Nel Mezzogiorno non ci sono solo onesti e criminali
Caro direttore, sono d’accordo con quello che ha scritto Roberto Saviano su La Repubblica del 14 agosto polemizzando con Matteo Salvini. Negli scorsi decenni i leghisti hanno commesso l’imperdonabile errore di criminalizzare tutti i meridionali e non hanno adeguatamente denunciato la presenza delle organizzazioni mafiose nel Nord e quindi anche in molti territori amministrati dalla Lega. Sono d’accordo con Saviano anche quando scrive che colpevolizzare tutto il Sud ha significato isolare la parte sana, che è la maggiore, rendendo difficilissimo riconoscere il problema della presenza criminale al sud. Quello che non condivido di Saviano è la distinzione netta che egli fa tra la parte sana del Sud, maggioritaria, e la parte malata, quella criminale, perché nella realtà meridionale non esiste questa distinzione dato che tra la parte sana (che, ripeto, è maggioritaria) e la parte malata ci sono mille sfumature. Non ci sono solo gli onesti e i criminali ma ci sono anche i corrotti, chi fa clientela, i familisti, gli assenteisti, i menefreghisti, ecc. ecc. Se da molti anni le indagini condotte sul Mezzogiorno segnalano una carenza di senso civico e un’arretratezza culturale ciò vuol dire che il problema del Sud non è solo la criminalità organizzata (che non può essere un fenomeno spuntato dal nulla). La mia speranza è che ci si renda maggiormente conto di questa realtà per approntare politiche più adeguate ad essa. Tali politiche non dovrebbero fare altro che tendere a rendere sempre più minoritari i comportamenti deteriori e a premiare i comportamenti virtuosi; ciò significa che le singole persone, le aziende e le pubbliche amministrazioni che si comportano positivamente vanno sostenute da parte dello Stato, anche stanziando adeguate risorse economiche, mentre chi non si comporta in modo virtuoso va penalizzato.