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Tempo Ordinario: Domenica XV dell’Anno A (2025-26).

Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com) 

Tempo Ordinario: Domenica XV dell’Anno A (2025-26)

Letture bibliche: Is 55,10-11; Sal 64; Rm 8,18-23; Mt 13,1-23

Introduzione. (a) La Parola di Dio, che ci viene offerta nelle celebrazioni liturgiche, nella S. Scrittura, nell’insegnamento della Chiesa, non sempre trova in noi la risposta generosa, alla quale avrebbe diritto. All’inizio della Messa, chiediamo perdono di tutti i nostri peccati che vengono tutti dalla poca fedeltà alla volontà di Dio, espressa attraverso la sua Parola. (b). In Matteo anche oggi Gesù si trova di fronte a tanti ascoltatori, che però non accettano tutti allo stesso modo la sua Parola e perciò racconta la parabola del seminatore: ognuno potrà guardarsi dentro e verificare il suo modo di rispondere alla Parola, che lo interpella. La Parola di Dio è efficace sempre, come ci ricorda Isaia, ma può trasformarsi in occasione di salvezza o di perdizione: Ecco, Egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione… perché siano svelati i pensieri di molti cuori (cfr. Lc 2,34-35). a seconda della nostra risposta. E in questo contesto possiamo leggere anche Romani come la descrizione degli effetti buoni della risposta fedele alla Parola di Dio nella vita personale di ognuno e anche in tutta la creazione.

I – (a) Gesù racconta la parabola del seminatore. Una parte del seme cade lungo la strada, un’altra in terreno sassoso, un’altra tra le spine, l’ultima nel terreno buono. Non sappiamo che cosa hanno capito gli Apostoli di questa parabola, ma forse non molto, se Gesù stesso ha sentito il bisogno di darne loro la spiegazione. Essi pongono la domanda: Perché a loro parli in parabole? (10). La risposta di Gesù mostra tutta la sua misericordia, anche se il modo in cui Matteo cita Isaia farebbe piuttosto pensare al contrario. Gesù parte dall’amara constatazione di Isaia (6,9s) che gli Ebrei hanno il cuore indurito: Perché il cuore di questo popolo è diventato insensibile, son diventati duri di orecchi, e hanno chiuso gli occhi, perché non vedano con gli occhi, non ascoltino con gli orecchi e non comprendano con il cuore e non si convertano, e io li guarisca (15). Ma il desiderio del Padre e di Gesù è di salvare questa gente e perciò il Padre offre agli Ebrei e agli uomini tutti la Parola che è il Figlio, affinché la Sua vita e la Sua Parola possano ammorbidirne il cuore, rendendolo docile all’ascolto e capace di praticarLa. La parabola offre nell’immediato un insegnamento astratto attraverso un paragone concreto ma con il vantaggio che l’insegnamento si percepisce senza difficoltà e si accetta senza pregiudizi; invece, in un secondo momento si propone l’insegnamento profondo in modo esplicito ed esso potrebbe risultare sgradevole; ma accettato il primo, non si può ormai rifiutare il secondo. Perciò chi non è mal disposto può arrivare ad accettare ogni verità, anche la più scomoda. L’insegnamento per mezzo di parabole è un segno della sapienza e della misericordia di Gesù, che tiene conto non solo dei limiti ma della miseria umana. (b) In questa parabola Gesù vuole costringere a riflettere sulla qualità della propria risposta alla Parola di Dio. Gesù distingue quattro tipi di ascoltatori della Parola. Il primo tipo è l’uomo chiuso di fronte alla Parola: Ogni volta che uno ascolta la parola del regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada (19). Come dire: la Parola entra per un orecchio ed esce dall’altro. E’ il rifiuto completo. Nei passi paralleli il “maligno” è chiamato “satana” (Mc 4,15) e “diavolo” (Lc 8,12); Luca ci dà anche il motivo per cui satana interviene a distruggere la Parola in chi l’ha ascoltata: perché non avvenga che, credendo, siano salvati (Lc 8,12). Dobbiamo temere fortemente questa opera  devastatrice di Satana. Il secondo tipo è quello che ascolta la Parola, ma non vi rimane fedele a lungo a causa delle difficoltà che deve affrontare per praticarla: Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la parola e l'accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno (20-21). Nei passi paralleli si sottolineano sia l’accettazione gioiosa della Parola da parte dell’ascoltatore (Mc 4,16; Lc 8,13) sia la debolezza personale (Mc 4,17; cfr. Lc 8,13), la fede di poca durata (Lc 8,13) e il crollo nell’ora della tribolazione o persecuzione a causa della Parola (Mc 4,17) o della prova (Lc 8,13). Il terzo tipo è la persona che rende inutile la Parola perché si fa afferrare dai problemi della vita quotidiana e dalla mentalità mondana: Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto (22). Nei passi paralleli soffocano la Parola anche tutte le altre passioni (Mc 4,18) e i piaceri della vita (Lc 8,14). Gesù, in altro contesto, dà questa ammonizione: State attenti a voi stessi che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita (Lc 21,34), che ci precisa ulteriormente il quadro delle varie insidie, che sono tese alla Parola. Ci riconosciamo in qualcuno di questi tre tipi? Usciamone subito. Impegniamoci a entrare nel quarto gruppo: solo questi si salvano. Chiediamo perdono per le infedeltà passate.

II – Il quarto tipo rappresenta chi è fedele nel far fruttificare la Parola: Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno (23). I passi paralleli ci dicono che questi ascoltano la parola con cuore integro e buono (Lc 8,15), l’accolgono (Mc 4,20), la custodiscono e producono frutto con perseveranza (Lc 8,15). (a) Osserviamo meglio l’atteggiamento degli appartenenti al quarto gruppo... La prima cosa che fanno nei confronti di Dio che parla è quello di ascoltare la Sua Parola e vigilare che satana non La porti via né subito né in seguito dal loro cuore (Mt 13,19; Mt 4,15; Lc 8,11). Essi accolgono la Parola, anche con gioia (Mt 13,20; Mc 4,16; Lc 8,13). Alla Parola prestano fede (Lc 8,13) e cercano di comprenderLa (Mt 13,23), restarLe fedeli anche nell’ora della prova (Lc 8,13), e della tribolazione o persecuzione a causa di Essa (Mt 13,21; Mc 4,17). E La  continuano a praticare, lottando contro la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza (Mt 13,22; Mc 4,18), contro tutte le altre passioni (Mc 4,18) e i piaceri della vita (Lc 8,14), le dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita (21,34). (b) Guardiamo a Sua madre (Lc 2,51) Maria (Lc 2,19) come la persona fedele alla Parola. Di lei si afferma che ascoltava ciò che si diceva di Gesù, rivelato dagli Angeli (cfr. Lc 2,18) e ciò che Gesù diceva (cfr. Lc 2,50) e custodiva tutte queste cose nel suo cuore (Lc 2,51), anzi da parte sua custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore (Lc 2,19). Possiamo aggiungere che Maria serbava nel suo cuore anche tutti misteri della vita e morte e resurrezione di Gesù. In effetti, secondo la mentalità orientale il cuore è la sede dell’intelligenza e della memoria e perciò la Parola viene accolta nel cuore: è dal cuore che il diavolo La ruba (Mt 13,19; cfr. Lc 8,12), e quelli che L’accolgono e La fanno fruttificare ascoltano la parola con cuore integro e buono (Lc 8,15). In riferimento al cuore, Gesù spiega perché parla in parabole e riporta la dolorosa osservazione di Isaia (cfr. Mt 13,15). Il cuore è indurito e perciò non intendono con esso la Parola di Dio, cosa indispensabile per poter essere guariti da Lui. Come e con Maria, diciamo: Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola (Lc 1,38), che mi trasmette la  volontà di Dio. Ma, anche noi come Lei, dobbiamo custodire nel nostro cuore la Parola di Dio e farla oggetto di meditazione, per poterla assimilare e confrontare continuamente la nostra vita con Essa. E’ la fedeltà alla Parola che ci fa parenti stretti di Gesù e beati: Mia madre e miei    fratelli sono questi: coloro che ascoltano la parola di Dio e la mettono in pratica (Lc 8,21); Beati piuttosto coloro che ascoltano la parola di Dio e la osservano (Lc 11,28).

III – (a) La Parola di Dio, per Isaia, è efficace sempre come la pioggia e la neve (10), che  scendono dal cielo e non vi ritornano senza aver irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare perché dia il seme a chi semina e il pane a chi mangia (10). Essa compie sempre ciò che Dio ha stabilito: così sarà della parola uscita dalla mia bocca: non ritornerà a me senza effetto, senza aver operato ciò che desidero e senza aver compiuto ciò per cui l'ho mandata (11). Al delicato paragone della Parola con la pioggia ristoratrice Geremia sostituisce quello del fuoco e del martello, che spacca la roccia (23,29) ed Ebrei La dichiara più tagliente di ogni spada a doppio taglio (4,12). Tutto questo rivela che la Parola è una benedizione per quelli che L’accolgono e un castigo per chi La rifiuta. (b) In questo contesto possiamo leggere Romani come un invito a essere fedeli alla Parola, che ci fa conoscere la volontà di Dio, anche nel dolore perché le sofferenze del tempo presente non sono paragonabili alla gloria futura che sarà rivelata in noi (18). Questa fedeltà salva l’uomo, lo fa diventare pienamente figlio di Dio e salvato anche nel corpo: gemiamo interiormente aspettando l'adozione a figli, la redenzione del nostro corpo (23), ma libera anche il creato dall’asservimento alla vanità, cui l’ha sottoposto l’uomo col suo peccato: anche la stessa creazione nutre la speranza che… sarà liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio (20-21).

Pensiero eucaristico. Preghiamo la Vergine dell’Annunciazione e S. Giuseppe, fedelissimi osservanti della Parola di Dio, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, che ottengano a noi, che possediamo le primizie dello Spirito (23), di incontrare senza riserva Gesù Parola nella prima parte della Messa e Gesù Eucaristico, sorgente di fedeltà, nella seconda parte. (mons. Francesco Spaduzzi)


 

 

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