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In ricordo di Biagio De Giovanni.

Protagonista della scena culturale e istituzionale italiana ed europea.

Dal 23 maggio riposano per sempre a Montoro le ceneri di Biagio De Giovanni , scomparso lo scorso 22 aprile a Napoli, dove era nato il 21 dicembre 1931. Difficile , se non impossibile ,sintetizzare nello spazio di un’articolo la biografia di un intellettuale della sua caratura;  filosofo  e politico di ascendenza montorese, che per  oltre 50 anni è stato tra i protagonisti della scena culturale e istituzionale non solo italiana ma europea: la brillante carriera accademica, che lo ha visto docente presso gli atenei di Bari, Salerno, Napoli, dove è stato anche rettore dell’Orientale dall’87 all’89, dall’89 al ’99 eletto al Parlamento  Europeo con il P.C.I.( poi PDS –DS)  , dove ha ricoperto il ruolo prestigioso di  Presidente della Commissione per gli affari costituzionali da gennaio 1997 a luglio 1999.

Il mio ricordo ruota intorno a due episodi che si collocano entrambi all’inizio degli anni ’90, quando tutto sembrava  far presagire una nuova era di prosperità e libertà diffusa: la caduta del Muro e del socialismo reale, la fine della guerra fredda , un’Europa unita e protagonista sulla scena internazionale : non è andata esattamente così. Eppure era stato proprio lui a preconizzare la fine dei regimi comunisti in un celebre articolo apparso sull’Unità il 20 agosto 1989 , dal titolo “C’era una volta Togliatti e il comunismo reale”, scritto proprio nel suo consueto soggiorno estivo nell’amata frazione di Aterrana, come non poca parte delle sue opere, articolo che  fece infuriare i vertici del P.C.I.

Era settembre del 1992 quando , su iniziativa della sezione del P.D.S. DI Montoro Superiore ,all’epoca guidata dal compianto Michele Fortunato, con un gruppo di cittadini di Montoro e dell’Irpinia visitammo il Parlamento Europeo a Strasburgo , dove fummo ricevuti dal gruppo parlamentare del Partito Socialista Europeo, in cui erano confluiti i dopo la svolta della Bolognina gli eletti nel P.C.I. Con Biagio De Giovanni e il vice-presidente del Parlamento Europeo, Roberto Barzanti si svolse un incontro politico di grande levatura culturale; una  discussione ad ampio raggio, dagli scenari internazionali che si erano aperti dopo  l’89 alle problematiche locali del distretto solofrano-montorese con in cima la grave situazione di inquinamento ambientale.

 Il momento era drammatico, pochi mesi prima l’inchiesta di Mani Pulite aveva scoperto gravi episodi di corruzione e finanziamento illecito della politica, un sistema  il cui tracollo avrebbe travolto un po’ tutti i partiti della c.d. Prima Repubblica; poi le stragi mafiose di Capaci e Via D’Amelio. Il Paese arrivò sull’orlo del baratro  , tanto che la notte del 9 luglio il Governo Amato dovette approvare una manovra economica lacrime e sangue da centomila miliardi di lire, compreso un prelievo forzoso del 6 per mille da tutti i depositi bancari degli italiani. L’economia italiana era sotto attacco della speculazione finanziaria , con la conseguente svalutazione della lira che di lì a pochi giorni insieme alla sterlina sarebbe uscita dallo S.M.E. (Sistema Monetario Europeo) .

Pure in questo clima difficile Biagio De Giovanni non rinunciò a dare un contributo di lucidità e di speranza nelle grandi potenzialità che il percorso di coesione europea  sembrava offrire ai cittadini del Vecchio continente dopo aver garantito la pace dal secondo dopoguerra in avanti : il 7 febbraio era stato firmato il trattato di Maastricht che fondava l’Unione Europea , entrato in vigore il 1 novembre dell’anno successivo. E qui mi ricollego al secondo ricordo che mi è rimasto impresso .

Alla biblioteca provinciale di Avellino , non ricordo la data esatta , si tenne un convegno appunto sulle prospettive apertesi con il crollo del Muro , il dissolvimento dell’U.R.S.S.  e la fine dei regimi nei Paesi dell’Europa dell’Est. Mi rimase impressa una netta presa di posizione del prof. De Giovanni  per il quale gli eventi dell’89 avrebbero dimostrato senza  alcun dubbio la definitiva affermazione e superiorità del modello liberal-democratico rispetto all’esperienza fallimentare del comunismo : così uno dei maggiori filosofi marxisti, già intellettuale di punta, una volta si diceva “organico”, del Partito Comunista Italiano, approda definitivamente nel campo liberale. In politica segui l’evoluzione dell’ex PCI in Pds , Ds , in cui si collocò sostanzialmente nell’area della destra migliorista , fermandosi alla vigilia della nascita del PD. Seguì alla metà del primo decennio del nuovo millennio la brevissima e fallimentare avventura della Rosa nel Pugno, progetto che metteva insieme socialisti e radicali , ultimo impegno diretto del Nostro, che intanto e fino all’ultimo ha continuato nell’attività editoriale con saggi di filosofia e diritto su Marx, Kelsen, Croce, Bruno, Vico , senza mai rinunciare alle acute analisi sull’attualità politica, in particolare sulla crisi della rappresentanza e sul destino dell’Europa e dell’Occidente in un  mondo sempre più globalizzato e multipolare, anche in una delle sue ultime opere” Figure di apocalisse. La potenza del negativo nella storia d'Europa” . L’allontanarsi del sogno di un’Europa unita non solo dalla moneta , ma da un progetto politico federale, in grado di ridare lustro e protagonismo ad un continente sempre più schiacciato tra l’impero americano e la crescente potenza  della Cina, e minacciato al suo interno dal riemergere dei sovranismi e dei populismi ; questo il grande cruccio di Biagio De Giovanni , alla cui causa ha dedicato anche le ultime energie intellettuali, con contributi sempre lucidissimi, scevri da ogni dogmatismo , proprio nella coscienza della grande complessità dei temi affrontati, con la consapevolezza dell’irriducibile dicotomia tra essere e divenire , tra uno e molteplice.

Proprio in omaggio alla sua formazione hegeliana non si può fare a meno di rilevare dialetticamente, lui per primo sarebbe contento di ciò, una lacuna di fondo , un convitato di pietra che il Nostro sembra  perlomeno non tenere nella giusta considerazione: la “vittoria” del sistema liberale su quello comunista  è un  passaggio della storia dell’uomo , non l’approdo definitivo ad un modello perfetto. L’Europa oggi si ritrova in declino proprio per il suo abbraccio mortale con il  “mercato” ,  per la sua ottusa adesione al dogma dell’austerità ,cause  di crescenti disuguaglianze , da ultimo per la fregola  bellicista che vede nel delirio del riarmo un mezzo di ripresa di un’economia stagnante; un continente politicamente ininfluente ,incapace di assumere ogni ruolo di mediazione negli enormi conflitti che la toccano da vicino, dall’Ucraina al Medio Oriente, dove anzi molti Paesi, incluso l’Italia, sono  complici attivi del genocidio palestinese in corso, per non parlare della questione epocale delle migrazioni, affrontata spesso in termini di respingimento e segregazione , in spregio alle stesse convenzioni internazionali.

La socialdemocrazia europea, di cui pure De Giovanni era stato esponente di rilievo,  di Schimdt, Palme, Delors, Mitterand e l’eurocomunismo di Berlinguer, Carrillo, Marchais, pur con tutti i loro limiti avevano ben chiaro il ruolo dell’Europa come cuscinetto tra Est ed Ovest , come spazio di dialogo, pace e distensione tra i blocchi; la sinistra europea è stata promotrice della nascita e consolidamento dello stato sociale, di un dignitoso compromesso tra il capitalismo e l’economia pianificata , fiore all’occhiello cui tutto il mondo poteva guardare come esempio da seguire.  Tutto questo si è perso per strada , a partire da quei fatidici anni’90 , con i nuovi trattati europei che davano sanzione istituzionale proprio a quella “vittoria”, non per superiorità  ma per abbandono dell’avversario, del liberalismo , che nel frattempo si stava trasformando in ordo-liberismo e che avrebbe riportato indietro di 50 anni l’orologio della storia , erodendo dall’interno quei diritti di libertà ed eguaglianza non solo formale , ma sostanziale , scolpiti nelle costituzioni antifasciste su cui l’Europa e l’occidente avevano fondato la rinascita dopo le macerie della seconda guerra mondiale.

Sarebbe stato interessante chiedere a Biagio De Giovanni quanto fosse ancora convinto di quell’affermazione sulla superiorità del sistema liberale : la sua pur lunga e intensa vita si è conclusa prima che ne avessi la possibilità; mi permetto di revocarla in dubbio proprio in omaggio al suo incessante impegno ed alla sua dialettica , che non ci consentono di rassegnarci  , e lui per primo ne sarebbe  convinto, all’impostura di una presunta fine della storia.

Renato Siniscalchi

 

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