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C'è bisogno di uno Stato che controlli,premi e sanzioni gli imprenditori e gli amministratori locali

Caro direttore, lo storico Emanuele Felice ha scritto un articolo all’interno del quale ha esaltato il ruolo interventista dello Stato nell’economia. Secondo il professor Felice esso “…deve intervenire là dove né il mercato, né il terzo settore hanno l’interesse o la capacità di operare. La letteratura economica, specie applicata, ha ampiamente mostrato come la mano pubblica non sia necessariamente sinonimo di sprechi: dipende dalla qualità della classe politica e dalle regole che la guidano” (Solo più Stato salverà l’economia; L’Espresso, 8/7/2018). Sono solo parzialmente d’accordo con lui. E’ vero che c’è più bisogno di Stato ma non di una mano pubblica che si impegna direttamente nella gestione delle strutture produttive bensì di uno Stato che controlla, premia e sanziona gli operatori economici (ma anche gli amministratori pubblici). Perché almeno in Italia (e nel Sud in particolare) la classe politica è di bassa qualità ed ha regole di comportamento non ottimali; con un impegno diretto dello Stato nell’economia si rischia di creare altre Casse per il Mezzogiorno. E’ opportuno, invece, che lo Stato si doti di criteri premiali e di penalizzazione per chi non usa i soldi in maniera corretta; le risorse vanno date dopo aver fatto le opportune verifiche di efficienza e di correttezza e se le risorse che vengono erogate non sono spese in modo corretto e produttivo esse vanno tolte. Solo in questo modo si potrà incentivare un funzionamento corretto dell’economia (e degli enti periferici dello Stato).

 
Cordiali saluti
 
Franco Pelella

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