Solofra relax: lo scopone scientifico fa rinascere la Stazione!
In estate si sa, il divertimento ed il gioco non hanno confini: sbocciano dappertutto - e senza motivo - anche nei luoghi più impensati. E Solofra non è da meno.
Così da diversi anni, la stazione ferroviaria ospita un nutrito e goliardico gruppo di amici, appassionati di scopone. Si, nel piazzale antistante la Stazione ferroviaria, “a toutes les heures”, sull’unico tavolo posizionato all’ombra dei platani, si gioca a scopone: la posta in gioca è zero. Hanno provato anche a fare un Circolo, ma il chiuso della stanza non riusciva a contenere la loro esuberanza.
Non ci si gioca nulla che abbia valore economico, né un euro e nemmeno un caffè, ma perdere anche solo una partita intacca per sempre la credibilità del giocatore!
Così, tutti son pronti all’ennesima rivincita, e, per “recuperare” prestigio, qualcuno è disposto anche a scommettere (a chiacchere!) 50 mila euro, qualche altro è arrivato addirittura al milione di euro: …Tò vuò juca nu milione! …Ma gli altri giocatori, in coro, come nel film “Così parlò Bellavista”, tra le risate a crepapelle degli astanti, gli hanno risposto: …U’ anema ro’ priatorio!
Le partite di Scopone alla Stazione Ferroviaria di Solofra sono un vero e proprio show, va in scena la classica Commedia all’Italiana o meglio “alla solofrana”: puoi trovarci il Conte Mascetti di Amici miei, “quello che parla a metri cubi di milioni” e fa resuscitare il suocero del Prof. Bellavista, “lo smemorato di Solofra” che, al primo giro, non si ricorda nemmeno la carta che ha giocato (!), uno Sceriffo molto intransigente nel gioco, o i borgatari del film lo Scopone Scientifico!
Non si poteva non citare il famoso film di Luigi Comencini del 1972, “Lo scopone scientifico”, che narra della passione per il gioco di una miliardaria americana che ogni anno sfida una coppia di baraccati romani che si allenano tutto l’anno, proprio, in attesa dell’evento, ma che alla fine, presa dalla smania di vincere di più, perde tutto, persino l’onore. Il film gioca sul concetto del gioco e della miseria: il gioco è da miserabili o è miserabile sperare di cambiare la propria vita con il gioco?
Alla Stazione Ferroviaria di Solofra, però, non c’è né miseria né voglia di arricchirsi con il gioco: …c’è solo tanta voglia di divertirsi a costo zero, e, soprattutto, di vincere, …sempre e comunque!
La presenza dei cultori del “Libro Quaranta” (le carte Napoletane) amanti dello scopone, tiene viva e riqualifica una zona che, dopo la chiusura degli uffici della stazione e la successiva chiusura del bar pizzeria, era destinata a diventare una discarica non autorizzata di rifiuti.
Un tavolo in cemento, cinque sediolini dello stesso materiale e due panchine, insieme ad un mazzo di carte napoletane e a un goliardico gruppo di amici, …hanno fatto il miracolo della rinascita della Stazione!
Ci vorrebbe almeno un altro tavolo per ospitare i tanti e nuovi adepti, ma il Comune dice: …“che non si può fare”, …”che non ci sono soldi”; …”che è complicato”; …”che bisogna presentare un progetto all’ufficio tecnico”, etc, etc, etc. …Il Comune, insomma, ignora il fenomeno della rinascita della Stazione e non recepisce le istanze dei giocatori di un altro tavolo con altri sediolini!
La strada ferrata vede qualche viaggiatore “una volta ad ogni morte di Papa”. La stazione Ferroviaria di Solofra era più che morta: ora, con lo scopone ”scientifico”, è tornata a nuova vita, …forse anche troppa!
I giocatori spesso si accalorano per una carta non giocata o anticipata, per un settebello perso o per qualche scopa di troppo, e allora non riescono a tenere a freno la lingua ed il tono della voce.
Qualcuno dice di giocare a scopone scientifico, ma in realtà di scientifico c’è solo il casino che fanno!
Il gioco si dovrebbe svolgere a coppie, in assoluto silenzio e senza fare segni. Ma in realtà i nostri goliardici amici parlano di continuo e son sempre l’un contro l’altro armati per affermare la propria (per lo più inesistente!) bravura al gioco. Si son formati dei veti incrociati (come all’Onu!) e anche dei Clan!
Quasi tutti credono di essere dei maestri, non si sa di cosa!
Nessuno segue le regole del gioco dettate nel Codice di Chitarrella (del Signor Chitarrella, non si ha alcuna notizia biografica certa: pare che fosse un sacerdote o un monaco domenicano): ognuno gioca con le sue regole con la pretesa di avere ragione sempre, …a prescindere!
A fine serata, dopo le arrabbiature, le urla e le maledizioni di rito (tipo: “mannà taglià tutt’ e doie e’ man si joco cchiù cu tè!”), si è più amici di prima e ci si dà appuntamento “a domani” per nuove sfide, nuove arrabbiature, nuove urla e rinnovati anatemi!
W i goliardici giocatori di Scopone Scientifico della “rinata” Stazione Ferroviaria di Solofra!
mariomartucci