Tempo Pasquale Domenica 5B
Non si tratta di “omelia”, ma di riflessioni che vengono dalla meditazione della Parola di Dio e che possono offrire spunti per l’omelia
I - Giovanni 15,1-8 1. Gesù parla della vite e dei tralci e (a) ricorda che il tralcio può portare frutto finché resta unito alla vite (4 Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite), mentre il tralcio, che è separato dalla vite, secca, viene tagliato o cade da sé, è raccolto e gettato nel fuoco, dove brucia (6 viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano); (b) Gesù fa un'altra osservazione: l’agricoltore taglia e getta via i tralci che non portano frutto (2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia) e invece pota il tralcio che porta frutto per metterlo in condizioni di fruttare di più (2 e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto).
2. Gesù applica a se stesso e ai discepoli quanto detto: Io sono la vite, voi i tralci (5). (a) Bisogna restare uniti a Gesù (4 Rimanete in me e io in voi) per produrre frutto (4 Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me), anzi per produrre molto frutto (5 Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto); chi invece si separa da Gesù non produce frutto, perché senza l’unione con Gesù non possiamo far niente (5 perché senza di me non potete far nulla); chi resta in questa situazione di “separato da Gesù” è perduto e va all'inferno (6 Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano). (b) Gesù aggiunge una precisazione circa il ruolo del Padre nei confronti dei fedeli uniti a lui, continuando a usare l'immagine del tralcio e della vite: Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore (1). A proposito dei fedeli, che si staccano da Gesù, il Padre prende atto della separazione e dell’inutilità di tanti tentativi, per riportarli all’unione con Gesù col pentimento e col perdono dei peccati, e li lascia precipitare nell'inferno (2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia), mentre cura i fedeli, che già producono frutto, con operazioni spirituali varie, come le mortificazioni e penitenze, l’allontanamento di situazioni pericolose, ecc., perché possano produrre sempre più frutto (2 e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto). I discepoli sono purificati già grazie alla Parola che Gesù ha annunciato loro ed essi hanno accettato (3 Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato) con fede: questa virtù già comporta una forma di morte perché è rinuncia al modo di pensare precedente, e la carità, che comporta anch’essa la morte del nostro modo sbagliato di amare precedente - che non è affatto amore -. L'unione con Gesù consiste appunto nella pratica della fede e della carità verso Dio e il prossimo (1Gv 3,23) e nell’osservanza dei comandamenti (1Gv 3,24), che sono l'espressione dell'amore vero a Dio e al prossimo, grazie alla presenza dello Spirito in noi (1Gv 3,24), che è all'origine della fede (Giovanni 14-16) e della carità (Rm 5,5). Così dobbiamo regolare la nostra vita spirituale: fede, battesimo, carità, l'osservanza dei comandamenti, presenza dello Spirito in noi e della Trinità, unione con ciascuna persona della Trinità, immanenza reciproca con ciascuna di esse, docilità nel sottomettersi all'attività del Padre, che ci pota per farci produrre più frutto, conservare sempre la coscienza che, senza Gesù e senza la Trinità in noi, non possiamo fare niente sul piano soprannaturale. Abbiamo bisogno di meditare queste realtà continuamente.
3. Gesù indica altri due effetti, che riguardano le persone che godono l’unione con Lui: (a) ogni loro preghiera sarà esaudita (7 Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto) e il motivo è che la preghiera arriva al Padre non da sola, ma unita alla preghiera di Gesù, il quale è sempre gradito al Padre ed è sempre esaudito, e inoltre perché Gesù prega sempre secondo la volontà del Padre; (b) costoro realizzano la gloria del Padre perché sono veri discepoli di Gesù e producono molto frutto (8 In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli), cose che stanno molto a cuore al Padre. Ci lamentiamo con frequenza che non siamo ascoltati da Dio nelle nostre preghiere; esaminiamoci se stiamo in amicizia con Dio e se siamo sempre disposti ad adeguare la nostra alla volontà di Dio, cioè se preghiamo come Gesù, il quale pregò nel Getsemani che si compisse perfettamente la volontà del Padre e ci ha insegnato a ripetere nel Padre Nostro: sia fatta la tua volontà come in cielo così in terra. A Gesù sta a cuore la gloria del Padre e al Padre la gloria di Gesù, cioè che Essi siano conosciuti, amati e obbediti e siano fatti conoscere, amare e obbedire: è il fine per cui siamo stati creati e nell’impegno per realizzarlo sta la nostra felicità in questo mondo e nell’altro. E noi abbiamo vivo il desiderio di glorificare Padre e Figlio e Spirito Santo? Come l’abbiamo fatto finora, che cosa vogliamo fare per il futuro?
II - 1Giovanni 3,18-24 1. Noi dobbiamo osservare i comandamenti di Dio dell'Antico Testamento (22 perché osserviamo i suoi comandamenti), che Gesù ha confermati nel Nuovo Testamento (cfr Mc 10,19), portandoli alla perfezione nei due precetti dell’amore a Dio e al prossimo (Mt 22,37-39); in tal modo diventiamo graditi a Dio perché facciamo ciò che gli piace (22 e facciamo quello che gli è gradito). Il comandamento originario di Dio è che crediamo in Gesù Cristo, che è uomo come gli altri e Figlio di Dio in modo unico, in tutto uguale al Padre e allo Spirito Santo, è il Messia - Salvatore promesso nell'Antico Testamento e dato nel NT (23 Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo); a questo comandamento seguono tutti gli altri, fra cui il precetto fondamentale dell’amore reciproco, secondo l'insegnamento di Gesù (23 e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato), ma occorre tener conto che non si può amare il prossimo senza amare Dio e non si può amare Dio senza amare il prossimo (1Gv 4,19-5,4). L'osservanza dei comandamenti da parte del credente rivela che in lui e con lui Dio ha realizzato la mutua immanenza, cioè Dio è in lui e lui è in Dio (24 Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui). Gesù ripete lo stesso insegnamento nel Vangelo riferendo l'immanenza reciproca a sé e al discepolo (Gv 15,4-7). Giovanni approfondisce l’argomento riferendosi anche alla permanenza dello Spirito in noi e di noi nello Spirito (24 In questo conosciamo che egli rimane in noi: dallo Spirito che ci ha dato). Maria e Giuseppe hanno praticato la fede totale in Gesù e hanno realizzato pienamente l'osservanza dei comandamenti e, quindi i precetti dell'amore a Dio e al prossimo; perciò hanno vissuto la mutua immanenza con la Trinità e con ciascuna persona della Trinità nel modo più perfetto. Imitiamoli e faremo un'esperienza di Dio un po’ simile alla loro. Esaminiamoci sull'osservanza dei comandamenti, partendo dalla fede in Gesù, chiediamo perdono per le nostre infedeltà e supplichiamo di darci la grazia (lo Spirito Santo) per essere fedeli.
2. (a) S. Giovanni esorta i suoi lettori ad amare non a parole, che si dicono solo con la lingua, ma con le azioni, che rivelano i veri sentimenti delle persone (18 Figlioli, non amiamo a parole né con la lingua, ma con i fatti e nella verità). Se amiamo Dio e il prossimo con le azioni, allora potremo riconoscere con sicurezza che siamo stati generati da Dio, somma verità, e siamo in comunione con Gesù, che dice di sé che è la Verità (19 In questo conosceremo che siamo dalla verità cfr Gv 14,6) e di conseguenza potremo tranquillizzare il nostro cuore, qualsiasi cosa esso ci rimproveri (19-20 e davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, 20 qualunque cosa esso ci rimproveri): in effetti Dio è infinitamente sapiente - conosce ogni cosa - ed è infinitamente grande, più del nostro cuore (20 Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa), nel senso che, anche se la nostra coscienza ci rimproverasse dei peccati passati già perdonati o per le fragilità presenti, possiamo essere sicuri di possedere la comunione con Dio dal fatto che abbiamo l'amore concreto verso il prossimo: Dio conosce le nostre miserie ma anche il nostro amore verso il prossimo e ci rassicura con la sua misericordia, perché Egli è infinitamente più grande della nostra coscienza e ha misericordia con noi, come noi l’abbiamo per il prossimo. (b) San Giovanni aggiunge che l'amore verso il prossimo ci ottiene ogni grazia quando preghiamo (22 e qualunque cosa chiediamo, la riceviamo da lui) perché possiamo avere fiducia che Dio ci esaudirà (21 Carissimi, se il nostro cuore non ci rimprovera nulla, abbiamo fiducia in Dio), dal momento che osserviamo i comandamenti e facciamo ciò che gli è gradito (22); quindi la nostra coscienza non ha diritto di rivolgerci nessun rimprovero (21). L'amore verso il prossimo è un riflesso dell'amore verso Dio ed è fonte di ogni benedizione da parte di Dio. Impegniamoci nell’amare Dio e il prossimo con la concretezza delle opere (cfr Gc 1,27; 2,15). Chiediamo continuamente di crescere nella fede e nella carità come fa la Chiesa.
III – Atti degli Apostoli 9,26-31 1. Paolo, che allora si chiamava ancora Saulo, aveva ricevuto l'apparizione di Gesù sulla via verso Damasco e si era convertito (9,1-19) e in città aveva predicato quel Gesù, i cui discepoli voleva distruggere (9,19-22). Per questo gli ebrei di Damasco tentarono di ammazzarlo; i condiscepoli lo salvarono (9,24-25) ed egli tornò a Gerusalemme; qui però fu accolto con diffidenza dai cristiani, che non erano convinti che fosse diventato veramente credente in Gesù (26 Venuto a Gerusalemme, cercava di unirsi ai discepoli, ma tutti avevano paura di lui, non credendo che fosse un discepolo). Barnaba, che era meglio informato, gli stette vicino e lo presentò agli Apostoli, ai quali raccontò i particolari della sua conversione e del suo impegno apostolico a Damasco (27Allora Barnaba lo prese con sé, lo condusse dagli apostoli e raccontò loro come, durante il viaggio, aveva visto il Signore che gli aveva parlato e come in Damasco aveva predicato con coraggio nel nome di Gesù). Allora la comunità dei discepoli di Gerusalemme lo accolse ed egli stava con loro in piena comunione di fede e di apostolato, che egli portava avanti coraggiosamente e pubblicamente (28 Così egli poté stare con loro e andava e veniva in Gerusalemme, predicando apertamente nel nome del Signore). Saulo dedicava un’attenzione particolare a quelli di lingua greca e il suo apostolato aveva molto successo, al punto che anche qui tentarono di ucciderlo (29 Parlava e discuteva con quelli di lingua greca; ma questi tentavano di ucciderlo). I fratelli nella fede lo seppero e mandarono Paolo alla sua città di origine, Tarso, attraverso Cesarea (30 Quando vennero a saperlo, i fratelli lo condussero a Cesarea e lo fecero partire per Tarso), convinti che nella sua patria poteva essere meglio difeso ed essere più protetto dai nemici. La conversione di Paolo è stata fondamentale per la Chiesa dei primi tempi e per la diffusione del Cristianesimo fra gli Ebrei e i pagani fuori della Palestina; la sua profonda conoscenza della S. Scrittura e del metodo esegetico dei rabbini gli fu molto utile, per aiutare gli Ebrei a riconoscere Gesù come Messia, e la sua conoscenza della cultura greca per presentare Gesù in modo adatto alla mentalità dei pagani e aiutare la loro conversione. Un vero convertito può fare un bene immenso alla Chiesa, contribuendo con le sue caratteristiche personali alla presentazione di Gesù in modo adatto alle esigenze dei singoli; questo vale anche per noi se ci decidiamo a vivere da buoni cristiani e a condividere il desiderio di Cristo per la salvezza del mondo.
2. Passata la bufera della persecuzione, dopo l'uccisione di Santo Stefano e scomparsa la furia devastatrice di Saulo grazie alla sua conversione, ci fu un periodo di tranquillità per i cristiani di Palestina (31 La Chiesa era dunque in pace per tutta la Giudea, la Galilea e la Samaria); la Chiesa si consolidava in numero e qualità dei fedeli perché si lasciava guidare dallo Spirito Santo e dal timore di Dio (31 si consolidava e camminava nel timore del Signore e, con il conforto dello Spirito Santo, cresceva di numero). Non erano solo gli Apostoli che annunciavano il Vangelo, ma ogni credente in Cristo, ogni battezzato si sentiva in obbligo di trasmettere quella fede che aveva ricevuto in dono. Se questo si potesse dire delle nostre comunità, quanto bene ne avrebbe la Chiesa di oggi! Domandiamoci se ci impegniamo seriamente per la diffusione del Vangelo. Preghiamo che ciascuno di noi si converta e viva la fede da autentico cristiano e apostolo di Cristo e che la proponga a coloro coi quali entriamo in contatto.
EUCARISTIA. Nella Messa Gesù continua a parlarci e a offrirsi al Padre in espiazione dei nostri peccati e a farsi nostro cibo e bevanda per perfezionare la nostra unione con lui per mezzo della fede e della carità. Chiediamo per intercessione di Maria e Giuseppe e degli Angeli Custodi e Santi Patroni che ci avvantaggiamo di questo umilissimo servizio di Cristo per la nostra salvezza.
mons. Francesco Spaduzzi