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Il bilancio del renzismo non è in pareggio ma è nettamente deficitario

Caro direttore, prendendo spunto dall’approvazione in Parlamento della legge sul biotestamento Michele Serra ha scritto: “…i Sacconi di ieri e di oggi possono giustamente lamentarsi di come il Pd (del cattolico Renzi…) abbia messo a segno, con la Cirinnà prima e con il biotestamento poi, una doppietta che la vecchia sinistra italiana, lenta e curiale com’era, difficilmente avrebbe avuto in canna. Quanto alla sinistra italiana nel suo complesso, ha materia di riflessione. Con il renzismo ha sicuramente perduto identità e convinzione nel campo dei diritti sindacali e della dignità del lavoro. Ma sul terreno dei diritti individuali, se si guarda alle spalle, ha ben poco da rimpiangere. Il rimpianto è tutto di Sacconi” (L’Amaca, La Repubblica, 15/12/2017).

Il commento di Michele Serra attribuisce al renzismo pregi e difetti e sembra salomonicamente fare un bilancio né positivo né negativo di esso. Secondo me, invece, il bilancio è nettamente deficitario perché oltre alle carenze nel campo dei diritti sindacali e nella dignità del lavoro il renzismo ha avuto un altro difetto molto grave, quello di avere imposto una concezione non democratica del potere. Si tratta del difetto tante volte criticato da Eugenio Scalfari e da altri commentatori e che è stato, a ben vedere, il motivo principale dell’abbandono del Pd da parte di Grasso, Bersani e D’Alema e della nascita di un nuovo partito di sinistra come Liberi e Uguali. Renzi ha preferito far riferimento ad un cerchio magico di fedelissimi poco autorevoli (ai quali è stato concesso molto) e non ad uno stato maggiore di leader con i quali condividere le principali scelte politiche.

Cordiali saluti

Franco Pelella 

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