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Tempo Ordinario Domenica 21B

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili queste riflessioni

1 - Giovanni 6,60-69 1. Gesù ha completato il suo discorso, in cui ha presentato se stesso come il pane - Parola di Dio e il pane - Persona, che sono donati dal Padre, e ha promesso di dar da mangiare la sua carne e il suo sangue: bisogna credere alla sua Parola e alla sua stessa Persona come Dio e Uomo, Maestro e Salvatore e bisogna nutrirsi della sua carne e sangue per avere la vita eterna ora e la resurrezione gloriosa alla fine del mondo. Soprattutto queste ultime parole mandano in crisi molti discepoli: già i Giudei avevano rifiutato di credere, ora protestano i discepoli (60 Molti dei suoi discepoli, dopo aver ascoltato, dissero: «Questa parola è dura! Chi può ascoltarla?»). Gesù conosceva bene il cuore dell'uomo e sapeva quel che i discepoli pensavano e dicevano fra loro; rivolse loro la parola (61 Gesù, sapendo dentro di sé che i suoi discepoli mormoravano riguardo a questo, disse loro: Questo vi scandalizza?) per aiutarli a superare le loro difficoltà e a tirare le giuste conseguenze dai 2 miracoli della moltiplicazione dei pani e della conoscenza dei loro pensieri. Gesù parla loro della sua origine divina, del fatto che lui è vero Dio e verrà presto il momento, in cui egli manifesterà pienamente la sua divinità (62 E se vedeste il Figlio dell’uomo salire là dov’era prima?), la quale è nascosta come sotto un velo, ma è vista bene da quelli che credono (come il Cristo velato della cappella dei Sanseverino a Napoli, perfettamente visibile attraverso il velo), e che invece non è vista da quelli che non credono. Solo coloro che credono hanno la vita divina, perché sono guidati dallo Spirito Santo, che è Vita e dà la Vita (63 È lo Spirito che dà la vita) e possono credere alle sue Parole, che sono Spirito e Vita (63 le parole che io vi ho detto sono spirito e sono vita), mentre i semplici ragionamenti umani non bastano e non servono in campo soprannaturale (63 la carne non giova a nulla). D'altra parte Gesù aveva già detto che per credere occorre essere attirati dal Padre (65 E diceva: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre»), il quale attira tutti, perché per tutti muore Gesù, ma non tutti vogliono credere (64 Ma tra voi vi sono alcuni che non credono), perché sono attaccati alle loro idee e non vogliono rinunciarci. In effetti Gesù sapeva chi erano quelli che credevano in lui e anche chi era il traditore (64 Gesù infatti sapeva fin da principio chi erano quelli che non credevano e chi era colui che lo avrebbe tradito). Dobbiamo credere Gesù come Dio e Uomo, Maestro e Salvatore perché solo per questa adesione completa a Gesù abbiamo la salvezza eterna. Per la fede e il battesimo e l’Eucaristia noi riceviamo la vita divina, la vita dello Spirito; così saremo guidati dallo Spirito e diventeremo in qualche modo spirituali come lui: decidiamo di credere senza riserve perché Dio ci attira e non mi nega la grazia di abbandonarci a lui.

2. Dopo che Gesù aveva confermato il suo insegnamento sull’Eucaristia e sulla necessità della fede nella sua Persona e nella sua Parola, molti discepoli si allontanarono da lui (66 Da quel momento molti dei suoi discepoli tornarono indietro e non andavano più con lui), per la debolezza della loro fede; non avevano capito i segni da lui fatti e dove questi segni li dovevano portare. Gesù si rivolse allora ai 12 per chiedere loro cosa intendevano fare (67 Disse allora Gesù ai Dodici: «Volete andarvene anche voi?»). Ma Pietro a nome proprio e dei 12 espresse la sua fede e la loro: anzitutto dichiarò che non vedevano alternativa al rapporto stretto con Gesù (68 Gli rispose Simon Pietro: Signore, da chi andremo?) e quindi non lo vogliono lasciare; inoltre essi hanno creduto e sanno che egli è il Messia mandato da Dio (67 e noi abbiamo creduto e conosciuto che tu sei il Santo di Dio) per salvare l'umanità e quindi vogliono restare con lui perché solo lui ha le parole che danno la vita eterna (68 Tu hai parole di vita eterna); anche noi condividiamo dopo venti secoli la fede di Pietro e degli Apostoli. I miracoli confermano questa nostra fede che Gesù è Dio e ha Parole, che danno la vita eterna. Noi crediamo, speriamo, amiamo lui, e non vogliamo staccarci da lui.

II - Giosuè 24,1-2a.15-17.18b. 1. Giosuè, prima di lasciare questo mondo, a imitazione di Giacobbe e Mosè, fa un discorso (2 Giosuè disse a tutto il popolo) per ricordare loro i benefici di Dio, cioè la chiamata di Abramo e l’assistenza a lui, la liberazione degli Ebrei dalla schiavitù d’Egitto e la presa di possesso della Terra promessa; egli ha convocato i capi d’Israele con tutte le tribù a Sichem (1 Giosuè radunò tutte le tribù d’Israele a Sichem e convocò gli anziani d’Israele, i capi, i giudici e gli scribi, ed essi si presentarono davanti a Dio) e tutti si presentano in quel luogo sacro, dove Giosuè aveva rinnovato l’alleanza al momento dell’ingresso nella Palestina (Gs 8): sentivano che lì Dio era presente in modo speciale in quanto era legato alla storia dei patriarchi (Gn 12 e 33). Qui Giosuè li invita a riflettere:  innanzitutto devono valutare se è bene o male per loro servire Dio (15 Se sembra male ai vostri occhi servire il Signore) e, se non pensano che non è vantaggioso per loro restare fedeli al Dio d’Israele, devono decidere se tornare a servire gli dèi, che aveva servito Abraham prima della conversione all’unico Dio (15 sceglietevi oggi chi servire: se gli dèi che i vostri padri hanno servito oltre il Fiume) oppure prestare culto gli dei della terra di Canaan, che Dio aveva data loro (15 oppure gli dèi degli Amorrei, nel cui territorio abitate). Giosuè aveva ricordato al popolo tutti i benefici di Dio, in particolare l’alleanza del Sinai, in cui Dio si era impegnato a proteggerli in Palestina se avessero rispettato i comandamenti, per facilitare la decisione di servire Dio. Anche noi nella vita abbiamo occasioni importanti e altre ordinarie, in cui siamo costretti a scegliere fra essere fedeli a Dio o voltargli le spalle: se ricordassimo sempre i benefici di Dio e l’alleanza che abbiamo fatto con Lui nel battesimo, certamente ci sentiremmo in obbligo di mantenerci fedeli, attingendo la forza proprio dal Battesimo e dall’Eucaristia, che ci propone il rinnovo dell’alleanza ogni volta che viene celebrata.

2. Giosuè, prima di concludere il suo invito a decidere se servire Dio o gli altri dei, dichiara di aver già preso la decisione per sé e a nome degli altri del suo clan: essi sono disponibili solo al culto del vero Dio (15 Quanto a me e alla mia casa, serviremo il Signore); ma anche il popolo, a una voce, protesta la sua fedeltà all’unico Dio e il suo rifiuto di servire altri dei (16 Il popolo rispose: Lontano da noi abbandonare il Signore per servire altri dèi!) e ricorda che Dio li ha liberarti dalla schiavitù degli Egiziani (17 Poiché è il Signore, nostro Dio, che ha fatto salire noi e i padri nostri dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile) e li ha protetti lungo il cammino fra i popoli, dove erano passati (17 per tutto il cammino che abbiamo percorso e in mezzo a tutti i popoli fra i quali siamo passati) e tutti del  popolo hanno visto le opere prodigiose e miracoli operati da Dio (17 egli ha compiuto quei grandi segni dinanzi ai nostri occhi e ci ha custodito); e conclude esprimendo la sua volontà di continuare ad aderire all’unico vero Dio (18 Perciò anche noi serviremo il Signore, perché egli è il nostro Dio). Ammiriamo l’opera di convinzione di Giosuè e l’attività di Dio nel cuore dei presenti per attirarli a sé; seguiamo il loro buon esempio nel rinnovare il nostro impegno di fedeltà a Dio, che incominciò per noi col battesimo per volontà di Dio con la collaborazione dei nostri genitori e che noi abbiamo ratificato in ogni sacramento; lo possiamo utilmente rinnovare in ogni Confessione e in ogni Eucaristia. Noi ci impegniamo alla fedeltà ai comandamenti e Dio si impegna a darci le grazie necessarie per esser fedeli a lui.

III - Efesini 5,21-32 1. Cristo ha amato la Chiesa fino a sacrificare la sua vita per lei (25 come anche Cristo ha amato la Chiesa e ha dato se stesso per lei). Cristo ha fatto questo sacrificio, il più grande che si può immaginare, per fare diventare la Chiesa santa, grazie al battesimo, che è un rito sacramentale di purificazione per mezzo dell'acqua e della parola (26 per renderla santa, purificandola con il lavacro dell’acqua mediante la parola): grazie al battesimo la Chiesa riceve anche la vita divina, la giustificazione, e quindi diventa davanti al Cristo senza macchia, senza difetti, senza rughe, immacolata, e di conseguenza santa (27 e per presentare a se stesso la Chiesa,… senza macchia né ruga o alcunché di simile, ma santa e immacolata): essa appare nel pieno del suo splendore, che Cristo stesso le comunica (27 tutta gloriosa). Gesù fece questo non solo all'inizio, ma continua a farlo in seguito, perché sa (e la Chiesa ne deve essere cosciente) che essa si può mantenere bella solo per le sue cure continue (9 anzi la nutre e la cura, come anche Cristo fa con la Chiesa). Cristo è il salvatore della Chiesa, che è come un corpo rispetto al capo che è Cristo (29 così come Cristo è capo della Chiesa, lui che è salvatore del corpo). Quando con la fede e col battesimo entriamo nella Chiesa e formiamo la Chiesa, noi diventiamo membra di questo corpo mistico di Cristo, che è la Chiesa (30 poiché siamo membra del suo corpo). Poiché Cristo ha amato la Chiesa e l'ha fatta suo corpo, la Chiesa (e noi in essa) deve obbedire a Cristo in tutto (24 E come la Chiesa è sottomessa a Cristo, … in tutto), perché la sua origine e la sua vitalità dipende esclusivamente da lui, come la vitalità del corpo dipende dal capo. Ovviamente ciascuno di noi deve essere sottomesso e obbedire a Cristo in tutto se vuole restare membro vivo del suo corpo e consentire a Cristo di trasmettergli la sua vita e la sua vitalità. (b) Questo amore di Cristo per la Chiesa è vero amore. Nella Sacra Scrittura l’amore di Dio per il suo popolo viene presentato come l'amore del Creatore per la creatura, del padrone e signore per la sua proprietà e servo, dell'amico per l’amico, del fidanzato per la fidanzata, dello sposo per la sposa, del padre e della madre per il figlio; così l'amore di Dio è l’amore possessivo del Creatore e padrone, l’amore fedele dell’amico, l’amore appassionato e geloso del fidanzato e sposo, l’amore tenero e duraturo dei genitori. Qui S. Paolo insiste sull'immagine dello sposo e della sposa per caratterizzare il rapporto fra Cristo e la Chiesa. Cristo ama la Chiesa come sposa e la Chiesa deve amare il Cristo come sposo con passione, gelosia, fedeltà, servizio. E’ ben giusto che la Chiesa sia sottomessa a Cristo in tutto perché Cristo è tutto per l'esistenza della Chiesa e dei singoli cristiani (come il tralcio della vite, che conserva la vitalità finché vi rimane unito). Ma non dimentichiamo che Cristo dichiara di essere venuto per servire e non per essere servito (Mt 20,28) e ha lavato i piedi ai discepoli (Gv 13,1ss) e quindi ha servito e serve la Chiesa e i singoli fedeli, prendendosene cura e nutrendoli, e lo farà per l'eternità, servendoli al banchetto eterno. Crediamo; dovremmo contemplare più frequentemente questo amore e servizio reciproco e le singole caratteristiche di esso, per verificare come viviamo il rapporto con Cristo e con la Chiesa.

2. S. Paolo ha pensato al rapporto fra Cristo e la Chiesa come modello (e perché no? anche causa) di quello fra lo sposo e la sposa. Come Dio è considerato lo sposo dell’antico popolo nell’AT, così Cristo, Dio fatto uomo, è lo sposo del nuovo popolo di Dio, quello nel NT, cioè della Chiesa; come Adamo è lo sposo ed Eva la sposa, così Cristo, il nuovo Adamo, è lo sposo, e la Chiesa, la nuova Eva, è la sposa. Ora Paolo assimila lo sposo a Cristo e la sposa alla Chiesa, e parla di alcune caratteristiche di questo rapporto fra gli sposi, partendo dal rapporto fra Cristo e la Chiesa. Ovviamente queste osservazioni non esauriscono né tutto il rapporto fra Cristo e la Chiesa né quello fra gli sposi. (a) Anzitutto parte dall'amore di Cristo per la Chiesa per esortare il marito ad amare la moglie a imitazione dell'amore generosissimo di Cristo per la Chiesa, amore spinto fino al supremo sacrificio (25 E voi, mariti, amate le vostre mogli…); e, poiché la Chiesa è corpo di Cristo, aggiunge che è un dovere per il marito amare la propria moglie come il proprio corpo (28 Così anche i mariti hanno il dovere di amare le mogli come il proprio corpo): egli la deve considerare il proprio corpo amarla è come amare se stesso (28 chi ama la propria moglie, ama se stesso). Gli sposi con il matrimonio diventano una sola carne, una cosa sola, per volontà di Dio, espressa in occasione della creazione della prima coppia e annotata nella Bibbia: Per questo l’uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne (31; cfr Gn 2); si devono amare come una sola carne e non possono odiarsi, e anzi si devono prendere cura l’uno dell’altro (29 Nessuno infatti ha mai odiato la propria carne, anzi la nutre e la cura). (b) Da parte sua la sposa deve essere sottomessa allo sposo come sarebbe sottomessa a Cristo (22 le mogli lo siano ai loro mariti, come al Signore) a imitazione della sottomissione totale della Chiesa a Cristo (24), giacché il marito è il capo della moglie come Cristo è il capo della Chiesa (23 il marito infatti è capo della moglie, così come Cristo è capo della Chiesa). Sottomissione della moglie al marito, anche ai suoi capricci? Certamente no; entrambi sono stati creati da Dio e devono ubbidire a Dio e quindi la moglie deve obbedire al marito se l'ordine del marito corrisponde alla volontà di Dio, e allora è come se l’ordine venisse da Dio. Come Cristo non dà ordini sciocchi o cattivi alla Chiesa e ai singoli fedeli, allo stesso modo lo sposo può dare alla sposa solo ordini conformi alla volontà di Dio. (c) Ma notiamo che, come Paolo non parla dell'amore della Chiesa per Cristo, così non dice nulla dell’amore della sposa per lo sposo e a malapena accenna al servizio dello sposo per la sposa (29); ma certamente la sposa deve amare lo sposo come la Chiesa ama Cristo e lo sposo deve stare al servizio della sposa come Cristo lo era e lo è oggi nei confronti della Chiesa, perché continua ad amarla e a nutrirla con la Parola e l'Eucaristia. Forse se S. Paolo avesse voluto o avuto tempo di completare il suo insegnamento (pensiamo a come venivano scritte queste lettere: sotto dettato e con continue interruzioni; a volte si riprendeva il discorso a distanza di giorni e non necessariamente ci si collegava con quanto era stato scritto immediatamente in precedenza!) avrebbe detto che lo sposo ha diritto alla sottomissione della sposa in proporzione della sua capacità di amare la sposa come Cristo ama la Chiesa e alla sua capacità di prendersi cura della sposa come fa Cristo con la Chiesa! ma questa riflessione potrebbe essere solo mia e come tale ve la propongo. Certo è che nella sottomissione della sposa non c'è nessuna inferiorità nei confronti del marito e nel fatto che il marito è capo della sposa non c'è nessuna superiorità in lui rispetto alla moglie; questo appare anche chiaro dal fatto che S. Paolo ordina a tutti i credenti di sottomettersi reciprocamente a causa del rispetto che si deve a Cristo (21 Nel timore di Cristo, siate sottomessi gli uni agli altri); e gli sposi, prima di essere sposi, sono cristiani e, diventando sposi, non perdono la dignità e i diritti di cristiani, cioè di essere uguali in tutto: non c'è nessuna differenza fra le persone inserite in Cristo: Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù.(Gal 3,28. Siamo comunque di fronte a un mistero: Questo mistero è grande: io lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (32): l'unione dell'uomo e della donna nel matrimonio come Dio  l’ha voluto in Gesù è il simbolo e sacramento dell' unione di Cristo con la Chiesa; preghiamo che Dio ci riveli il mistero e sostenga gli sposi nella imitazione dell’amore di Cristo per la Chiesa come tipo e modello perfetto dell’unione degli sposi cristiani e del tipo di rapporto che devono avere e dei sentimenti che li devono animare.

EUCARISTIA. Questa è il memoriale della Passione e Morte del Signore, e quindi dell’amore infinito di Cristo per la Chiesa. Con l’Eucaristia Cristo nutre la sua sposa e ciascuno di noi con la sua Parola e con la sua Carne e Sangue. Gustiamo l’amore di Gesù e proponiamolo agli altri. Che la Vergine SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i Santi Patroni, ci ottengano la grazia di vivere questo amore di Cristo per la Chiesa e fra noi. La stessa grazia chiediamola per gli sposi. (Mons. Francesco Spaduzzi)

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