La voce pastorale.
Sono trascorsi molti anni da allora. Sento di dover raccontare ai miei lettori l’esistenza di Giuseppa Scafuri, di professione pastora, scomparsa il 19 giugno scorso nel luogo dov’era nata, la piccola comunità di Calvanico (SA).
Nata il 2 luglio 1936, aveva condotto la sua esistenza, accanto al marito Adolfo, accudendo il gregge di pecore producendo ricotta e formaggio accanto ai lavori di casa.
Fin qui, diremo, tutto normale. La sua esistenza va raccontata perché quei prodotti così naturali rendevano la felicità della piccola comunità dove viveva.
Pasta e ricotta, formaggio pecorino, un profumo pregevole di semplicità di latte e caglio, unito al profumo della legna scelta con cura e accesa in montagna dove venivano realizzati.
Bussava al mattino con molta discrezione alle porte delle case dove sapeva di essere bene accolta. Molti prenotavano le tonde forme di formaggio per sé e per i propri famigliari che vivevano nei paesi vicini.
Questa lunga fedeltà all’antica tradizione si interruppe quando, per l’età avanzata, dovette vendere le pecore rimaste e affidarsi solo ai lavori di casa.
Noi l’abbiamo conosciuta sul finire dei suoi anni, nella sua grande dignità di persona semplice, e nel corso della XII Edizione del “Premio Nazionale Biennale di Poesia “ Città di Solofra” (1998) le consegnammo il riconoscimento per la “continuità delle tradizioni” (una medaglia d’argento con diploma) per onorare il suo lavoro .
Nella Sala del Consiglio Comunale di Palazzo Orsini a Solofra, alla presenza delle autorità civili e religiose, invitata a ritirare il premio avanzò placidamente e giunta davanti al tavolo della Giuria esclamò: “ Ringrazio tutti i signori presenti! ”
Semplice come i suoi prodotti. Partì un applauso corale che l’accompagnò mentre ritornava sul fondo della sala dove aveva preso posto.
Oggi, a quasi un mese dalla sua scomparsa, vogliamo ricordarla alle nuove generazioni di quella comunità e a noi stessi, convinti come siamo che con lei si chiude l’epopea antica dei pastori delle nostre terre, ma non nella nostra memoria.
Vincenzo D’Alessio & G.C.F.Guarini