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Tempo di Avvento: Domenica 3° dell'Anno B

Nota introduttiva: Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

mons. Francesco Spaduzzi

francescospaduzzi@virgilio.it          

Tempo di Avvento: Domenica 3° dell'Anno B

I - Giovanni 1,6-8.19-28 - Una delegazione di Giudei, formata da sacerdoti e Leviti (19), del gruppo dei farisei (24), venne a interrogare Giovanni Battista e gli chiese chi era e che missione aveva da parte di Dio (19). Giovanni  diede la sua risposta (19 Questa è la testimonianza di Giovanni) e fu veritiero e chiaro che non era il Cristo (20 Egli confessò e non negò. Confessò: «Io non sono il Cristo»), il Messia, che Dio aveva promesso per salvare gli Ebrei; questi lo pensavano con missione politica, terrena, mentre i profeti gli attribuiva una missione spirituale. Dice anche di non essere Elia (21 Allora gli chiesero: «Chi sei, dunque? Sei tu Elia?». «Non lo sono», disse), profetizzato come precursore del Messia (Mal 3,23-24), e neanche il Profeta (21 «Sei tu il profeta?». «No», rispose), che Dio aveva promesso di mandare e a cui gli ebrei dovevano obbedire (Dt 18,15). Alla richiesta di qualificare se stesso per dare una risposta ai capi religiosi (22 Gli dissero allora: «Chi sei? Perché possiamo dare una risposta a coloro che ci hanno mandato. Che cosa dici di te stesso?»), Giovanni rispose con la citazione di Isaia: «Io sono voce di uno che grida nel deserto:/ Rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia» (23), cioè che aveva la missione di preparare la via a Dio, che veniva e che egli annunciava, cominciando la predicazione dal deserto. Giovanni sa di non essere il Messia e, come lo diceva ai suoi discepoli, così lo fa riferire ai capi ebrei. La sua missione è di preparare alla venuta del Messia. Noi siamo creature e dipendiamo totalmente da Dio sul piano naturale - Dio ci ha creati, ci conserva, concorre alle nostre azioni - e sul piano soprannaturale - è lui che ci dà la vita divina, ce la conserva, ci dà gli aiuti, cioè le grazie attuali, per vivere la vita che piace a Lui, secondo i suoi insegnamenti. Senza l'aiuto di Dio non realizziamo niente. Quando ci troviamo di fronte a una difficoltà nella vita naturale e soprattutto soprannaturale, dobbiamo ricorrere ai doni, che Dio ci ha dati per risolverle, ma specie alla preghiera, che è il mezzo che Dio mette a nostra disposizione per ottenere tutti gli aiuti per risolvere i problemi o per ottenere la scienza per superarli. Essere coscienti di ciò che siamo - una nullità – e dei doni che Dio ci ha dato e abbiamo sviluppato - o non abbiamo sviluppato - e di ciò che Dio non ci ha dato, è importante per affrontare la vita e viverla secondo la volontà di Dio. Abbiamo carismi e una missione da Dio; conoscere i doni e la missione affidataci è indispensabile per la nostra maturazione e per il servizio degli altri.

2. Ma chi era veramente Giovanni (6 il suo nome era Giovanni)? Non era lui la luce (8), cioè non era incaricato di illuminare gli uomini con la sua persona e la verità, che avrebbe insegnata. Era però un uomo mandato da Dio (6 Venne un uomo mandato da Dio) con una missione specifica (6), quella di fare da testimone alla luce, che era Gesù il Messia (7 Egli venne come testimone/ per dare testimonianza alla luce; 8 ma doveva dare testimonianza alla luce), perché gli uomini credessero in Gesù per la sua testimonianza (7 perché tutti credessero per mezzo di lui). Poiché Giovanni aveva riconosciuto di non essere il Messia, né Elia, né il Profeta, i delegati gli chiesero perché dava un battesimo (25 Essi lo interrogarono e gli dissero: «Perché dunque tu battezzi, se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta?»), compito riservato un inviato speciale di Dio. Giovanni spiegò che il suo era solo un battesimo nell'acqua (26 Giovanni rispose loro: Io battezzo nell’acqua), ma in mezzo a loro c'era uno (26 In mezzo a voi sta uno), che sarebbe venuto dopo di lui (27 colui che viene dopo di me) e che loro non conoscevano (26 che voi non conoscete): questo sconosciuto era così grande che egli si sentiva indegno anche di fagli da schiavo (27 a lui io non sono degno di slegare il laccio del sandalo). Così Giovanni incominciò a parlare della grandezza di colui di cui era il precursore. Giovanni Evangelista precisa che questo fatto avvenne a Betania, città al di là del Giordano (28 Questo avvenne in Betania, al di là del Giordano, dove Giovanni stava battezzando), da distinguersi dalla Betania di Gerusalemme. Crediamo e amiamo Gesù, di cui ci stiamo preparando a celebrare la nascita a Natale con un ascolto più intenso della Parola di Dio e con più preghiera, con la penitenza e con le opere di misericordia. Ammiriamo Giovanni Battista, testimone autentico, coraggioso e umile, di Gesù: egli precisò i limiti della sua missionealla quale si era preparato con una vita di preghiera e di penitenza; la sua fu missione molto breve, ma feconda di risultati, perché almeno quattro Apostoli di Gesù erano stati discepoli di Giovanni Battista. La sua testimonianza continua oggi e noi l'accettiamo. Forse anche lui fu fra i primi risorti insieme a Gesù (cfr. Mt 27,52-53).

II - Isaia 61,1-2a.10-11- (a) Gesù, mentre si trovava nella Sinagoga di Nazareth, usa questa citazione di Isaia per caratterizzare la sua missione (Lc 3,17-19); se il profeta l'ha utilizzata per parlare della sua missione, certo ha pensato che essa si sarebbe realizzata in pieno solo nel Messia venturo. Chi aveva una missione speciale al servizio di Dio o del popolo riceveva lo Spirito Santo, per poterla compiere efficacemente, e veniva unto con olio per indicare questa consacrazione da parte di Dio; così avveniva dei re e dei sacerdoti; anche dei Profeti si diceva che erano unti per indicare che avevano la missione e lo Spirito, ma non erano effettivamente unti. Così qui il Messia dice di sé che ha ricevuto lo Spirito di Dio con l'unzione (1 Lo spirito del Signore Dio è su di me, perché il Signore mi ha consacrato con l’unzione) e la missione, che  consiste nel portare la buona notizia ai miseri e fasciare le piaghe dei cuori spezzati (1 mi ha mandato a portare il lieto annuncio ai miseri, a fasciare le piaghe dei cuori spezzati), nell’annunziare la libertà degli schiavi e la liberazione dei prigionieri (1 a proclamare la libertà degli schiavi, la scarcerazione dei prigionieri) e nel promulgare l'anno di grazia del Signore, quello giubilare, che cadeva ogni 50 anni (2 a promulgare l’anno di grazia del Signore). Per sé ogni pastore di anime e ogni discepolo di Cristo, perché credenti e battezzati, hanno l’unzione e lo Spirito, che li aiuta a essere fedeli a Cristo e a testimoniare che li ha liberati dalla schiavitù di Satana e li ha fatti figli di Dio. Crediamo a queste realtà e riflettiamoci su e da esse attingiamo la forza, di cui sono sorgenti. (b) Chi compie questa missione e chi ne riceve e accetta il messaggio esplodono della gioia, che viene loro da Dio (10 Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio), perché si sentono resi giusti e salvati da Dio (10 perché mi ha rivestito delle vesti della salvezza, mi ha avvolto con il mantello della giustizia); diventano belli come uno sposo o una sposa, che vanno alle nozze, carichi di gioielli (10 come uno sposo si mette il diadema e come una sposa si adorna di gioielli). Motivi della gioia sono la santità, che Dio comunica ai suoi fedeli, e la lode, che egli fa loro trovare presso tutti i popoli (11 così il Signore Dio farà germogliare la giustizia e la lode davanti a tutte le genti), che certamente accorreranno a Dio come la terra fa germogliare i semi (11 Poiché, come la terra produce i suoi germogli e come un giardino fa germogliare i suoi semi). Se noi meditiamo sui doni di Dio, in particolare sulla liberazione, che Dio realizza per noi per mezzo di Cristo, certamente sentiremo la gioia della nostra nuova situazione spirituale - e psicologica -, che viviamo dopo aver messo Gesù al centro della nostra vita.

III – 1Tessalonicesi 5,16-24 – (a) San Paolo ci dice qual è la volontà di Dio riguardo a ciascuno di noi e a tutti noi, che siamo inseriti in Cristo come membra del suo Corpo Mistico: questa infatti è volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi (18); Egli ci vuole santi: Questa infatti è volontà di Dio, la vostra santificazione (1Ts 4,3). S. Paolo augura proprio questo ai Tessalonicesi: che Dio santifichi ogni persona in tutte le sue componenti: corpo, anima e spirito (23 Il Dio della pace vi santifichi interamente, e tutta la vostra persona, spirito, anima e corpo), in modo che ci trovi irreprensibili e senza peccato quando verrà alla fine della vita e per il giudizio universale (23 si conservi irreprensibile per la venuta del Signore nostro Gesù Cristo). Ce la faremo? Sì, di lui ci possiamo fidare perché è lui che ci chiama e ce lo ordina (24 Degno di fede è colui che vi chiama: egli farà tutto questo!); egli realizza la nostra santificazione: Dio è colui che giustifica! (Rm 8,33) per mezzo di Cristo: Cristo Gesù… per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione (1Cor 1,30); siete stati lavati, siete stati santificati, siete stati giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo e nello Spirito del nostro Dio (1Cor 6,11). E’ impossibile che ci facciamo santi da noi stessi, perché la santità viene solo da Dio, e solo Lui ce la può comunicare per mezzo di Gesù. Poiché Egli ci ordina di essere santi, Lui lo realizzerà certamente con la nostra collaborazione. Nel campo naturale noi dobbiamo sforzarci di fare le azioni con il concorso di Dio, che c'è sempre; nel campo soprannaturale noi dobbiamo lasciar Dio operare dentro di noi. (b) Concretamente in che cosa consiste la santità? Anzitutto evitare il male, il peccato (22 Astenetevi da ogni specie di male); e poi occorre pregare sempre (17 pregate ininterrottamente), in particolare rendendo grazie a Dio (18 in ogni cosa rendete grazie), che è un modo di pregare utilissimo per stare di buon umore, nella gioia (16 Siate sempre lieti) e per alimentare la nostra fiducia in Dio, partendo dalla considerazione di quello che già Dio ci ha dato e non mancherà di continuare a darci. Circa la vita di comunità, Paolo avverte di tener conto dei carismi, che lo Spirito diffonde in essa per la sua crescita, in particolare della profezia, che non va sottovalutata perché importantissima per l'annuncio della Parola di Dio (20 non disprezzate le profezie). Certamente bisogna discernere i veri carismi (21 Vagliate ogni cosa) - che vengono dallo Spirito e che devono essere accettati e rispettati e favoriti (19 Non spegnete lo Spirito; 21 e tenete ciò che è buono) – dai falsi, che vanno rifiutati. Il discernimento è un compito della comunità e dei suoi responsabili. Soffocarne anche uno solo vero significa privare la comunità di un aiuto che viene da Dio; lasciare esistere un falso carisma è far male alla comunità. Valorizziamo la preghiera come sorgente di grazie per consentire a Dio di farci santi.

EUCARESTIA. Nella Messa ci uniamo a Gesù nell’ascolto della Parola di Dio e nella Comunione Eucaristica, che diventano per noi sorgente di vita e di forza per aiutare gli altri a incontrare Gesù e unirsi a Lui. Chiediamo alla Vergine SS. che festeggiamo come Immacolata e sotto il titolo di Loreto e di Guadalupe, e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, di essere testimoni di Gesù con la vita e la parola. 

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