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Non sempre la sinistra deve combattere frontalmente le battaglie di principio

Caro direttore, Michele Serra ha fatto un’opportuna riflessione sul fallimento della battaglia del Partito democratico degli Stati Uniti per portare all’impeachment Donald Trump. Egli si è chiesto: “E’ sbagliato combattere una battaglia già perduta in partenza, come hanno fatto i dem americani, solo per onorare una questione di principio?” (Il rischio peggiore; La Repubblica, 1/2/2020). La sua risposta è che i democratici degli Stati Uniti non hanno sbagliato perché vale la pena di combattere una battaglia giusta anche se alla fine si perde. La mia opinione è che la risposta di Michele Serra non è condivisibile. E’ da una vita che la sinistra radicale, italiana e mondiale, si batte per difendere questioni di principio ma ciò non la fa uscire dal minoritarismo. Ciò vuol dire che tutte le battaglie di principio sono sbagliate? No. Bisogna distinguere. In certi casi essa è l’unica opzione esistente e quindi va combattuta ma in altri casi per evitare di subire cocenti sconfitte bisogna scegliere di combattere battaglie non frontali ma più articolate, Questo, secondo me, avrebbero dovuto fare i democratici statunitensi. Invece un esempio di battaglia di principio giusta, anche se non ha pagato dal punto di vista elettorale, è stata quella di uscire dal Partito democratico a guida renziana da parte di Speranza, Bersani, Grasso nel 2017 visto che allora nel Pd non c’era alcuno spazio per le voci dissidenti e non c’era alcuna possibilità che l’atteggiamento autoritario di Matteo Renzi cambiasse.

Cordiali saluti

Franco Pelella - Pagani 

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