Solofra: non si può morire 2 volte…
Questa è la storia dell’insensibilità burocratica del sistema riguardo ad una esumazione che, purtroppo, non ancora avvenuta nonostante si siano verificate tutte le condizioni di legge: la morte della persona cara, il decorso di oltre dieci anni dalla tumulazione, l’inoltro della richiesta di esumazione dei resti mortali (in bollo da € 16.00) da parte del coniuge, con allegata ulteriore marca da bollo da € 16,00 per l’autorizzazione all’esumazione, più un versamento di € 554,55 sul bollettino postale n° 001039190333 per l’esumazione della salma.
La domanda, completa in tutti i suoi elementi, è stata inoltrata ad ottobre 2017. Nello stesso mese è stata emessa anche la relativa fattura di 554,55 euro dalla società che gestisce il cimitero (cooperativa Sadriana a r.l.) per esumazione salma.
Al di là dell’aspetto emozionale dell’esumazione di un proprio caro a distanza ultra decennale dalla dipartita, sembrava tutto molto semplice, si era detto il nostro concittadino: mi informo su cosa c’è da fare, faccio la domanda, pago i relativi diritti e poi mi avviseranno per l’esumazione della salma affinchè possa sistemare definitivamente i cari resti nell’ossario di famiglia.
Invece no, è stata un’odissea: fatta la domanda di esumazione, il nostro concittadino, ha dovuto fare la spola tra Comune e Solofra Servizi spa per presunti problemi sulla richiesta di un ulteriore versamento di circa 50,00 euro per diritti sanitari dovuti per la visita del medico dell’ASL, che nel nostro caso non era dovuta trattandosi di esumazione post decennale. Nonostante la norma non lo prevedesse, incompetenti addetti della società partecipata dal Comune, hanno più volte insistito nel chiedere il versamento - non dovuto - di ulteriori 50 euro per perfezionare la pratica di esumazione. La diatriba è andata avanti per diversi giorni, ma, per fortuna del nostro concittadino, è intervenuto con fermezza e competenza il responsabile comunale dell’ufficio anagrafe, che ha spiegato con il cucchiaino la norma agli incompetenti ed inadeguati addetti della società di servizi partecipata dal Comune, e la cosa si è chiarita.
Sono però, passati circa 7 (sette) mesi, ma l’esumazione non è stata ancora eseguita, né tanto meno la nostra burocrazia si è presa la briga di avvisare il nostro concittadino - che ha tempestivamente pagato il dovuto - su quando verrà eseguita l’operazione.
I nostri defunti non possono morire una seconda calpestati nella loro dignità dalla miseria, dall’incompetenza e dall’insensibilità della nostra burocrazia.
Di fronte a tanta sciatteria, se potesse, anche il defunto avrebbe il diritto di ribellarsi!
Parafrasando Auschwitz (la canzone del bambino nel vento), potrebbe dire:
“Son morto ed ero sereno
ma non pensavo che per esumarmi
bisognasse morire ancora.
E adesso: …sono nel cassetto di qualche burocrate?
…Io chiedo quando sarà
che l'uomo potrà imparare
a rispettare i vivi,
ma soprattutto i morti…
mariomartucci