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Solofra: i “lussuriosi” cambi di destinazione d’uso in deroga…

Col tempo, l’ordinamento italiano diventa sempre più liquido: si adegua alle esigenze dei cittadini e tollera ogni cambiamento. Consente così, l’aborto e l’utero in affitto, l’accanimento terapeutico e la sedazione profonda, il divorzio e le unioni civili (anche tra lo stesso sesso). È consentito cambiare nome e persino sesso! Sono circa 20.000 i transessuali in attesa di intervento chirurgico per modificare i connotati anagrafici e sessuali. L’operazione costa circa 20mila euro ed è totale carico dello Stato: basta presentare al tribunale di residenza domanda di “rettificazione di attribuzione di sesso” ed il gioco è fatto (L. n° 164/1982).

In Italia, è consentito anche cambiare, in deroga, la destinazione d’uso degli immobili: l’art. 5 comma 13 lett. a) del c.d. decreto “sviluppo” (D.L. n° 70/2011 - L. n. 106/2011) consente, infatti, il rilascio del permesso di costruire in deroga agli strumenti urbanistici (ex art. 14 D.P.R. n. 380 2001), per il mutamento delle destinazioni d'uso, purché si tratti di destinazioni tra loro compatibili o complementari.

Spetta al Consiglio Comunale (su richiesta del privato), attestare l’interesse pubblico alla deroga.

Viene da chiedersi: qual è, a Solofra, l’interesse pubblico che tende a contrastare e/o impedire il cambio di destinazione d’uso in zona industriale di opifici conciari inutilizzati?

Occorre prendere atto che, da almeno un decennio, il vento è cambiato, anzi si è proprio fermato: il mercato delle pelli si è enormemente contratto, e con esso anche il numero degli addetti.

Resta un surplus di opifici conciari inutilizzati la cui destinazione d’uso “bloccata”, ne ha fatto crollare a dismisura anche il valore commerciale “a freddo”!  …Così opifici di costruzione anche recente, sotto il peso della crisi e delle tasse (Imu, etc), vengono svenduti - all’asta e non - a prezzi irrisori, inferiori persino al costo di costruzione delle sole strutture cementizie. Una conceria che lavora da impulso all’economia e allo sviluppo, ma se da anni resta inutilizzata, perché impedirne un uso diverso (commerciale, artigianale o di servizi), che darebbe certamente slancio alla nostra depressa economia, o, quanto meno, non dirotterebbe verso altre vicine realtà investimenti anche consistenti?

Nessuno è così folle da volere il cambio di destinazione di opifici industriali che lavorano e producono reddito: il cambio di destinazione d’uso non è un lusso, ma una necessità dovuta all’inattività! …ma da quest’orecchio l’amministrazione comunale non ci sente e insiste per tener ferma la destinazione industriale conciaria di opifici inutilizzati, vuoi per l’incapacità di governare le nuove realtà economiche, vuoi per atavici vincoli politici e/o commistioni di interessi tra l’ASI, il PD e quel che resta dell’ex UDC.

Ma anche l’ASI di Avellino è sull’orlo del fallimento, e non solo politico, …ha 12 dipendenti e debiti per circa 23 milioni: di questi 8/9 riguardano l’ASI, e 14/15 la partecipata CGS depurazione che ha 79 dipendenti.

Vincenzo Sirignano, presidente dell’ASI, nella relazione sull’esercizio di Bilancio 2017 ha affermato che: «Se la Regione non riformerà le Asi, l’ente sarà destinato a morire».

La crisi investe anche i locali del Centro ASI di Solofra gestiti dalla Solofra Service srl (società partecipata dall’ASI al 98%): molti di essi sono inutilizzati, ma i costi di gestione non cambiano.

Dai dati ufficiali risulta che nel 2014, a fronte di ricavi per € 576.906, risultano i seguenti i costi: personale € 192.591; contributi € 67.273; compensi professionali di lavoro € 78.236 (dipendenti n°?, collaboratori professionisti n°?); indennità amministratori € 55.828; spesa energetica € 67.788; altre utenze € 10.460; spese e costi vari € 26.044; manutenzioni e riparazioni € 12.636; etc. …Utile d'esercizio € 357.

Stante la crisi, dal 2014 ad oggi, aldilà di qualche piccolo e tecnico utile di esercizio, i ricavi saranno diminuiti, ed i costi saranno almeno pari a quelli del 2014 (sul sito https://www.asisolofra.it/ c’è solo il bilancio 2014).

Cambiare la destinazione d’uso di opifici industriali inutilizzati è, dunque, una necessità, non il vezzo di qualche populista disfattista, ed è anche un’insperata opportunità di sviluppo per l’economia solofrana.

Proprietari e imprenditori, non abbiate timore di chiedere al Consiglio Comunale la deroga per il cambio di destinazione d’uso del vostro inutilizzato immobile: da industriale a commerciale, artigianale o di servizi. La legge è dalla vostra parte, ma sta a voi chiedere la deroga al Consiglio Comunale, …che avendola già concessa due volte (Delibere C.C. nn. 23 e 24 del 29.04.2013) non potrà negarvela.

Ormai non c’entra più né l’Asi, né la Provincia, né altro Ente. La deroga per il cambio di destinazione d’uso è di esclusiva competenza del Consiglio Comunale: non c’è neanche bisogno di un regolamento comunale!

CHE DIRE: …oggi è molto più facile cambiare sesso a spese dell’ASL che cambiare, in zona ASI, ed a spese dei richiedenti, la destinazione d’uso di opifici industriali privati!

mariomartucci

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