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Cara Bonino, la xenofobia è soprattutto un prodotto dell'immigrazione

Caro direttore, Emma Bonino ha scritto una lettera di riflessione sul fenomeno migratorio. Essa ha scritto, tra l’altro, che: “La xenofobia è un prodotto del nazionalismo, non dell’immigrazione e offre dei capri espiatori alla rabbia popolare. L’etnonazionalismo di Salvini, antieuropeo e xenofobo, è una ideologia potente, non nuova nell’Europa di ieri e di oggi, che fomenta e cavalca l’inquietudine; non è un prodotto dell’inquietudine. E’ empiricamente dimostrato. La xenofobia è più forte nelle aree del Paese in cui ci sono meno stranieri, non di più…Dove ci sono più stranieri c’è meno xenofobia! Vale per l’Italia, per tutti i Paesi europei, e pure per gli Stati Uniti…” (“Lo stop agli sbarchi non ha fermato gli spari di Traini”; La Repubblica, 12/2/2018).

Non sono d’accordo. La realtà, purtroppo, è diversa da come la immaginiamo noi progressisti. La xenofobia è anche un prodotto del nazionalismo ma la sua base sta nella paura che l’immigrazione metta in discussione la condizione economica e la sicurezza dei residenti nelle aree in cui arrivano gli immigrati. E’ vero che la xenofobia è più forte nelle aree e nelle nazioni in cui ci sono meno stranieri ma queste aree e queste nazioni sono anche quelle che vivono un maggiore disagio economico; in questi luoghi gli immigrati sono visti come possibili concorrenti sul mercato del lavoro oltre che come disturbatori della pace sociale. Molta gente è convinta che, se il loro arrivo determina una tensione sociale dovuta alla concorrenza sul mercato del lavoro e all’aumento della criminalità, gli immigrati farebbero bene a restare a casa loro.

Cordiali saluti

Franco Pelella

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