come un Angelo che abbia parlato a Gesù (29 La folla, che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano: «Un angelo gli ha parlato»). Gesù precisa che la voce è venuta non per lui, ma per loro (30 Disse Gesù: Questa voce non è venuta per me, ma per voi), per aiutarli a credere in Lui, e aggiunge che giudicherà il mondo e caccerà via il diavolo, rendendolo impotente (31 Ora è il giudizio di questo mondo; ora il principe di questo mondo sarà gettato fuori) e, inoltre, da crocifisso attirerà tutti a sé (32 attirerò tutti a me). Gesù parla di “innalzamento”, che indicava anche la crocifissione, e così ben capiscono i presenti (33 Diceva questo per indicare di quale morte doveva morire), come si vede anche dalle spiegazioni che chiedono subito dopo (Gv 12,34). Gesù ha dato gloria al Padre (28) e anche il Padre al Figlio (28); la gloria di Dio si realizza concretamente quando si fa la volontà del Padre, come ha fatto Gesù. Anche noi dobbiamo dare gloria alla Trinità, per esserne glorificati. Impegniamoci a fare sempre la volontà di Dio, credendo a Gesù (30) e aderendo al suo insegnamento con la volontà di metterlo in pratica. Con la crocifissione e morte Gesù appare come uno sconfitto, ma Egli per questa via riporta la vittoria totale sul diavolo, giudica il mondo e attira a sé gli uomini: anche noi vogliamo lasciarci attirare da Gesù e seguirlo.

II - Geremia 31,31-34 - Dio intervenne come padre che accompagna il figlio in pericolo, quando liberò gli Ebrei dalla schiavitù d'Egitto (32 quando li presi per mano per farli uscire dalla terra d’Egitto); allora fece con loro un'alleanza, che essi non osservarono, nonostante il rispetto che avrebbero dovuto avere per lui in quanto loro Dio e padrone (32 alleanza che essi hanno infranto, benché io fossi loro Signore). Ora Dio preannunzia e promette che nel futuro concluderà con gli Ebrei una nuova Alleanza (31 Ecco, verranno giorni – oracolo del Signore –, nei quali con la casa d’Israele e con la casa di Giuda concluderò un’alleanza nuova), diversa da quella del Sinai (32 Non sarà come l’alleanza che ho concluso con i loro padri). Le caratteristiche della nuova Alleanza (33 Questa sarà l’alleanza che concluderò con la casa d’Israele dopo quei giorni – oracolo del Signore –) saranno le seguenti: (a) la legge di Dio non sarà scritta su tavole di pietra ma nel loro cuore (33 porrò la mia legge dentro di loro, la scriverò sul loro cuore); (b) non avranno bisogno di maestri esterni per conoscere il Signore (34 Non dovranno più istruirsi l’un l’altro, dicendo: “Conoscete il Signore”), ma tutti lo conosceranno senza differenze per l'età e la condizione sociale, perché Dio stesso donerà loro la conoscenza di Se stesso (34 perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande – oracolo del Signore), perché lui stesso li istruirà, stando dentro di loro; (c) Dio perdonerà i peccati degli uomini e li dimenticherà (34 poiché io perdonerò la loro iniquità e non ricorderò più il loro peccato). Il risultato sarà un rapporto di amore profondo e stabile come quello matrimoniale fra Dio e il popolo: Allora io sarò il loro Dio ed essi saranno il mio popolo (33). Quattro volte Dio ripete: oracolo del Signore (31.32.33.34), per significare che certamente si realizzerà tutto questo, ben importante agli occhi di Dio. Si tratta della nuova ed eterna Alleanza che Dio stabilirà nel sangue di Gesù Cristo - non nel sangue degli animali -, versato per la remissione dei peccati degli uomini in amorosa obbedienza al Padre, che caratterizza tutta la vita di Cristo dall'ingresso nel mondo alla sua morte. Rinnoviamo la nostra fede, adorazione, ringraziamento, lode, supplica di essere fedeli.

III - Ebrei 5,7-9 - Gesù fece di tutta la sua vita terrena e delle sue singole azioni - che per noi sono i misteri della nostra salvezza -, un sacrificio gradito a Dio, perché li visse in piena obbedienza al Padre, nel compimento fedele della sua volontà; per tale sacrificio Egli ci ha salvati (Eb 10,5-10). Tra le sue azioni, continuo sempre fu il dialogo col Padre, la preghiera, privata e pubblica, alla quale Gesù si mostrò sempre fedelissimo. Così nel corso della sua vita, e certamente nell'Orto del Getsemani, Cristo come uomo espresse al Padre tutta la sua tristezza e angoscia, noia e paura, di affrontare la Passione imminente (7 Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte); il Padre poteva benissimo liberarlo dalla Passione e Morte, se così avesse deciso; però la sofferenza di Gesù era prevista nel suo piano divino di salvezza. Ora Gesù voleva al di sopra di tutto e in modo assoluto che si compisse la volontà del Padre, e quindi il piano di salvezza, così come era stato pensato dall'eternità; desiderava in modo condizionato e secondario di evitare la sofferenza e la morte. Poiché Gesù sempre si era abbandonato totalmente alla volontà del Padre, anche nel Getsemani vi si adeguò (7 e, per il suo pieno abbandono a lui) e fu questa sua volontà a essere esaudita (7 venne esaudito). Gesù è il Figlio di Dio e, in quanto tale, è uguale al Padre e non ha motivo di obbedirgli; ma in quanto uomo dipende totalmente dal Padre, come ogni creatura: egli pratica l'obbedienza anche nella sofferenza (8 Pur essendo Figlio, imparò l’obbedienza da ciò che patì). E così portò a compimento, alla perfezione (9 e, reso perfetto), la sua missione di salvarci, a condizione che obbediamo a lui (9 divenne causa di salvezza eterna per tutti coloro che gli obbediscono). Anche noi possiamo e dobbiamo fare della nostra vita e delle singole azioni un’adesione piena alla volontà del Padre con la pratica dell’obbedienza - e così essa sarà tutta un sacrificio a Lui gradito. In questo modo accogliamo la salvezza come dono di Dio e di Cristo e collaboriamo con Cristo alla salvezza del prossimo; ogni nostra azione, anche quella che sembra più secondaria e di poco valore, acquista agli occhi di Dio un’importanza straordinaria.

EUCARESTIA. Nella Messa rendiamo presente Gesù e il suo sacrificio; perciò è l’azione più importante per la gloria di Dio e per la vita della Chiesa e dei singoli fedeli: da essa possiamo attingere tutta la luce e tutte le grazie per la nostra salvezza, come avvenne per il Ladro pentito e per il Centurione sul Calvario e come è avvenuto per tutti i salvati attraverso i secoli. Preghiamo la Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni di ottenerci la grazia di vivere la Messa con i sentimenti della Madonna nell’ultima Cena, sul Calvario e alla Mesa 

mons. Francesco Spaduzzi

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