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Tempo Ordinario: Domenica 30 dell'Anno A

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la  preghiera e meditazione personale e l’omeliaSono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni mons. Francesco Spaduzzi

 francescospaduzzi@virgilio.it

TEMPO ORDINARIO: DOMENICA 29 DELL’ANNO A

I - Matteo 22,30 4-40 - 1. I Farisei sono contenti che Gesù ha difeso la dottrina della risurrezione della carne, che essi condividono con Lui contro i Sadducei, soprattutto perché Gesù ha mostrato che tale insegnamento si trova nei primi 5 libri della Bibbia, ritenuti Parola di Dio da entrambi i partiti (34 Allora i farisei, avendo udito che egli aveva chiuso la bocca ai sadducei). Essi si riuniscono intorno a Gesù (34 si riunirono insieme) e un loro dottore della Legge, con l'intenzione di saggiare la preparazione di Gesù (35 e uno di loro, un dottore della Legge, lo interrogò per metterlo alla prova), gli domanda: «Maestro, nella Legge, qual è il grande comandamento?» (36). Si discuteva nelle loro scuole se erano tutti uguali i 613 comandamenti e proibizioni della Legge ebraica e quale fosse il primo comandamento. Essi si rivolgono a Lui col titolo di Maestro (36), anche se non ne vogliono ascoltare l'insegnamento e tanto meno praticarlo. Noi dobbiamo accostarci a Gesù per mezzo della preghiera, nella meditazione, nella liturgia, come a Dio fatto uomo, Maestro e Salvatore, Modello di vita e Sorgente di grazia per mettere in pratica la sua Parola. Egli dice la verità senza subire condizionamenti; è simpatico, dolce, mite, attraente, affabile (altrimenti i bambini non l'avrebbero avvicinato!). Gesù dev’essere tutto per noi come lo era per Maria e Giuseppe, e per gli Apostoli e Paolo e i Santi tutti. Valorizziamo ogni giorno le varie presenze di Gesù: Eucaristia, Sacramenti, Parola, Assemblea, Ministro, Fratelli e il nostro cuore, scoprendoLo con la fede e amandolo con carità in attesa di vederlo faccia a faccia e amarlo e goderlo in paradiso per l’eternità. 

2. Gesù risponde alla domanda (37 Gli rispose), servendosi delle parole del Deuteronomio (6,4-5): Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente (37) e aggiungendo che questo comandamento è grande e il primo (38 Questo è il grande e primo comandamento). Gesù, non richiesto, aggiunge il secondo: Il secondo poi è simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso (39; cfr. Lv 19,18). Conclude Gesù che tutta la Legge dell'AT e l'insegnamento dei Profeti, cioè tutta la Sacra Scrittura, si agganciano a questi due comandamenti: (40 Da questi due comandamenti dipendono tutta la Legge e i Profeti). (a) L’uomo è creato a immagine e somiglianza di Dio (Gn 1,26-27) e anche il suo cuore lo è; se Dio è Amore (1Gv 4,8.16), lo è anche l’uomo; e quindi il cuore dell’uomo è fatto per amare: dovrebbe amare ciò che è buono ma purtroppo tende ad amare ciò che gli piace; dovrebbe amare il sommo bene, Dio, totalmente e con tutte le forze, e le creature in modo equilibrato, secondo la bontà che Dio ha diffuso in loro, e invece non ama secondo questa gerarchia, ma secondo quello che lo attira; questo criterio di seguire il piacere va bene per chi non ha l’uso della ragione; man mano che il bambino si sviluppa mentalmente, incomincia anche a usare il criterio dell’utilità, che è già un grande progresso, ma chi ha l’uso della ragione deve seguire il criterio della bontà oggettiva delle creature per amarle più o meno. I beni visibili attirano l'attenzione e attraggono l’uomo più dei beni invisibili, più dello stesso Bene Assoluto, che è Dio, ma è invisibile. Se amiamo la creatura al posto del Creatore, commettiamo grave mancanza di rispetto a Dio e facciamo grave danno a noi stessi, ci assicuriamo l’insoddisfazione in questo mondo e l’infelicità nell'Altro. Con la grazia di Dio possiamo raggiungere l’equilibro. Il rispetto dei primi tre comandamenti è il segno che diamo a Dio il giusto posto. (b) Ognuno deve amare il prossimo, anzitutto perché è immagine di Dio, e può giustamente anche amarlo come se stesso, applicando il criterio di non fare agli altri ciò che non vuole gli sia fatto e di fare agli altri ciò che vuole gli sia fatto; tuttavia occorre non dimenticare che Gesù è andato oltre e ci ha indicato l’amore Suo per noi come misura del nostro amore reciproco. La pratica degli altri sette comandamenti è il segno concreto del nostro amore verso il prossimo. Esaminiamoci e troveremo tanto da correggere, tanto più che proprio sull'amore a Gesù e al prossimo saremo giudicati alla fine della vita e del mondo (cfr Mt 25,31-46). (c) Gesù parla di comandamento simile (39), e non identico. Bisogna amare Dio per se stesso e il prossimo per amor di Dio, Dio nella sua realtà, in se stesso, e l'uomo come sua immagine, Dio come assoluto e l'uomo come relativo, Dio come Creatore e l’uomo come creatura.

II - Esodo 22,20-26 - Dio dà alcune indicazioni concrete al suo Popolo su come amare il prossimo come se stesso (cfr. Lv 19,18): anzitutto occorre non fare male e non opprimere il forestiero, che abitava con loro in Palestina (20 Non molesterai il forestiero né lo opprimerai) e non maltrattare e non molestare l'orfano e la vedova (21 Non maltratterai la vedova o l’orfano), tre categorie bisognose e senza protezione; non prestare con interessi usurai il denaro ai connazionali e ai poveri (24 Se tu presti denaro a qualcuno del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse); infine al tramonto restituire il mantello a chi lo aveva dato come garanzia della restituzione del denaro (25 Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai prima del tramonto del sole). Le motivazioni che Dio presenta per trattare bene il prossimo sono varie: (a) l’esempio di Dio stesso, che è compassionevole (26 perché io sono pietoso), cioè Egli sente come sua la situazione del sofferente e non tollera che lo si faccia soffrire; perciò da una parte Dio avverte il carnefice (e la vittima) che interverrà in aiuto del sofferente (22 Se tu lo maltratti, quando invocherà da me l’aiuto, io darò ascolto al suo grido; 26 Altrimenti, quando griderà verso di me, io l’ascolterò) e dall'altra che Egli si sdegnerà contro chi fa soffrire il prossimo, punendolo persino con la morte (23 la mia ira si accenderà e vi farò morire di spada) e farà sperimentare ai familiari del prepotente la sua cattiveria (23 le vostre mogli saranno vedove e i vostri figli orfani); (b) gli ebrei hanno fatto esperienza della sofferenza in Egitto come forestieri, fatti schiavi, e ora la devono risparmiare agli altri (20 perché voi siete stati forestieri in terra d’Egitto); (c) devono essere sensibili ai bisogni degli altri e non privarli del mantello, che per i poveri fa da coperta la notte (26 perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo?). In sostanza Dio dice di applicare quella che sarà indicata come la “regola d'oro” per le relazioni fra gli uomini: amare il prossimo come stesso; è un criterio buono e pratico per proporre l’amore fraterno alle persone poco sensibili alle motivazioni più alte come l'amore verso Dio, la sua gloria, l'immagine di Dio nell’uomo, Gesù presente nel bisognoso; comunque dobbiamo usare per gli altri la misericordia, che vogliamo da Dio per noi.

III - 1Tessalonicesi 1,5-10 - 1. (a) San Paolo si è comportato dando il buon esempio ai Tessalonicesi e loro hanno notato come agito sempre per il loro bene (5 ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per il vostro bene) e la maggior gloria di Dio, che deve essere il fine della nostra vita nel suo insieme e di ogni nostra azione: allora le nostre azioni acquisteranno il massimo valore, saremo graditi a Dio e riceveremo la sua ricompensa. (b) Paolo ha imitato il buon esempio di Gesù (1Cor 11,1) e i Tessalonicesi hanno imitato quello di Paolo e di Gesù (6 E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore); in particolare hanno imitato Paolo nell'accogliere la Parola di Dio in mezzo a sofferenze e persecuzioni (6 avendo accolto la Parola in mezzo a grandi prove), sostenuti però dalla gioia che viene dallo Spirito (6 con la gioia dello Spirito Santo; cfr. Gal 5,22); a loro volta essi sono diventati modello per il resto della Grecia (7 così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia). Guardiamo all'esempio di Cristo, che è stato fedele al Padre nelle sofferenze, e di Paolo che ha fatto altrettanto, e dei primi cristiani che hanno tanto patito. Le nostre sofferenze sono ben piccole rispetto alle loro e comunque anche noi siamo sostenuti dallo Spirito Santo, che ci comunica la forza e la gioia in ogni situazione. (c) Grazie ai Tessalonicesi la Parola di Dio è predicata in Grecia (8 Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia) e la loro fede in Dio, cioè la loro risposta di adesione alla predicazione, è nota dappertutto, senza bisogno che Paolo ne parli (8 ma la vostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne). Sono gli altri a raccontare a Paolo come i fedeli hanno accolto lui e la sua predicazione (9 Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi). Se noi aderiamo alla fede con generosità, necessariamente si nota la nostra conversione e se ne parla e si prende l'esempio da noi. Così diventiamo Apostoli con l'esempio ma è bene esserlo anche con la parola. (d) L'adesione alla Parola di Dio con la Fede ha trasformato la vita dei Tessalonicesi, che hanno abbandonato gli idoli e il peccato; essi hanno riconosciuto il Dio unico, vivo e vero, e hanno incominciato a servirlo con fedeltà (9 e come vi siete convertiti dagli idoli a Dio, per servire il Dio vivo e vero), ma vi persevereranno nell'attesa della seconda venuta di Cristo dal cielo sulla terra (10 e attendere dai cieli il suo Figlio); si tratta di Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, che fu risuscitato dal Padre (10 che egli ha risuscitato dai morti, Gesù) e ci ottiene il perdono dei peccati, liberandoci dall'ira di Dio (10 il quale ci libera dall’ira che viene), che ben meritiamo. Esattamente in questo consiste la conversione: credere, cambiare vita, lasciare il peccato grave, lottare per essere fedeli, stare sempre pronti per presentarsi al giudizio di Gesù.  E noi come stiamo “combinati”? Siamo veramente convertiti? La conversione – occorre ricordarlo – dura tutta la vita.

EUCARESTIA. Essa è l’incontro con Cristo e, per mezzo di Lui, con la Trinità, unico Dio vivo e vero, alla cui immagine siamo stati creati. Gesù ci invita ad amare Lui e il prossimo e ce ne dà le motivazioni e l’esempio e la grazia. Aderiamo alla Parola di Dio con fede e impegniamoci a osservarla. La Vergine Maria e S. Giuseppe, gli Angeli Custodi e i Santi Patroni, con la loro intercessione, ce ne otterranno la grazia. (mons. Francesco Spaduzzi)

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