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Con tutti i loro difetti gli Stati Uniti rimangono un Paese democratico

Caro direttore, dopo le minacce di Donald Trump ad Hassan Rouhani su La Repubblica del 24 luglio scorso Michele Serra si è chiesto per chi avrebbe parteggiato nel caso di un conflitto. Istintivamente egli ha sostenuto che la piazza di Isfahan, con i suoi minareti e il suo bazar, è mille volte più civile della Trump Tower. Poi gli sono venuti in mente i lati positivi degli Stati Uniti, cioè la democrazia, la laicità, Manhattan e Woody Allen. Ma la democrazia e la laicità sono in profonda crisi. Serra ha scritto che la democrazia non ha impedito agli Stati Uniti di invadere numerosi Paesi, che la pena di morte c’è sia negli Usa che in Iran e che negli Usa c’è il maggior numero di carcerati in rapporto alla popolazione. In conclusione Serra ha scritto che spera di non doversi più domandare per chi parteggiare nel caso di una guerra ma mi sembra evidente che egli parteggia più per l’Iran che per gli Stati Uniti. Io, però, non sono d’accordo. Sono tutte vere le cose che scrive Serra ma nel giudicare un Paese, secondo me, lo si deve guardare nella sua globalità per poter valutare bene pregi e difetti. E l’Iran come Paese è ancora peggiore degli Stati Uniti perché nonostante gli indubbi passi avanti fatti negli ultimi decenni esso rimane un Paese arretrato nel quale la democrazia non si è ancora affermata e i diritti delle minoranze (in particolare delle donne) sono scarsamente tutelati. Con tutti i loro difetti gli Stati Uniti rimangono un Paese democratico che ha avuto grandi politici e intellettuali che sono stati fonte di ispirazione per i democratici di tutto il mondo.

Cordiali saluti
Franco Pelella

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