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Chi difende i principi dell'accoglienza e della solidarietà oggi è inevitabilmente minoritario

Michele Serra, parlando della avversione diffusa nei confronti dei migranti, ha scritto: «Non è razzista, è classista la molla profonda che spinge molti europei a detestare i migranti. E’ il terrore piccoloborghese nei confronti di chi sta sotto e spinge per emergere, i senza voce, i senza reddito: la moltitudine dei soli, veri ultimi del mondo, depredati dalla storia e, scusate la rozza sintesi, dall’uomo bianco. E’ il succo di una lunga, profonda intervista di Christian Dalenz a Giobbe Covatta (da anni attivo nella cooperazione con l’Africa) sull’Espresso. Se questa analisi è giusta, lo scontro politico in atto andrebbe riveduto e corretto. Non è “degli ultimi abbandonati dalla sinistra” (ritornello incessante) che il populismo e il sovranismo prendono le difese. E’ dei ceti medi spaventati e impoveriti (i penultimi, dunque) e della loro paura degli ultimi…» (L’Amaca, la Repubblica, 16/6/2018). Sono solo parzialmente d’accordo. Probabilmente è vero che la diffusione del populismo e del sovranismo è dovuta molto alla paura dei ceti medi nei confronti dei poveri del Terzo Mondo che, venendo nel mondo occidentale, (a torto o a ragione) li impoveriscono. Ma il populismo e il sovranismo si fondano anche sulle paure del proletariato (gli operai) e del sottoproletariato (altrimenti non avrebbero tanto successo); proletari e sottoproletari, incuranti del fatto che spesso i poveri del Terzo Mondo vengono in Occidente per fare i lavori che nessuno vuole più fare, li vedono come concorrenti sul mercato del lavoro. Si tratta di paure reali fondate su problemi reali. Ed è inevitabile che in Occidente la sinistra e la chiesa cattolica, se non vogliono venir meno ai principi dell’accoglienza e della solidarietà nei confronti degli ultimi, debbano scontare un periodo (che può essere molto lungo) di presenza minoritaria.
 
Cordiali saluti
 
Franco Pelella 

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