Carlo Calenda non dovrebbe permettersi di insultare coloro che lo fanno arrabbiare
Michele Serra ha difeso il ministro Carlo Calenda dopo che egli ha definito “gentaglia” i responsabili dell’azienda multinazionale brasiliana Embraco. Serra ha scritto che “Carlo Calenda può permettersi di sbottare (lo aveva già fatto in occasione del suo scontro con il governatore di Puglia, Michele Emiliano, a proposito dell’Ilva) per l’ottima ragione che, prima e dopo l’incazzatura, sa quello che dice” (L’Amaca, La Repubblica, 20/2/2018). Non sono d’accordo. Autorizzare l’uso degli insulti nel discorso pubblico può essere una strada scivolosa. In Italia ci sono già alcuni esempi di utilizzo sistematico degli improperi nell’ambito politico (in particolare Vittorio Sgarbi e Vincenzo De Luca) e questo utilizzo viene in qualche modo giustificato con l’autorevolezza (vera o presunta) dei personaggi che hanno questa abitudine. Purtroppo l’autorevolezza è un requisito non oggettivo ma il ricorso all’insulto è oggettivamente un’offesa nei confronti di chi è la vittima. La cosa migliore sarebbe quella di non accettare questo modo di parlare in ogni caso indipendentemente da chi vi fa ricorso.
Cordiali saluti
Franco Pelella