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8 marzo 2019

Ieri in tante hanno manifestato, in ogni modo, tra spunti di riflessioni, incontri, sfilate, record di sciarpe rosa sotto un palco con due leoni, un esercito di donne coinvolte in Irpinia e lungo tutto lo stivale…

Ricordare le operaie dell'industria tessile Cotton di New York, rimaste uccise da un incendio nel 1908, è stato l'originario intento per cui è nata la festa, poi con l’andar del tempo,  si è animato lo spirito di un festeggiamento che evoca il cammino di emancipazione, le conquiste ottenute,   fino ad oggi,  in cui  la festa ha anche lo scopo di ricordare che la donna è troppo spesso oggetto di violenza.
Quale donna non ha almeno una volta nella sua vita subito una qualsiasi forma di violenza, più o meno grave, in ambiti domestici, lavorativi e sociali...
In una discussione: vai a cucinare che è  meglio!
O per strada alle prede con una volgarità tutta maschile!
La donna incassa per sua natura...
E ora manifesta tutta la sua rabbia contro una violenza che non ha mai fine.
Ma la domanda mi sorge spontanea, da cosa nasce questo istinto di violenza nei confronti della donne? 
Eppure di convegni ed incontri pullula il sistema, ma non si fa altro che appiattire il pensiero su uno stato di fatto, sulla violenza subita, sullo strappo di vestiti, sulla scarpetta o la panchina rossa!
Vorrei capire perché non si vuole affrontare il problema andando a fondo. Quasi mai una parola data  da chi  studia i meccanismi mentali che portano ad agire in tal maniera.
Dove sono gli psicologi, i sociologi, gli psichiatri,  gli antropologi e i sessuologi?
Scusate tutti,  ma non pensate che sia un problema di salute mentale che possa sfociare in tali barbarie?

E ci domandiamo perché la violenza si pratica spesso nei confronti della donna?

Non è possibile che il disturbo sia di carattere sessuale?
Non possono essere messi in discussione invece, modelli educativi, disinformazione o abusi di immagini devianti che scatenano e nei giovani e meno giovani,  turbe sessuali..
È come assistere ad un incendio,  ostinarsi a non far nulla  senza far uscire allo scoperto chi ha appiccato il fuoco!
Dopo aver raccolto l'emozione da una testimonianza crudele di una vittima o da una sensibilità esplicitata in una poesia al suono di dolci note, mi piacerebbe tanto capire, più che mostrare o sfilare,  vedere la politica e il sistema formativo agire, per mettere in campo azioni concrete e liberare l'uomo e la donna dalla violenza...
Non bastano parole e puro protagonismo!
La vera sinergia va tessuta tra esperti ed istituzioni. Capire, agire e formare personalità, ingentilire e non abbruttire.
Investire in conoscenza e competenza, mettere in moto azioni collettive profonde per essere sì di razza animale, ma sempre più tendente all'umano!
Ma forse ancora una volta c'è chi preferisce prevalga l'istinto bestiale che lento assottiglia la corteccia cerebrale,  lasciare campo a chissà chi,  fin tanto che l'algoritmo possa prenderci per mano?
                                                                                                                                             Della Ragione M.

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