Tempo Ordinario. Domenica I dopo Pentecoste
Anno A: Santissima Trinità (2025-26)
Nota introduttiva: L’omelia va preparata dal pastore dei fedeli, ai quali essa è rivolta, perché deve tener conto della Parola di Dio, del tempo liturgico e delle condizioni e bisogni dei fedeli; questa, che segue, potrebbe essere un’omelia rivolta a un uditorio di fedeli sconosciuti, perché tiene conto solo dei primi due elementi. Alla fine sono suggeriti altri temi possibili da sviluppare. Sono graditi suggerimenti per rendere più utili e fruttuose queste riflessioni (mons. Francesco Spaduzzi, francescospaduzzi@gmail.com)
Tempo Ordinario - Domenica I dopo Pentecoste dell’Anno A: Santissima Trinità (2025-26)
Letture bibliche: Es 34,4-6. 8-9; Dn 3; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-18
Introduzione. (a) Mosè riconosce davanti a Dio: Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato (9). Anche noi abbiamo la testa dura e abbiamo bisogno di chiedere perdono delle nostre colpe. E’ quello che facciamo all’inizio della Messa. (b) Nelle letture domina l’idea dell’amore di Dio, che è la sua vita intima. Nell’Esodo Dio si presenta già nell’AT come Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di amore e di fedeltà (6), cioè è amore che perdona, è paziente e fedele; Giovanni presenta l’amore di Dio che ci offre il Figlio per la nostra salvezza: Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito (16); 2Corinzi ci dice che l’amore della Trinità per l’uomo si esprime nell’attività specifica di ciascuna Persona divina: La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi (13).
I – Nell’Esodo Dio manifesta il Suo amore per il popolo ebreo, liberandolo dalla schiavitù dell’Egitto, e si auto-presenta così: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà” (6). Dio mostra la sua misericordia perdonando al popolo, che nel deserto Gli si è ribellato fino ad adorare il vitello d’oro, proprio mentre Egli stava preparando l’alleanza, ma nella Sua bontà gli ridona le tavole della Legge. Mosè crede senza riserve all’amore infinito di Dio, che perdona tutto e sempre, va oltre e chiede: “Se ho trovato grazia ai tuoi occhi, Signore, che il Signore cammini in mezzo a noi. Sì, è un popolo di dura cervice, ma tu perdona la nostra colpa e il nostro peccato: fa’ di noi la tua eredità” (9); in pratica Gli domanda tre grazie: la prima è che Dio perdoni il peccato di infedeltà del popolo, creando le condizioni per la seconda grazia, che è la permanenza di Dio in mezzo al popolo, e per la terza grazia, che è la scelta degli Ebrei come propria eredità. Questa espressione significa che il popolo ebreo diventa una proprietà speciale di Dio fra tutti i popoli, perché Dio se l’è acquistato, anzi conquistato, liberandolo dall’Egitto, e Se lo custodisce con provvidenza assolutamente unica. Dio, infinitamente buono, accontenta Mosè con le tre grazie. Se leggiamo, anche superficialmente, le infinite ribellioni degli Ebrei a Dio nel deserto e nel corso della storia della salvezza dell’AT, già restiamo incantati dall’amore paziente di Dio.
II – Ma è nel NT che Dio soddisfa i 3 desideri di Mosè in modo assolutamente inaspettato e inimmaginabile: siamo di fronte all’umanamente incomprensibile e incredibile. (a) Dio Padre ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito (16): Lo dona al mondo, perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (17), perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (16); in effetti il primo passo verso la salvezza consiste nel pentirsi e ottenere il perdono dei peccati, e poi Dio dà la vita divina all’uomo, che pratica la fede, speranza e carità. (b) Il Figlio in mezzo agli uomini: E il Verbo, il Figlio di Dio, si fece carne, uomo, e venne ad abitare e fissa la Sua dimora in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria (Gv 1,14); come Dio nell’AT aveva in mezzo al popolo la sua Tenda di Convegno e poi il Tempio, che era la Dimora di Yahweh, così nel NT il Figlio di Dio assunse la natura umana, come la nostra, e in essa si rese visibile e tangibile e udibile: 21 secoli fa restò con gli uomini 33 e più anni e con l’Ascensione divenne invisibile, se pur presente; poi sempre vi è restato per mezzo dell’Eucaristia e degli altri modi di presenza, fino a oggi, e vi rimarrà sino alla fine del mondo. Crediamo! (c) Quelli che credono in Cristo e Lo amano e Ne osservano la Parola diventano il popolo di Dio del NT, liberato non con una manifestazione della potenza di Dio come avvenne al popolo dell’AT: con mano tesa e con braccio potente (Ger 21,5), ma con un amore senza limiti, cui sarebbe anche problematico credere se non sapessimo che niente è troppo grande per Lui e niente è troppo piccolo per Lui. In effetti tutti gli uomini, ebrei e pagani, sono chiamati a essere un solo popolo di Dio: le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo, e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del vangelo (Ef 3,6), perché tutti sono invitati a essere figli di Dio con gli effetti di questa relazione: e se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria (Rm 8,17). I salvati si sentiranno dire: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo (Mt 25,34).
III – 1. (A) Il saluto finale della 2Cor costituisce anche uno degli auguri iniziali della Messa, e descrive e attribuisce i frutti dell’attività salvifica per la Chiesa e i cristiani a ciascuna Persona della Trinità: La grazia del Signore Gesù Cristo, l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi (13). Riflettiamo su questa benedizione per arricchire il nostro rapporto con Dio uno e Trino e la nostra vita spirituale. (a) La grazia del Signore Gesù Cristo: il Figlio, incarnandosi, ci procura la grazia, ossia la benevolenza del Padre e la redenzione. Con la Sua morte e resurrezione ci ottiene il perdono dei nostri peccati e ci apre l’accesso al mondo dei beni divini e il diritto di possederlo. (b) L'amore di Dio: tutto ci viene dall’iniziativa amorosa del Padre, specie il disegno di rendere partecipe l’umanità della vita divina e delle realtà trinitarie. (c) La comunione dello Spirito Santo: può indicare la nostra partecipazione allo Spirito Santo e ai suoi doni e anche la partecipazione di Sé stesso che lo Spirito ci dona. Questo opera la Trinità per noi. (B) Ma quale dev’essere la nostra risposta al dono di amore del Padre che ci dà il Figlio nell’Incarnazione del Verbo e lo Spirito Santo nella Pentecoste? (a) Anzitutto dobbiamo credere: Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna (16),… perché il mondo sia salvato per mezzo di lui (17). Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell'unigenito Figlio di Dio (18). Credere significa condividere il modo di pensare di Dio, e quindi riconoscere Gesù come vero Dio e vero Uomo, accettare la sua missione di Salvatore inviato dal Padre, considerare vero tutto ciò che ha detto come Maestro e seguirLo come modello del nostro modo di pensare, amare, agire. I due misteri principali della fede da credere sono l’Unità e Trinità di Dio e l’Incarnazione, Passione e Morte e Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo. E’ necessario credere anche alle altre verità contenute nel Credo e a tutto quello che la Chiesa insegna nel suo Magistero straordinario, che è raro, e nel suo Magistero ordinario, che è continuo. (b) La Trinità è la nostra famiglia divina, della quale siamo stati chiamati a far parte; in particolare Dio è nostro Padre: Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, ... per riscattare quelli che erano sotto la legge, perché ricevessimo l'adozione a figli. E che voi siete figli lo prova il fatto che Dio ha mandato nei nostri cuori lo Spirito del suo Figlio che grida: Abbà, Padre! Quindi non sei più schiavo, ma figlio; e, se figlio, sei anche erede per volontà di Dio (Gal 4,4-7); Gesù è nostro fratello: colui che santifica e coloro che sono santificati provengono tutti da una stessa origine; per questo non si vergogna di chiamarli fratelli (Eb 2,11); lo Spirito Santo è nostro amico ed ospite: non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio, e voi non appartenete a voi stessi? (1Cor 6,19). Poiché tutti apparteniamo a questa famiglia divina, dobbiamo aver amore alla Trinità e all’immagine della Trinità che è il nostro prossimo: Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il prossimo tuo come te stesso (Lc 10,27); espressione dell’amore verso il prossimo è l’intercessione di Mosè per il popolo peccatore, per risparmiargli la distruzione che aveva meritato (9), e i consigli di Paolo: siate gioiosi, tendete alla perfezione, fatevi coraggio a vicenda, abbiate gli stessi sentimenti, vivete in pace... Salutatevi a vicenda con il bacio santo (11-12). A proposito del bacio santo, i cristiani, colmi di Spirito, si scambiavano un bacio tenero e affettuoso nelle assemblee liturgiche come noi la stretta di mano. S. Agostino si domanda: “Da che cosa si distinguono i baci dei corvi dai baci dei colombi?” E risponde: “Baciano i corvi però fanno strage; la colomba invece, è inoffensiva per natura. Dove c’è ferita il bacio non è di vera pace...” (In Jo tract. 6,4). Il bacio è di pace quando ci si sforza di superare le divisioni, che mai dovrebbero sorgere nella famiglia di Dio e che subito e sempre bisogna eliminare.
Pensiero eucaristico. Dio si manifesta e si dona: tale è il senso delle alleanze che Dio offre agli Ebrei, ma questi le rendono inefficaci con la loro cattiveria. Nonostante tutto, Dio arriva fino a manifestarsi e donarsi nel Figlio fatto uomo per la salvezza degli uomini: stabilisce con loro un’alleanza eterna in Lui e per Lui. Se Dio è amore (1Gv 4,8.16), anche noi, che siamo a immagine e somiglianza di Dio, dobbiamo diventare amore per Dio e per gli uomini. Nell’Eucaristia ci uniamo a Gesù e per mezzo di Lui al Padre e allo Spirito Santo, con i quali Gesù è unito in quanto Dio, e per Lui anche ai nostri fratelli, perché facciamo parte tutti dello stesso Corpo mistico di Cristo. La Madre celeste e S. Giuseppe, i nostri Angeli Custodi e i nostri Santi Patroni, ci ottengano di crescere nella perfezione, cosicché possiamo vivere uniti alla Trinità e ai fratelli e quindi realizzare l’augurio di Paolo: vivete in pace e il Dio dell'amore e della pace sarà con voi (11). (mons. Francesco Spaduzzi)