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L’errore di Pisapia

Pisapia, ritirandosi dalla competizione elettorale, ha dimostrato plasticamente di aver commesso un errore enorme in termini politici.
Egli ha sempre ambìto a fare il ponte fra la Sinistra ed il PD: non a caso, i lunghi mesi, intercorsi nel dialogo con D’Alema e Bersani, servivano appunto a costruire le premesse di un accordo elettorale fra i fuoriusciti del PD e Renzi.
Ovviamente, il suo tentativo è fallito nel momento in cui ha preso atto che il movimento, che avrebbe dovuto guidare, appunto il MDP, era in grandissima parte non intenzionato a stipulare alcun accordo con Renzi, almeno prima delle elezioni.
A quel punto - eravamo già nel mese di settembre del 2017 - Pisapia ha cercato con le poche truppe a disposizione di costruire un’alleanza con il PD, senza il seguito appunto degli elettori bersaniani e dalemiani.
Altro errore, questo: un Pisapia, così alleggerito, non avrebbe avuto alcun potere contrattuale, così come poi si è verificato nei giorni scorsi.
Conclusione: Pisapia si è ritirato dall’agone ed ha rinunciato a presentare la lista, visto che, ormai, tutte le truppe al suo seguito sono in libera uscita.
In tale circostanza, l’ottimo ex-Sindaco di Milano ha dimostrato di conoscere poco le dinamiche parlamentari.
È evidente che il PD non è in grado di assicurare il seggio elettorale ai parlamentari uscenti, visto che, previsioni alle mani, almeno metà degli uscenti non rientrerà alla Camera o al Senato, perché verrà meno l’effetto benefico del premio di maggioranza della precedente legge elettorale.
Quindi, in tale contesto, se Renzi non è in grado di confermare neanche i suoi uomini, come poteva caricarsi anche quelli di Pisapia e di MDP?
Era ineluttabile che ciascuno dovesse procedere per la propria strada, cercando autonomi spazi elettorali, dal momento che, solo per tale via, si può portare a casa qualche seggio in più e, quindi, avviare un rinnovamento della deputazione, senza perderne pezzi importanti.
Frattanto, lo spazio, che avrebbe dovuto occupare Pisapia, è stato riempito con la presenza di Grasso, che invece ha colto l’esigenza di dare rappresentanza ad un’area culturale del Paese, che comunque, almeno, il 5% di consensi lo raccoglierà.
Forse, la politica deve essere dominio dei professionisti ed i tecnici, per quanto bravi nella scienza dell’amministrazione, non avendo l’intuito per cogliere determinate svolte, possono solo andare dietro a chi ha autorevolezza e carisma per intraprendere battaglie importanti e sfide eccitanti?
 
 
 

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