Solofra. Infopoint Scorza: storia di asini ignoranti e cocciuti…
La penosa vicenda dell’Infopoint Scorza o meglio del progetto per la “Realizzazione di un’infrastruttura ricreativa per favorire l'accessibilità e la fruibilità dell'area della Scorza e l'accesso al sentiero della Madonna della Pietra” (di € 143.760,95: bando GAL Serinese-Solofrano Misura 3.13. Decreto n°7 del 08/11/2013), si trascina dal 2014. TUTTO NASCE MALE DALL’INIZIO. I finanziamenti della misura 3.13 tipologia a) sono destinati esclusivamente ad interventi ricadenti nelle AREE PARCO (zone naturali protette ex art. 136 e 142 D. Lgs. n°42/04), soggette, ex se, ad autorizzazione paesaggistica. L’intervento rientra altresì nella fascia di rispetto di 150 m dal “Torrente Solofrana – Vallone Grotticelle”, e, anche per questo, necessitava di preventiva Autorizzazione Paesaggistica. Il bando prevedeva, inoltre, che fossero allegati al progetto, il “nullaosta” dell’Ente Parco (art. 13 L. n. 394/91), ed il Parere favorevole della competente Soprintendenza.
Il sindaco Vignola, però, se ne è fregato altamente ed è andato avanti realizzando l’opera senza i pareri, fino a spendere 65.346,89 euro, convinto di poter risolvere la cosa con le sue amicizie politiche.
A chi si preoccupava di questo grave inadempimento, veniva detto: «non vi preoccupate, ci pensa Enzo».
Lo stesso Enzo che si era impegnato telefonicamente con Vignola di fare pressioni sul ministro della Difesa (Roberta Pinotti), per far trasferire il comandante dei Cc di Solofra?
Nell’esecuzione di un’opera pubblica non di rado, in buona fede, capitano degli errori: le persone normali, riconoscono di aver errato, ne prendono atto e rimediano come prescritto dalle norme. Errare non significa essere degli “asini”, a meno che non ci si incaponisca a voler difendere l’indifendibile. Solo in quel momento si diventa asini. L’info point Scorza è una storia di asini di alto profilo proprio per questo. In primis il Sindaco che, per dimostrare al mondo tutta la sua influenza politica e le sue conoscenze tecnico-giuridiche di geometra e consulente amministrativo, non ha voluto riconoscere l’errore.
Seguono a ruota i tecnici. Tutti i tecnici che sono intervenuti nella vicenda, che non hanno detto papale papale “all’esperto” (si fa per dire! … Ça va sans dire!) sindaco Vignola che era stato commesso un errore nel non chiedere alla Soprintendenza la preventiva autorizzazione paesaggistica. Non essendo possibile, ex lege, richiederla a sanatoria, era necessario effettuare il ripristino dello stato dei luoghi, chiedere l’autorizzazione paesaggistica e fare, poi, un nuovo inizio dei lavori. Ove mai glielo avessero detto, invece, visto anche il penoso esito della vicenda, il sindaco, sarebbe doppiamente asino!
In ogni caso, in conseguenza di tali asinerie, l’opera non è stata ultimata nei termini previsti (entro il 31.12. 2015), e la Regione (attraverso l’AGEA: Agenzia per l’Erogazione in Agricoltura), a dicembre 2017, ha chiesto l’incameramento totale della polizza fideiussoria. Ad aprile 2018 il GAL ha disposto la revoca del finanziamento (ex art. 16 del bando) e la restituzione dell’aiuto di € 65.346,89 già erogato al Comune.
Contro i citati provvedimenti, per prender tempo, il Comune ha proposto ricorso al TAR Campania, accollandosi inutilmente ulteriori spese legali (determina n. 81 del 23.02.2018 RG 179: € 3.500,00 oltre IVA e CAP): i lavori, comunque, non sono stati ultimati nei termini indicati, anzi, una parte delle opere è stata addirittura «smontata», le rovine (platea e murature), invece, fanno ancora bella mostra di se, un po' più in là della fontana della Scorza!
Per cercare di rimediare a tanti presuntuosi errori, a giugno 2018 viene conferito incarico all’Arch. Biagio Vigilante (determina n°117 del 21.06.2018 - RG n°463), per la redazione di una perizia «per il rilascio dello svincolo paesaggistico» per il detto intervento. Di fatto, il Comune confessa di non aver chiesto per tempo l’autorizzazione paesaggistica: in pratica mette una pezza peggiore del buco!
Ma le asinerie non finiscono qua. Il Tar Campania sezione Salerno, con sentenza n°1340 del 27.09.2018, mette i puntini sulle “i” sul ricorso proposto dal comune, in merito alla vicenda infopoint Scorza. Dopo aver biasimato il comportamento del Comune di Solofra (“Ritenuto che il debito è stato accertato a causa della mancata esecuzione da parte del ricorrente delle iniziative oggetto di finanziamento”), il ricorso è stato dichiarato inammissibile per difetto di giurisdizione (“qualora la controversia attenga alla erogazione o ripetizione del contributo, la giurisdizione spetta al giudice ordinario”).
A questo punto gli asini avrebbero dovuto acquietarsi? ... Invece, no!
Sempre a spese della collettività, continuano a far sfoggio di ignoranza e riassumono la causa davanti al Trib. di Avellino (GM n.138/2018 e determina n.360 del 13.11.2018 RG 753), e spendono altri 1.500,00 euro + iva 22% e cap. 4%, incuranti del fatto che, cambiando la giurisdizione, i fatti, comunque, non cambiano!
E sono proprio i fatti ad inchiodare l’amministrazione, non le vicende giudiziarie.
Un manipolo di asini ha realizzato lavori in una fascia di rispetto, senza chiedere la necessaria autorizzazione paesaggistica: ciò ha impedito la realizzazione degli stessi entro il 31.12.2015, e, oltre al danno ambientale, ha prodotto un danno erariale di più di 70 mila euro!
Questa è la cronologia della desolante condotta del Comune di Solofra: una sommatoria di presunzione, incompetenza, incapacità e approssimazione, che ha dato luogo ad un notevole danno ambientale ed erariale.
Poi si candidano anche alla presidenza della Provincia e dicono di essere politici competenti: …ma de ché?
mariomartucci