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L'efficacia della spesa pubblica non è determinata solo dal livello della classe dirigente

Caro direttore, ntervistato a proposito del referendum per l’autonomia di Lombardia e Veneto al filosofo Massimo Cacciari è stato chiesto “Trattenere in loco le tasse garantisce una spesa pubblica più efficace?”. Egli ha risposto così: “No. La differenza tra Alto Adige e Sicilia è la prova. Conta il livello della classe dirigente…” (GIAMPAOLO VISETTI: “Una risposta anacronistica a una domanda giusta è in gioco l’unità del Paese”; La Repubblica, 22/10/2017).
Non sono d’accordo. Cacciari è convinto (come molti intellettuali e politici di sinistra) che sia solo la qualità della classe dirigente a determinare la qualità del governo di una regione o di uno Stato; ma si tratta, secondo me, di una convinzione sbagliata. Non è possibile che per lunghi periodi di tempo, in presenza di classi dirigenti diverse, l’efficacia della spesa pubblica rimanga più o meno la stessa nelle diverse regioni; evidentemente ci deve essere qualche fattore diverso che condiziona la qualità della spesa pubblica. Questo fattore non può essere altro che il capitale sociale delle diverse popolazioni. Cosa si intende per capitale sociale? Esso può essere definito come la somma delle risorse, materiali o meno, che ciascun individuo o gruppo sociale ottiene grazie alla partecipazione a una rete di relazioni interpersonali basate su principi di reciprocità e mutuo riconoscimento Oramai sono molti gli studi, a partire da quello pionieristico di Robert Putnam, Robert Leonardi e Raffaella Nanetti del 1993, che hanno dimostrato quanto il capitale sociale delle diverse regioni italiane determini l’efficacia della spesa pubblica.  

Cordiali saluti

Franco Pelella

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