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Nel caso Charlie Hebdo la satira era evidentemente oltraggiosa

Caro direttore, rispondendo ad un lettore a proposito dell’affermazione di Macron sulla libertà di blasfemia Corrado Augias ha scritto che “Tra l’oltraggio e la critica (sempre lecita nella cultura occidentale) s’affaccia però un’altra espressione che è la satira dove i confini diventano più sfumati” (Quel fragile confine tra libertà e rispetto; La Repubblica, 4/9/2020). E’ vero che con la satira i confini tra oltraggio e critica diventano più sfumati ma la mia opinione è che ci sono occasioni nelle quali la satira diventa evidentemente oltraggiosa. E’ il caso di molte vignette di Charlie Hebdo. Ciò vuol dire che i terroristi islamici hanno fatto bene ad uccidere alcuni redattori della rivista francese? Certamente no. In questo caso, secondo me, hanno sbagliato i giudici francesi che non hanno sanzionato i redattori della rivista sulla base della legislazione esistente. Ad esempio l’articolo 1 del titolo 1 della legge n. 72-546 del 1° luglio 1972 (la cosiddetta legge Pleven) stabilisce che: «Coloro che (…) avranno incitato alla discriminazione, all’odio o alla violenza nei confronti di una persona o di un gruppo di persone, a motivo della loro origine, della loro appartenenza o non appartenenza a un’etnia, a una nazione, a una razza o a una religione determinata, saranno puniti».

 

 

Franco Pelella - Pagani

 

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