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Solofra. Carta bianca alla cartiera…

A tavola o in bagno, utilizzando accessori di carta, sicuramente, almeno una volta, ci siamo chiesti come sono fatti e da dove provengono. La carta, è anche banale dirlo (!), proviene dall'industria cartaria, attraverso complesse fasi produttive, caratterizzate dall’impiego di grandi quantità di energia elettrica e di acqua. Si dice che le Cartiere inquinano. Negli anni ‘60/’70, prima della legge Merli (L. 10 maggio 1976 n°319), tante industrie inquinavano, e tra queste, sicuramente anche le cartiere.

Oggi, però, ci sono industrie ed industrie, …e cartiere e cartiere!

Il D.M. 5 settembre 1994 contiene uno specifico elenco delle industrie insalubri. In pratica, le attività che producono vapori, gas o altre esalazioni insalubri o che possono risultare pericolose per la salute dei cittadini, sono divise in due classi: la prima, comprende attività da isolare, da svolgere lontano dalle abitazioni; la seconda, quelle che esigono speciali cautele per l’incolumità del vicinato (Art. 216 TULS).

Le attività delle industrie insalubri di prima classe, sono consentite solo in presenza di specifiche cautele, atte a non recare nocumento alla salute dei cittadini. Le concerie, ad esempio, rientrano nell’elenco delle industrie insalubri di prima classe (Parte Ia, lettera C, punto 8); le cartiere, invece, sono ascrivibili alle industrie insalubri di seconda classe (Parte IIa, lettera B, punto 14: “Produzione di articoli in carta ad uso domestico comunitario ed industriale”).

Quotidianamente, i cittadini di Solofra e Montoro, hanno a che fare con le concerie (industrie insalubri di prima classe) che, nei loro cicli produttivi, utilizzano tantissima acqua prelevandola dal sottosuolo.

Alcuni, però, sotto l’aspetto ambientale, hanno sollevato dubbi e perplessità, sull’insediamento di una cartiera nella vicina nuova zona industriale di Montoro, che al massimo rientrerebbe nelle industrie insalubri di seconda classe!

Naturalmente, ignorando il ciclo produttivo e l’entità delle risorse idriche necessarie, dubbi e pregiudizi sono frutto della cattiva nomea delle vecchie cartiere: soprattutto di quelle che riciclavano carta usata di tutti i tipi, per le complesse operazioni di lavaggio, imbianchimento e mercerizzazione.

Così, ho effettuato delle ricerche per saperne di più. E sul sito della “Regione Campania VAS – VIA – VI” (http://viavas.regione.campania.it/opencms/opencms/VIAVAS/VIA_files_new/Progetti/prg_7951_prot_2016.726116_del_08-11-2016.via), ho liberamente consultato e scaricato tutta la documentazione (tantissimi file) presentata dalla Cartiera Confalone spa per ottenere la Valutazione di Impatto Ambientale (D.D. n°74 del 09.08.2017: Burc n° 66/2017) e l’AIA (Autorizzazione Integrata Ambientale. Procedura finalizzata a limitare l’inquinamento ed il consumo di risorse ambientali in un'ottica integrata: non solo a regime, ma anche nei periodi transitori ed in fase di dismissione).

Fondata a Maiori nel 1800, la Cartiera Confalone, vanta una lunga tradizione nella produzione di carta di qualità. L’azienda opera in sicurezza, utilizzando macchine in continuo. Produce jumbo roll in pura cellulosa destinati al converting per la trasformazione in carta igienica, rotoloni industriali, asciugatutto e tovaglioli, noti al pubblico con i marchi Vit e Class. Utilizza, più o meno, la stessa quantità d’acqua che, a regime, utilizzava la conceria Albatros oggi dismessa: circa 1400 mc/giorno.

Aldilà dei campalinismi e dei colori della politica, bisogna dare atto al sindaco di Montoro, Mario Bianchino, di aver saggiamente operato per il bene del territorio, fin dal suo insediamento. La zona PIP - pressoché fino ad allora inutilizzata -  è stata profondamente trasformata, fino ad essere in grado di ospitare grandi insediamenti industriali: in Irpinia, il progetto della Cartiera Confalone, è forse il più grande investimento dopo la FMA di Pratola Serra. La cartiera, è uno dei 5 Contratti di Sviluppo finanziati dal MISE: 45 milioni di euro per la riorganizzazione della logistica aziendale e l’incremento della capacità produttiva (Progetto di Ricerca, Sviluppo e Innovazione), più 1,5 milioni per l’ottimizzazione del processo produttivo. Euro 34,8 milioni (14 milioni per contributi a fondo perduto, ed € 20,8 milioni per finanziamenti agevolati), sono le agevolazioni concesse. 90 sono le nuove unità lavorative da impiegare.  L’attività è sottoposta alla disciplina IPPC per ottimizzare le performance ambientali (punto 6.1. lett. B, All. VIII, Parte IIa del D. Lgs. 152/06: “Fabbricazione in installazioni industriali di carta e cartoni con capacità di produzione superiore a 20 tonnellate al giorno”).

La Cartiera Confalone svolge identica attività anche a Maiori, sulla costiera amalfitana, patrimonio dell’Unesco (zona sempre molto vigilata sotto l’aspetto ambientale!), investe a Montoro solo per ragioni di spazio: accresciute necessità produttive ed esigenze logistiche.

Il nuovo complesso consta di n° 5 corpi di fabbrica (sup. coperta mq 25.915,46; vol. mc 146.964,55; sup. complessiva mq 80.830,00), cabine metano, cabine Enel, stanze antincendio, silos per accumulo acqua, n°2 pozzi per prelievo acqua (fino a 470.000 mc/anno pari a 1424 mc/giorno), impianto per lo smaltimento delle acque dei piazzali e impianto di aspirazione e filtrazione polveri. Le acque reflue della lavorazione, prima di essere immesse nell’impianto biologico di Mercato San Severino, subiscono un trattamento di depurazione di tipo chimico-fisico a flottazione, per raccogliere le particelle cellulosiche e reimmetterle nel ciclo produttivo, riutilizzando, in parte, anche acqua depurata.

In verità, a Solofra, siamo anche un po' gelosi che un investimento di tale portata (e, stando alle carte, anche ecologico!), venga realizzato nella vicina Montoro e non nella nostra zona industriale.

Nell’accezione comune, eravamo abituati ad utilizzate il termine cartiera, quasi sempre tra virgolette e al plurale: da noi «le cartiere», indicano non veri stabilimenti dediti alla produzione di carta da cellulosa, ma aziende fittizie, prive di veri opifici, «dedite alla produzione di fatture di comodo» per lucrare sull’IVA, che, alla fine della filiera, la “testa di legno” di turno non pagherà mai. …Attività, tra l’atro, praticamente azzerate con l’introduzione della fattura elettronica!

Certo i grandi stabilimenti non si realizzano sulle nubi, ma necessitano di tanto suolo. Ma se davvero vogliamo un futuro lavorativo dignitoso per i nostri giovani, dobbiamo confidare nella realizzazione, nei nostri territori, di veri stabilimenti produttivi che, stando alle carte, sono anche ecologicamente compatibili! Dato che così è, almeno fino a prova contraria, per il futuro dei nostri territori e delle nostre genti, non è necessario alimentare vecchie legende ed ingiustificati pregiudizi, ma confidare nella realizzazione non di uno, ma di dieci, cento, mille veri nuovi stabilimenti, nel rispetto delle leggi!

E, possibilmente, …qualcuno anche a Solofra!

mariomartucci

 

 

 

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