Tempo Ordinario: Domenica 28 dell'anno A
Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per la preghiera e meditazione personale e l’omelia. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni
mons. Francesco Spaduzzi
Tempo Ordinario: Domenica 28 dell'anno A
Matteo 22,1-14 - 1. Gesù con la parabola (1 Gesù riprese a parlare loro con parabole e disse) ci ricorda che Dio chiama gli uomini per farli entrare nel suo Regno e lo fa anzitutto con gli Ebrei; la partecipazione al Regno dà grande gioia, come partecipare a un banchetto con persone importanti come il re e i suoi ministri e i nobili, invitati alla festa delle nozze del figlio del re (2 Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio). L'invito veniva fatto per tempo e poi ripetuto quando tutto era pronto; e così fece il re (3 Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze), ma con sua amara sorpresa gli invitati rifiutarono il secondo invito (3 ma questi non volevano venire). Il re ripetette l’invito (4 Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: “Dite agli invitati: Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”). La reazione degli invitati fu assolutamente scriteriata: Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero (5-6). La risposta del re non si fece attendere: la sua irritazione apparve nell’invio delle truppe per uccidere gli assassini e distruggere le loro città (7 Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città). Amore del re per gli invitati alle nozze; scostumatezza di quelli che prima hanno accettato il primo invito e rifiutano il secondo; peggio ancora fanno quelli che uccidono i servi del re: una vera pazzia; giusto il castigo che dà il re alla loro cattiveria con la distruzione delle loro città e la loro uccisione. Dio ci ama e ci invita a entrare nel suo Regno per incamminarci verso la salvezza e felicità eterna. Egli ci ripete l’invito varie volte, fino all’ultimo istante della nostra vita. Gravissimo danno per noi se rinunciamo all’invito; ma anche somma ingratitudine di fronte al suo amore e alla sua degnazione e condiscendenza per noi. Saremo puniti con l'esclusione dall’intimità con Lui e dalla felicità del paradiso e quindi ci faremo male da noi stessi. (b) La parabola prosegue raccontando che comunque la festa ci fu per le nozze del figlio del re (8 Poi disse ai suoi servi: La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni). Al posto di quelli che si mostrarono indegni, furono invitate le persone comuni, senza distinzione (9 andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze). E i servi andarono per le strade della città regale e invitarono tutti, senza distinzione fra buoni e cattivi; tutti accettarono ed ebbero la gioia di partecipare al banchetto regale e nuziale (10 Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali). Noi siamo gli invitati della seconda ondata, quella venuta dopo gli ebrei, che come popolo hanno rifiutato l’invito a entrare nel Regno. Comunque non dimentichiamo che Maria era ebrea, e così gli Apostoli e i primissimi cristiani; e ancora S. Paolo, quando andava in un città, sempre predicava prima agli ebrei nella loro sinagoga. Dio ci ha mostrato il suo amore, invitandoci nel suo Regno per mezzo di Gesù e per mezzo di quelli che dopo l’ascensione di Gesù hanno continuato l’annuncio della salvezza. Non ringrazieremo mai abbastanza il Signore per quanto grandissimo dono. Ma Egli desidera che tutti entrino nel suo Regno e chiede la collaborazione di tutti, come la chiese ai profeti e agli apostoli del passato. Accettiamo noi l'invito alla conversione per entrare nel Regno, se non l’abbiamo fatto ancora; chiediamo perdono per il ritardo con cui l’abbiamo accettato; proponiamo agli altri di entrare nella gioia di Dio.
2. Entrò il re nella sala del festino e la vide piena con sua grande gioia; ma vi scorse uno senza la veste adatta (11 Il re entrò per vedere i commensali e lì scorse un uomo che non indossava l’abito nuziale), che secondo l’uso veniva offerta a chi partecipava al banchetto. Gli altri evidentemente l'avevano accettata e lui no. Il re gli chiese spiegazioni (12 Gli disse: “Amico, come mai sei entrato qui senza l’abito nuziale?”), che l’uomo non diede (12 Quello ammutolì), e lo fece legare e cacciare dalla sala in un posto, dove non c'era la luce del salone della festa (13 Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre) e c’era la sofferenza (13 là sarà pianto e stridore di denti) di essere escluso dall'intimità del padrone e degli altri e dalla festa. In sostanza chi partecipava al banchetto doveva esserne degno o diventarlo e restare tale. La veste è simbolo della persona e la distingue dalle altre - pensiamo all’uniforme dei militari e di certe categorie di lavoratori -: chi è ammesso al Regno di Dio deve avere la grazia santificante e perseverarvi; altrimenti al momento del giudizio della fine della vita, sarà cacciato fuori, perché non basta essere nella moltitudine dei chiamati (14 Perché molti sono chiamati), ma bisogna anche restare nel numero di quelli che corrispondono all'amore verso Dio e vi perseverano (14 ma pochi eletti). Perseverare significa mantenersi nell’amicizia col Signore con l’osservanza dei comandamenti e lottare contro le nostre tendenze cattive o la mentalità mondana, che vuole trascinarci in direzione opposta. Chiediamo la grazia della perseveranza.
II - Isaia 25,6-10 – Il profeta spinge lo sguardo a un futuro lontano, quando, secondo la Sua promessa, il Signore verrà e raccoglierà tutti i popoli sul monte di Gerusalemme e offrirà loro un banchetto di cibi raffinati e vini eccellenti (6 Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati). Il banchetto è il simbolo della felicità vissuta insieme: Dio e gli uomini stanno insieme nella gioia. In Gerusalemme Dio eliminerà l'ignoranza, che impedisce la conoscenza di Dio, perché Dio si rivelerà completamente (7 Egli strapperà su questo monte il velo che copriva la faccia di tutti i popoli e la coltre distesa su tutte le nazioni); inoltre Dio farà scomparire la vergogna dell'umanità, che è la schiavitù del peccato (8 l’ignominia del suo popolo farà scomparire da tutta la terra), e la morte per sempre (8 Eliminerà la morte per sempre); anzi Egli stesso interverrà ad asciugare dagli occhi di ciascun uomo le lacrime (8 Il Signore Dio asciugherà le lacrime su ogni volto), perché toglierà di mezzo la sofferenza stessa. Allora, da tutte queste grandi opere di Dio, si capirà qualcosa della grandezza del vero e unico Dio (9 E si dirà in quel giorno: Ecco il nostro Dio). Egli è Yahweh, nel quale è riposta la speranza degli ebrei e dell'umanità per avere la salvezza (9 Questi è il Signore in cui abbiamo sperato… in lui abbiamo sperato perché ci salvasse); ora non resta che rallegrarsi per la salvezza, che Egli offre (9 rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza). Tutto sarà realizzato dalla Parola di Yahweh (8 poiché il Signore ha parlato), il Dio onnipotente nella creazione e nella storia: Egli verrà sul monte di Gerusalemme (10 poiché la mano del Signore si poserà su questo monte) e farà grandi cose. Il profeta guarda nel futuro e – come spesso capita ai profeti – non percepisce la distanza fra gli avvenimenti che prevede; così qui egli vede contemporanee la predicazione di Gesù, che ha eliminato l'ignoranza a incominciare da 20 secoli fa, e l’eliminazione della morte, che si realizzerà completamente solo alla fine del mondo alla seconda venuta di Gesù; il banchetto è previsto nell’eternità, ma in qualche modo già c’è nell’Eucarestia, che porta all’unione con Gesù e per mezzo di Lui con la Trinità, oltre che coi fratelli. Le lacrime sono asciugate adesso ma lo saranno perfettamente solo in paradiso… Gustiamoci le promesse di Dio per la realizzazione piena di questa profezia, ma non lasciamoci sfuggire la gioia del suo compimento parziale, già ora con la prima venuta di Cristo.
III - Filippesi 4.12-14.19-20 – S. Paolo ha ricevuto aiuti dalla comunità cristiana di Filippi in Macedonia per mezzo di Epafrodito; li ha graditi e accettati con gioia a differenza del solito: altrove egli ha sempre provveduto a se stesso, facendo l'apostolato e lavorando nello stesso tempo; egli dichiara che sa ed è abituato a vivere nella mancanza di beni necessari e nell’abbondanza di essi: So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza (12), sono allenato all'abbondanza o all’indigenza (12), alla sazietà e alla fame (12), a tutto e per tutto (12). Sorgente di questa forza è la dipendenza da Cristo - Dio, che è onnipotente (13 Tutto posso in colui che mi dà la forza). Certamente questa adattabilità di Paolo a tante situazioni diverse rivela la sua solida costituzione fisica e il suo allenamento psicologico a una vita sacrificata, ma anche e soprattutto la sua forza morale e spirituale, che gli viene da Dio. Anche noi cerchiamo la forza in Cristo nell’affrontare tutte le situazioni difficili della vita; lasciamoci guidare dal suo modo di pensare e interpretare gli avvenimenti (la fede) e dalla sua adesione alla volontà del Padre, al quale si mostra totalmente obbediente (la carità). (b) Paolo si sente capace – con la forza che gli viene da Gesù – di affrontare ogni genere di situazioni, ma i Filippesi hanno fatto bene ad alleviargli le sofferenze dell'apostolato e del carcere (14 Avete fatto bene tuttavia a prendere parte alle mie tribolazioni). Adesso egli può tranquillizzare i suoi figli spirituali di Filippi che ha anche ill superfluo, grazie ai doni, portatigli da Epafrodito a nome loro (18 Ho il necessario e anche il superfluo; sono ricolmo dei vostri doni ricevuti da Epafrodito). Questa è un’opera buona, secondo la volontà di Dio, e come tale Gli è gradita come un autentico sacrificio (18 che sono un piacevole profumo, un sacrificio gradito, che piace a Dio): essa si trasformerà in benedizione di Dio per loro, perché Egli li arricchirà dei suoi beni con la generosità che Lo caratterizza (19 Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù) già in questo mondo, ma soprattutto nell’altro mondo, perché il bene che facciamo ai fratelli, Cristo lo considera fatto a Se stesso (Mt 25,31-45); questa promessa che vale per il bene fatto al prossimo in genere, tanto più vale quando si fa agli apostoli, come nel caso dei Filippesi a Paolo. Paolo conclude con una dossologia, con la quale dà gloria a Dio, che è il Padre di Gesù ma anche nostro Padre: Al Dio e Padre nostro sia gloria nei secoli dei secoli. Amen (20). Facciamo il bene al prossimo e Dio non farà mancare il suo aiuto materiale e spirituale a noi: Gli faremo cosa gradita, specie quando aiutiamo coloro che collaborano alla salvezza del prossimo.
EUCARESTIA. La Messa è l’anticipo del banchetto del cielo: già ora ci uniamo a Cristo e per mezzo di Lui alla Trinità, in preparazione a quando contempleremo Dio in paradiso; adesso la comunione con Dio si realizza per mezzo della fede e della carità, allora per la visione diretta, faccia a faccia. Chiediamo alla Vergine SS. e a S. Giuseppe, agli Angeli Custodi e Santi Patroni di accompagnarci qui in terra, aiutandoci a non perdere la strada per andare a stare con Dio e con loro nell’eternità.