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Domenica 19B

Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia. Sono graditi consigli e suggerimenti per rendere più utili e fruibili queste riflessioni

I - Giovanni 6,41-51 1. Gesù aveva affermato di essere il pane disceso dal cielo e aveva provocato le proteste dei Giudei (41 Allora i Giudei si misero a mormorare contro di lui perché aveva detto: «Io sono il pane disceso dal cielo»), perché trovavano in questa asserzione due difficoltà da superare prima di accettarla come vera: (a) che cosa voleva dire Gesù dichiarando di essere pane e (b) come poteva sostenere essere disceso dal cielo (42 E dicevano: « …Come dunque può dire: “Sono disceso dal cielo”?»), se di lui tutti conoscevano il padre Giuseppe e la madre Maria (42 Costui non è forse Gesù, il figlio di Giuseppe? Di lui non conosciamo il padre e la madre?). Ma Gesù li invita a non borbottare fra di loro (43 Gesù rispose loro: Non mormorate tra voi) e precisa che Egli solo ha visto il Padre perché viene da Dio (46 Non perché qualcuno abbia visto il Padre; solo colui che viene da Dio ha visto il Padre); inoltre ribadisce di essere il pane vivo venuto dal cielo (51 Io sono il pane vivo, disceso dal cielo) e aggiunge anche che Egli è il pane, per mezzo del quale si ha la vita vera (48 Io sono il pane della vita), perché Egli viene a comunicare agli uomini - per mezzo di questo pane che è lui stesso - la vita divina ed eterna (51 Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno); appare così la differenza tra la manna, che gli ebrei mangiarono nel deserto e morirono (49 I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti), e il pane, che è Gesù, venuto dal cielo, e che mette chi ne mangia in condizioni di non morire mai (50 questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia). È ovvio che non si tratta di mangiare Gesù in modo materiale: Gesù era un uomo normale, secondo la Sindone di Torino alto cm 1,80 e avrà avuto un peso di 80 chili, e certamente non poteva essere sufficiente a sfamare tutti gli ebrei e tutti gli uomini per raggiungere la salvezza. Solo grazie alla fede nella Parola di Gesù si riesce a capire qualcosa di tutto questo discorso di Gesù. Crediamo alla Parola di Gesù, anche se non tutto – o molto poco - ci è chiaro. Le affermazioni vengono da lui, che ha operato il miracolo della moltiplicazione dei pani, e possiamo fidarci perché solo Dio può operare miracoli e i miracoli sono segni per confermare una verità. Crediamo che Egli è il pane vivo venuto dal cielo per darci la vita. Per ora Gesù non parla ancora esplicitamente dell'Eucaristia, ma di se stesso come pane vivo, che ha dal Padre la vita eterna e che dà la vita eterna. Dell'Eucarestia incomincia a parlare quando dichiara, parlando al futuro: e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo (51).

2. Come si manifesta a noi il mistero di Cristo pane vivo e vivificante, venuto dal cielo (51)? Ce lo dice Gesù stesso, partendo dalla Parola di Dio dell'Antico Testamento: i profeti avevano preannunciato che tutti sarebbero stati istruiti da Dio (45 Sta scritto nei profeti: E tutti saranno istruiti da Dio; cfr Is 54,13); in effetti chi ascolta Dio Padre si lascia ammaestrare da lui perché ha fede nella Parola del Padre, e di conseguenza può venire a Gesù con fede (45 Chiunque ha ascoltato il Padre e ha imparato da lui, viene a me); crede alla Parola di Gesù, perché lo riconosce uomo e Dio, maestro e salvatore, e quindi anche pane disceso dal cielo, vivo e vivificante. Perciò Gesù conclude che nessuno può avvicinarsi a lui con fede se il Padre non lo attira verso Gesù, mandato proprio dal Padre (44 Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato) e se il Padre non gli rivela il mistero di Gesù (Mt 16,17); in effetti nessuno ha visto il Padre se non il Figlio che viene dal Padre (46) e solo Padre e Figlio si conoscono perfettamente l’un l’altro (Mt 11,27) e possono ammettere altri alla loro conoscenza: solo Gesù può far conoscere il Padre (Mt 11,27) e solo il Padre può far conoscere Gesù (Mt 16,17). Così chi si lascia istruire dal Padre e crede alla sua Parola, sarà attirato dal Padre verso Gesù e crederà in Gesù e avrà un duplice risultato meraviglioso: ha la vita eterna ora (47 In verità, in verità io vi dico: chi crede ha la vita eterna) e avrà la resurrezione gloriosa, come Gesù e da Gesù, nel giorno del giudizio universale (44 e io lo risusciterò nell’ultimo giorno). Mettiamoci con docilità alla scuola del Padre nell'Antico Testamento e nel Nuovo Testamento (Mt 3,17; 17,5; Gv 6,27) e accostiamoci con fede a Gesù Maestro nella sua Persona e nella sua Parola, amiamolo senza limiti perché ci ama infinitamente e sperimenteremo il Paradiso già qui in terra.

II – 1Re 19,4-8 1. Elia ha lottato tutta la sua vita contro il peccato del regno ebreo del Nord, che consisteva nel culto del falso Dio Baal in opposizione al Dio vero Yahweh. Ha da poco riportato una splendida vittoria contro i suoi nemici in presenza del popolo sul Monte Carmelo, perché ha ottenuto l'intervento di Dio con un miracolo strepitoso: è venuto un fuoco dal cielo per bruciare il sacrificio, offerto da Elia, cosa che non era accaduta per il sacrificio, destinato a Baal dai suoi 450 sacerdoti; ed essi furono ammazzati subito dopo sul posto. Il profeta ottenne da Dio anche la fine della siccità e della carestia (1Re 18), ma si spaventò terribilmente per le minacce di morte da parte della regina Gezabele, che sosteneva il culto di Baal; scappò verso il sud (4 Egli s’inoltrò nel deserto una giornata di cammino e andò a sedersi sotto una ginestra) e dopo giornata di cammino il suo cuore fu pieno di pensieri di paura e angoscia e si fece prendere dallo scoraggiamento fino ad augurarsi la morte; sperimentò la sua debolezza e si riconobbe simile ai suoi connazionali delle epoche passate, tante volte infedeli a Dio perché ne dimenticavano le grandi opere (4 desideroso di morire, disse: «Ora basta, Signore! Prendi la mia vita, perché io non sono migliore dei miei padri»). L'errore di Elia fu di concentrarsi sulle minacce di Gezabele anziché sulla potenza di Dio, che tante volte l'aveva protetto in modo miracoloso. E’ un errore che ripetiamo tante volte anche noi perché dimentichiamo la bontà di Dio, che ha usato tante volte la sua onnipotenza per proteggerci, e ci abbandoniamo alla paura delle creature, che sono ben piccola cosa di fronte a Dio. Rinnoviamo con frequenza sentimenti di fede nella potenza infinita di Dio, e di gratitudine per la sua generosità e di fiduciosa speranza nella sua bontà.

2. Dio ancora una volta interviene in un modo straordinario per sostenere il profeta: manda un Angelo, che lo sveglia dal suo sonno sotto la ginestra e gli ordina di mangiare (5 Si coricò e si addormentò sotto la ginestra. Ma ecco che un angelo lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia!»); Elia vede la focaccia e l'acqua, mangia e beve e si riaddormenta (6 Egli guardò e vide vicino alla sua testa una focaccia, cotta su pietre roventi, e un orcio d’acqua. Mangiò e bevve, quindi di nuovo si coricò); l'Angelo dopo del tempo lo risveglia e gli ordina di mangiare ancora perché il cammino da fare è molto lungo per le poche forze che ha (7 Tornò per la seconda volta l’angelo del Signore, lo toccò e gli disse: «Alzati, mangia, perché è troppo lungo per te il cammino»); il profeta obbedisce e grazie a quel cibo cammina per 40 giorni e notti, fino ad arrivare al Monte di Dio, il Sinai (8 Si alzò, mangiò e bevve. Con la forza di quel cibo camminò per quaranta giorni e quaranta notti fino al monte di Dio, l’Oreb). Questo cibo straordinario è il simbolo di Gesù, pane di vita nella sua Parola ed Eucarestia: egli ci sostiene nel cammino della vita per mezzo della comunione con lui e ci accompagna fino all'incontro con Dio nell'eternità. In effetti Gesù ha sostenuto milioni e milioni di discepoli fino a portarli in paradiso – nonostante tante sofferenze -, proprio grazie al dono di sé nella sua Parola e nell'Eucaristia e negli altri suoi tanti modi della sua straordinaria presenza. Ma, per rendere efficaci questi incontri con Gesù, dobbiamo abituarci al dialogo con Lui nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nel ringraziamento dopo la comunione, che è bene fare subito, ma possiamo farlo anche durante la giornata, come consigliava San Francesco di Sales.

III - Efesini 4,30-5,2. San Paolo esorta a concentrare l'attenzione sull'amore vicendevole, a considerarlo nella Trinità e a praticarlo. (a) Contempliamo l'amore del Padre, che con la sua infinita misericordia ha perdonato a noi tante volte, perché ci vede inseriti in Cristo, e perciò anche noi dobbiamo imitarlo perdonandoci a vicenda (32 misericordiosi, perdonandovi a vicenda come Dio ha perdonato a voi in Cristo); dobbiamo imitare Dio Padre perché siamo figli di Dio e da lui amatissimi (1 Fatevi dunque imitatori di Dio, quali figli carissimi); (b) inoltre contempliamo l'amore di Cristo, il quale ci ha amati fino a dare la vita per noi, offrendo se stesso a Dio come sacrificio che gli piace (2 e camminate nella carità, nel modo in cui anche Cristo ci ha amato e ha dato se stesso per noi, offrendosi a Dio in sacrificio di soave odore); anche noi dobbiamo imitare il suo esempio, vivendo nell'amore verso il prossimo, come Cristo ha amato noi fino a dare la vita per il prossimo (Gv 15,12-3); (c) guardiamo allo Spirito Santo, che nella Trinità è l'amore del Padre verso il Figlio e del Figlio verso il Padre e che versa nei nostri cuori l'amore di Dio (Rm 5,5). Lo Spirito Santo si rattristerebbe molto per i nostri peccati, ma in particolare per quelli contro i fratelli, per ogni mancanza di carità verso di loro. Evitiamo di rattristarlo con queste colpe, perché Dio lo ha messo in noi come un sigillo, come una garanzia per il giorno della completa redenzione, che avverrà con la resurrezione dei corpi nel giorno del giudizio universale (30 E non vogliate rattristare lo Spirito Santo di Dio, con il quale foste segnati per il giorno della redenzione). Per amore dello Spirito e sotto la sua guida, dobbiamo far sparire dai nostri rapporti fraterni amarezza, sdegno, collera, che si esprimono in urla, maldicenze e cattiverie di ogni genere (31 Scompaiano da voi ogni asprezza, sdegno, ira, grida e maldicenze con ogni sorta di malignità), e invece dobbiamo essere sempre buoni gli uni verso gli altri, pronti all’aiuto e al perdono vicendevole (31 Siate invece benevoli gli uni verso gli altri). L'amore regna nella vita della Trinità e la Chiesa - e ogni singolo fedele - deve vivere della carità trinitaria, che viene versata nei cuori dei singoli per mezzo dello Spirito Santo. Il Padre ci ama, il Figlio ci ama, lo Spirito Santo ci ama. Padre e Figlio e Spirito si amano e amano ciascuno di noi e anche noi dobbiamo amarci reciprocamente (Gv 15,10-13), prendendo come modello Gesù, che è quello della Trinità che è diventato visibile e ci ha consentito di vedere l’amore trinitario secondo le nostre possibilità di comprensione. Siamo nel campo soprannaturale e quindi al di là delle nostre forze intellettuali e morali: lo Spirito ci viene dato e siamo inseriti nell’economia soprannaturale proprio per renderci possibile di vivere a queste altezze, con un amore così grande; Gesù è il nostro modello e per mezzo di Lui otteniamo ogni grazia.

EUCARISTIA. Gesù si presenta come il pane vivo e vivificante, donato dal Padre. Rinnoviamo la nostra fede in lui come maestro e salvatore, Dio e uomo. Egli ci sostiene nel cammino nella vita come e meglio del pane che sostenne Elia nel suo cammino verso il Sinai; egli diventa in noi modello e sorgente di amore verso Dio e il prossimo, grazie all’opera dello Spirito in noi. Preghiamo Maria SS. e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e Santi Patroni, di ottenerci di fare esperienza di Gesù, seguendo il loro esempio.

mons. Francesco Spaduzzi

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