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Le domande che La Repubblica non ha fatto a Matteo Renzi

Caro direttore, nei giorni scorsi La Repubblica è stato molto dura con il Partito Democratico dopo la decisione di chiedere il voto di fiducia sulla legge elettorale; vari commentatori hanno criticato questa scelta. Ma sabato 14 ottobre La Repubblica ha pubblicato un’intervista a Matteo Renzi che non mi è piaciuta. Renzi è stato lasciato parlare troppo senza porgli domande che lo potessero mettere in difficoltà. Quali potevano essere queste domande? Eccone alcune: 1) Perché la legge elettorale non prevede il voto disgiunto, una scelta di libertà (non un tecnicismo) che è stata preclusa agli elettori? 2) Perché il Pd apre la strada a finte coalizioni, con piccoli raggruppamenti politici, sapendo che così non raggiungerà mai il 40% dei voti? Forse perché la vera coalizione la vuole fare dopo le elezioni con Forza Italia? 3) Perché si è deciso di mettere la fiducia sapendo che in questo modo il Parlamento veniva espropriato della possibilità di decidere fino in fondo? 4) Non è immorale che con la nuova legge le segreterie dei partiti indichino quasi tre quarti dei parlamentari? In questo modo non si espropria la gente della possibilità di indicare i parlamentari che vuole? 5) Come fa a dire che il Pd non appartiene a un leader nel momento in cui lei e i suoi uomini date la sensazione di essere padroni del partito? 6) Come fa a dire che Paolo Gentiloni ha un profilo altissimo quando è venuto meno alla promessa di non mettere la fiducia sulla legge elettorale? 7) Come fa a dire che il candidato premier del centro-sinistra è lui? Ha consultato Pisapia e gli altri possibili alleati? Dalla loro reazione sembrerebbe proprio di no.

Cordiali saluti

Franco Pelella 

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