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Tempo ordinario: domenica 4c

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia e la preghiera personale. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

I - Luca 4,21-30 1. Gesù termina la lettura del brano di Isaia (61,1-2) e comincia a farne il commento: la Parola di Dio, ascoltata dai presenti, è diventata realtà per quelli che l'hanno accolta e creduta (21 Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»), cioè costoro hanno effettivamente ricevuto la salvezza. Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca (22): i suoi paesani sono rimasti affascinati da come Gesù insegna, ne parlano fra di loro e mostrano la loro sorpresa, sottolineando la differenza sconfinata fra quello che di lui hanno conosciuto fino a qualche mese prima e come si mostrava adesso: sembra un’altra persona! (22 e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?»). Gesù aggiunge che certamente i suoi paesani vogliono ricordargli il famoso proverbio: medico, cura te stesso, e quindi desiderano che Gesù faccia anche a Nazaret i miracoli che gli attribuiscono a Cafarnao e dintorni (23 Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”»). Però Gesù ricorda loro anche un altro proverbio: nessun profeta ha fortuna nella sua patria (24 Poi aggiunse: In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria) e cita due avvenimenti dell'Antico Testamento a conferma di esso. Il primo caso si verificò al tempo di Elia profeta, quando  ci fu una terribile carestia in Israele e vi erano molte vedove nel suo territorio (25 Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese), ma Elia fu mandato da Dio a soccorrere solo una vedova pagana in territorio pagano (26 ma a nessuna di esse fu mandato Elia, se non a una vedova a Sarepta di Sidone); il secondo avvenimento ebbe luogo al tempo di Eliseo profeta: c'erano molti lebbrosi in Israele ma Eliseo guarì solo un generale pagano: Naaman Siro (27 C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Eliseo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naaman, il Siro). Gesù vuole far capire ai compaesani che ha operato i miracoli a Cafarnao, perché ha tenuto conto della fede degli infermi:  solo con la fede si potevano ottenere i miracoli; ma i concittadini di Gesù non credono in lui e quindi in qualche modo gli legano le mani con la loro mancanza di fede e gli impediscono di esaudire i loro desideri. Credere in Lui vuol dire riconoscere che Egli è vero Dio e vero uomo ed è mandato da Dio come salvatore. I suoi compaesani, invece, sono abituati a vederlo nel passato come una persona uguale alle altre e non riescono a capire che Gesù non è solo quello che loro hanno sperimentato, ma è ben Altro tutt’Altro! Non sono capaci di credere in Lui e non vogliono fare nessuno sforzo per ragionare: se Gesù opera cose straordinarie e dà insegnamenti straordinari, vuole dire che è una persona straordinaria... I non prevenuti, come Nicodemo (Gv 3,2), facevano questo ragionamento. Gesù parla chiaro per salvarli, ma essi rifiutano di credere e quindi rinunciano al dono della salvezza. Certamente un po’ di fede noi l’abbiamo, ma dobbiamo crescere e maturare nella fede; altrimenti anche noi non otterremo grazie, e grazia e salvezza.

2. La reazione dei paesani è irritata e violenta (28 All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno), si alzano e scacciano in pessimo modo Gesù fuori del villaggio; lo trascinano fino alla cima della collina e vogliono precipitarlo giù (29 Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo condussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù). Ma Gesù passa in mezzo a loro e se ne va (30 Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino). Gesù mostra così la sua infinita potenza e suprema libertà: li lascia fare, ma poi si allontana da loro senza che gli possano far niente, perché non è giunta la sua ora. Questa reazione violenta dei suoi compaesani è il preannunzio di tutte le persecuzioni che Gesù dovrà affrontare in seguito, specie da parte dei Giudei in genere e dai capi in particolare. Si metteranno d’accordo fra di loro i Sacerdoti, i Farisei, gli Scribi, gli Erodiani… Tutti questi gli faranno lotta durante la sua vita pubblica e alla fine riusciranno a eliminarlo, ma solo per quaranta ore: al terzo giorno risusciterà e riprenderà la sua attività per portare a compimento la maturazione degli Apostoli nei 40 giorni fra la resurrezione e l’ascensione e dopo 10 giorni col dono dello Spirito Santo li abiliterà a continuare la sua missione. Riconosciamo e adoriamo l'infinita grandezza di Gesù, che egli mostrerà in tante altre occasioni, ma mai andando contro il disegno del Padre, che aveva previsto nel suo piano di salvezza la sua passione e morte. Lodiamolo e benediciamolo e chiediamogli di parteciparci la fededi Maria e Giuseppe e o anche quella degli Apostoli, però dopo che ebbero ricevuto lo Spirito Santo nella Pentecoste.

II - Geremia 1,4-5. 17 19. Geremia racconta la sua vocazione: Dio gli parla e gli dice (4 Mi fu rivolta questa parola del Signore; 19 Oracolo del Signore) che, prima che fosse concepito e nascesse, a lui ha pensato e lo ha riservato a sé, facendolo profeta di tutti i popoli (5 Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto, prima che tu uscissi alla luce, ti ho consacrato; ti ho stabilito profeta delle nazioni). Perciò Dio gli ordina di tenersi pronto (17 Tu, dunque, stringi la veste ai fianchi, alzati), e di andare a riferire loro tutto quello che gli ingiungerà (17 e di’ loro tutto ciò che ti ordinerò); gli raccomanda di non aver paura di nulla e di nessuno; altrimenti Dio stesso lo farà tremare davanti ai nemici (17 non spaventarti di fronte a loro, altrimenti sarò io a farti paura davanti a loro). Dio gli preannuncia la guerra che gli faranno i nemici, senza poterlo vincere, perché Egli sarà con lui per salvarlo (19 Ti faranno guerra, ma non ti vinceranno, perché io sono con te per salvarti). E suoi nemici saranno proprio coloro ai quali Dio lo invia: tutto il suo paese: i capi, i sacerdoti e il popolo (18 contro tutto il paese, contro i re di Giuda e i suoi capi, contro i suoi sacerdoti e il popolo del paese), e persino i suoi parenti, ma Dio renderà Geremia capace di resistere contro tutti come una città fortificata, come una colonna di ferro e come un muro di bronzo (8 Ed ecco, oggi io faccio di te come una città fortificata, una colonna di ferro e un muro di bronzo). Geremia avrà una missione terribile da portare avanti e lo farà con la massima fedeltà fra spaventose difficoltà fino alla morte, perché uomo pieno di fede e speranza e animato da carità straordinaria verso Dio e il suo popolo, al quale vorrebbe risparmiare sofferenze e che vorrebbe salvare. Un resto si salverà perché lo ascolterà. Ogni battezzato ha da Dio una missione e i carismi per portarla avanti: avrà successo davanti a Dio, nonostante tutte le difficoltà che dovrà affrontare, se si lascerà guidare da fede in Dio onnipotente, speranza nella sua bontà infinita, e dalla carità verso Dio e il prossimo. Nelle difficoltà occorre guardare a Dio, senza staccare lo sguardo da lui: non come Pietro che, mentre camminava sul lago, smise di fissare Gesù e perciò incominciò ad affondare.

III - Prima Corinzi 12,31-13,13. (a) Paolo ha parlato di vari carismi, che ciascuno riceve da Dio per vivere il suo battesimo e la sua vita per la Chiesa (1Cor 12,7). Adesso invita tutti a desiderare alcuni carismi, che tutti possiamo e dobbiamo avere e che sono i migliori (31 Desiderate invece intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via più sublime): si tratta delle tre virtù teologali, con attenzione particolare alla carità. S. Paolo in varie occasioni parla delle tre virtù della fede, speranza e carità insieme (13 Ora dunque rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di tutte è la carità!); qui parla specialmente della fede (8-12) e della carità (1-8). Seguiamo lo sviluppo di pensiero di San Paolo: egli anzitutto dichiara che assolutamente necessaria è la carità, perché senza di essa (1 ma non avessi la carità; 2 ma non avessi la carità; 3 ma non avessi la carità) saremmo come metallo rimbombante o uno strumento che suona a vuoto (1 sarei come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita) o addirittura una nullità (2 non sarei nulla), e non servirebbe a nulla fare le più grandi opere buone (3 a nulla mi servirebbe); senza la carità non giova alla salvezza personale parlare le lingue degli uomini e degli Angeli (1 Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli) o avere il carisma della profezia e di conoscere tutti i misteri e possedere tutte le scienze e anche tanta fede da spostare le montagne (2 E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne), o anche dare i poveri tutti i propri averi e offrire persino il proprio corpo alle fiamme per far parlare bene di sé (3 E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne vanto). (b) A questo punto Paolo, per aiutare a distinguere la vera carità dalla semplice filantropia, parla di alcune manifestazioni dell'amore al prossimo, riferendo quelle che chi ama con amore di carità fa e quelle che non fa: chi ama (4 La carità) non è invidioso (4 non è invidiosa), non si vanta (4), non si gonfia d’orgoglio (4), non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse (5), cioè non è egoista, non si adira, non tiene conto del male ricevuto (5), cioè perdona e non si vendica, non gode dell’ingiustizia (6), cioè del male fatto al prossimo; invece chi ama è paziente e generoso (4 è magnanima, benevola è la carità), gioisce che la verità si faccia strada (6 ma si rallegra della verità); tutto scusa (7), di tutti ha fiducia (7 tutto crede) con prudenza equilibrata, conserva la speranza sempre (7 tutto spera), tutto sopporta (7). (c) La carità è destinata a durare eternamente perché ci accompagna nell'altra vita (8 La carità non avrà mai fine), mentre i carismi tutti scompariranno, come quelli delle lingue, le profezie, la scienza (8 Le profezie scompariranno, il dono delle lingue cesserà e la conoscenza svanirà). Ora siamo guidati dalla fede, e perciò vediamo in modo confuso come in un antico specchio (12 Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio), ma un giorno vedremo Dio senza veli davanti agli occhi, faccia a faccia (12 allora invece vedremo faccia a faccia); ora Lo conosciamo solo in parte, ma un giorno Lo conosceremo come Lui ci conosce (12 Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora conoscerò perfettamente, come anch’io sono conosciuto). Proprio perché conosciamo in modo imperfetto, anche la nostra profezia - e predicazione - è imperfetta (9 Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in modo imperfetto profetizziamo). Nell'eternità tutto sarà perfetto e l’imperfetto scomparirà (10 Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che è imperfetto scomparirà). E’ come passare da bambini ad adulti: il bambino pensa e ragiona e parla da bambino (11 Quand’ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino); da adulto elimina ciò che è proprio del bambino (11 Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da bambino). Quindi scompariranno i carismi; la fede e la speranza si fermeranno sulla soglia dell'eternità; la carità entrerà nell'eternità perché è la più grande (13). Ascoltiamo l’invito di San Paolo, che ci esorta ad aspirare ai carismi più grandi, che sono la fede, speranza e carità; nella Chiesa il carisma più grande non essere papa o cardinale o vescovo prete o catechista o sacrestano per avere un piccolo o grande potere, ma è credere in Dio, sperare in Lui e amarlo al di sopra di ogni cosa e amare il prossimo perché immagine di Dio o presenza di Cristo, rispettando nei nostri rapporti con lui la giustizia e la misericordia. Esaminiamoci se aspiriamo a crescere nella pratica delle virtù teologali, se effettivamente miglioriamo, se Dio può essere contento di come ci comportiamo.

EUCARISTIA. Nell’Eucarestia la Liturgia della Parola alimenta la nostra fede, che viene dall’ascolto della Parola di Dio e dalla nostra incondizionata adesione a Dio che ci parla o a Gesù Maestro, e la Liturgia Eucaristica è alimento della carità a Dio e al prossimo. Chiediamo alla Madre del Bell’Amore e a S. Giuseppe, ai nostri Angeli Custodi e ai Santi Patroni, di ottenerci la fede, speranza e carità, come l’hanno avuta e praticata loro.


Mons. Francesco Spaduzzi

 

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