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I veneti sbagliano a non essere solidali con il Sud (ma non hanno tutti i torti)

Caro direttore, Michele Serra ha risposto ad un lettore a proposito delle aspirazioni autonomistiche del Veneto. Egli ha scritto, tra l’altro: “Un veneto di orientamento autonomistico le risponderebbe che da quelle parti hanno conquistato pane e companatico (molto companatico) lavorando duro, e avrebbe ragione. Poi aggiungerebbe che le tasse le deve tenere chi ha prodotto ricchezza, e avrebbe torto. Le tasse sono state inventate per riequilibrare le condizioni economiche di una comunità nazionale, non per ingrassare i cortili. Le tasse, per dirla molto semplicemente, servono ai ricchi per aiutare i poveri” (Il benessere ci fa dimenticare quanto siamo poveri; Il Venerdì di Repubblica, 10/11/2017).
La mia opinione è che c’è sicuramente un elemento egoistico nelle aspirazioni autonomistiche di molti veneti; essi non tengono conto della necessaria solidarietà da praticare nei confronti delle regioni italiane più povere. Ma bisogna convincersi che le spinte autonomistiche del Veneto hanno radici lontane; esse sono state alimentate dal comportamento scriteriato di molti meridionali (lo scrivo con dispiacere essendo pur io meridionale). Negli scorsi decenni le regioni e i comuni meridionali hanno speso male (o non hanno proprio speso) le risorse economiche che sono arrivare da Roma e da Bruxelles e molti cittadini comuni hanno continuato ad avere uno scarso senso civico. Era inevitabile che prima o poi i settentrionali si sarebbero chiesti se fosse ancora opportuno contribuire ad inviare nel Mezzogiorno risorse economiche che non vengono adeguatamente spese.

Cordiali saluti

Franco Pelella 

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