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Della solita bella gente…..

….quasi  avevo dimenticato i connotati : non m’ero perso niente. E si che pensavo ad una messa a riposo della Bindi  e all’espatrio della Gelmini. Ma la strana apparizione di La Russa e Finocchiaro, e riascoltarne i gutturalismi, questo è troppo, con effetti più deprimenti del famoso incubo rimbalzato sul Cavaliere. Fra tante facce insipide e sfrontate, bisognerebbe fare una lotteria per vedere chi è più presentabile.

Vediamo, vediamo …. il nostro “paesano” Galasso, già sistemato dai suoi amici ( o ex) di partito e balzato alla cronaca per il tunnel (!!!) da lui stesso escogitato. Fu preferito,  come primo cittadino, ad una personalità di  rilievo e, giustamente, gli hanno reso la pariglia, una volta che aveva manifestato di spiccare il volo all’ombra del cupolone. Certo che c’è da riflettere, e molto, considerando che è un luminare in una delle aziende sanitarie più prestigiose, invece ha dovuto imparare a gestire case popolari e buche sul selciato, gallerie sotterranee e spazzatura in putrefazione. Ma troverà una candidatura, parteciperà alla competizione. Poi si vedrà. Mettendolo in vendita (politicamente parlando ), si troverebbe un acquirente? Non ci è dato sapere a quale categoria potrebbe interessare, visto l’uomo dal multiforme ingegno.

E colui che s’è fatta fama di sproloquiar alla fra Galdino per motti, aforismi, proverbi? Da più fonti  lo si addita ad aspirante premier. Ma no!  Nell’intervista mattutina, pomeridiana e vespertina, potrebbe prendersela più col Cavaliere? Dovrebbe, quindi, dar conto del suo operato, che è tale se si opera, e ironia, metafore e perifrasi, rimarrebbero inchiodate sulla grammatica e basta. E poi, a colloquio coi Grandi manderebbe qualcuno  dall’inquietante sguardo per le trattative? Ma Bersani è persona di buona pasta, conosce i suoi limiti e li ha mostrati ampiamente.  Troverà il modo per tenersi fuori dal premierato, a costo di darsi per spacciato. Che cara persona quando parla della fine delle favole…. degli altri : assaporatene la nostalgia, mentre velatamente si propone a farne una riedizione.

E Casini sì o Casini no? Il passerotto saputo è indubbiamente il più presentabile, eternamente col sole negli occhi, più per non farsi scoprire dove guarda che per altro. Il suo è un gergo furbesco e ammiccante,  mai  spregiudicato, cinico, arguto; mai pronto a ridere di tutti e di tutto,  mai preoccupato di tenersi a galla. Gli riesce naturalmente. Niente niente lo faranno emerito di molto merito.

 Ed il piglio perentorio di D’Alema? Che gran tessitore! Ai tempi dei Proci non avrebbe avuto concorrenti,  vanificando il ritorno di Ulisse. Lo vediamo sul podio più alto come sposo   di Penelope, il cui compito si   dimezzerebbe, dovendo solo disfare di notte  la tela che baffino avrebbe tessuto di giorno. Ma non azzardiamo ipotesi stratosferiche: la Penelope della metafora non è affatto la Rosy nazionale. Non vorrei buscare un anatema dal giocondo Rotondi, unico e solo (e questo a suo merito) ad aver conservato lingua e linguaggio della terra irpina. E poi Rotondi è tra i pochi ad aver “ le chiavi del cor” del Cavaliere, per educazione , passione politica, e soprattutto perchè “ fede portò al glorioso offizio”; non come colui che deposta fra poco la  prestigiosa corona ( impostagli dal Cav.), uscirà di scena e ci resterà.  Mi rincresce anche citarlo, tanta è  la cocente delusione data ai suoi sostenitori.

E Renzi, il più solerte imitatore di Obama? E’ indubbiamente un pozzo d’idee, ma parla e parla tanto che alla fine dimentica egli stesso il filo rosso che lega un progetto fantasioso all’altro. Ha il tempo dalla sua e potrà rottamare reperti su reperti, che se avessero il buon senso di togliere il disturbo, nessuno  avrebbe a rimpiangerli.

E Vendola? A sentirlo parlare con quel carattere dolce e rassicurante, lo immagini uscito dal libro Cuore. Lo vedi come un eterno sognatore, devi sperare che smetta subito il discorso o t’accorgi che più parla, più perdi il filo  e quello che avevi capito prima, te lo vanifica dopo.

Ma Vendola, secondo me, merita più attenzione e considerazione, perché non ha mai ostentato l’orecchino. Avrebbe potuto benissimo dire che era il gemello dell’orecchino di Maradona e, in mezzo a tanti imbonitori , non avrebbe fatto scalpore. Ma vuoi mettere che tanti tra gli aficionados del pibe, presi dal dilemma,  l’avrebbero appoggiato?

Per Monti e Di Pietro mi sovviene qualcosa di indefinibile al solo pensarli.   Per me l’impatto coi due è troppo inquietante, perché, pur distanti, li vedo accomunati .  Sono apparsi sulla scena in luce, musica e tripudio. Tanto di guadagnato per se stessi se hanno saputo dispensare altrettanto.

Monti, nonostante abbia avuto dalla sua  la buona sorte, nella circostanza è stato sfortunato. Ha perso un’occasione d’oro per non aver trovato chi gli musicasse l’Agenda, come capitò al famoso libretto di Arrigo Boito,  musicato da Giuseppe Verdi.  S’è imbattuto, il prof, in gente che a malapena riuscirebbe a suonare i piattini e gli arrangiamenti è facile prevedere che tipo di banda glieli farà. Sicuramente è stato smanioso di mettere in pratica qualche voce che gli sussurrava: “ ….la gloria tua salirà tanto, ch’avrai di tutta Italia il pregio e il vanto” E mi fermo qui.

  Chi non ha mai sofferto, non potrà mai comprendere la sofferenza. Ma guai a chi fa soffrire rendendo un inferno l’esistenza.

 Ecco come un semplice elettore  vede la giostra girar, mentre all’orizzonte si profila una nuova campagna elettorale, tutta pervasa da  radiose e pirotecniche botte e risposte,  sempre più tese a  coprire ogni forma di meschinità, tradimenti, salti chi può. Giorni duri in trincea a sfogliare la margherita: ci sarò o mi cacciano?  Che Nuovo Anno tremendo si profila  per i   politicanti gaudenti, abituati a rimpinzarsi a quattro mani, ma, in questo periodo di liste e listoni, costretti a rifugiarsi in cima alla torre con una muta di cani inferociti che li incalza.  Una manciata di settimane  in continua fibrillazione  e poi  inesorabilmente spinti in giù da coloro che avevano indossato la pelle dei mastini. Così è se vi pare.

Anche questa volta , i nostri sempre più  amati ed ammirati  politicanti dello Stivale, hanno rinnegato “quel giuro” e tentano di infilarsi una casacca da “saldi di stagione”,  al grido disperato di “io speriamo che me la cavo”. Quanta fede oggi per il Cavaliere, tanto che sarebbero capaci di farselo montare in groppa. Quanto dissenso domani , se un carnivoro, anche  privo di pedigree, li invitasse a spolpar  l’osso sicuro, senza correre inutili rischi.  Il Cavaliere avrà avuto leggerezza nell’offrire un qualche pretesto  con innocenti battute, tra il sincero ed il folcloristico, ma era pur sempre un  duro che riceveva non concedeva, né si faceva cascare il formaggio dal becco quando la volpe lo abbindolava prima, per deriderlo dopo. C’è pure chi s’impappina nella presentazione della sua candidatura, balbettando qualcosa che niente ha a che fare con la politica intesa come servizio, fingendo di commuoversi nel rievocare nomi leggendari di un eroismo ormai sepolto dal vento degli opportunismi . Che squallidi personaggi, sprofondati al di sotto del fondo già ampiamente toccato . Fra poco usciranno anche pagine su pagine col nome del redivivo di turno, richiesto a gran voce da sostenitori inesistenti. Poi sarà la volta di un dottor Jekyll che di notte prende la pozione ed in tenuta da Hyde apparirà e scomparirà alla luce fioca del lampione, posto sotto l’abitazione del coordinatore dell’ennesimo partito, alla ricerca di una candidatura ……sicura. Notti in bianco a leggere tra  stelle o  nuvoloni minacciosi, un destino prodigo  o avaro. Così le schiere di trasformisti, trapezisti ed illusionisti si accalcheranno nelle stracolme sedi,  intrise di aria pesante,  nel segno di un posto al sole.  E’ in attesa di una telefonata l’ultimo dei ….mohicani,che ha già pronto un testamento sulla legalità, la trasparenza, l’occupazione…….. e il pellegrinaggio a piedi nudi alla Madonnina del Duomo, alla scalinata di Trinità dei Monti o alla  montagna di Montevergine .

Ma noi  ben conosciamo le preghiere (!!!) da dire per tutti i politici, di destra, di centro e sinistra, di quelli nati ieri e l’altrieri, degli appartenenti  (momentaneamente) alle sorelle ed ai fratelli d’Italia….

 Eravamo convinti che il peggio stesse alle spalle, non sospettando minimamente che da quel carisma da “ tutto d’un pezzo”, si sprigionasse   fumo per occhi che non hanno più lagrime.  Ora ci rendiamo conto perché in tanti anni quel signore,  “d’ardito aspetto, ratti i passi, il pensier,(non) gli atti e gli accenti”  era stato sempre sul punto di trovar consensi,  mai li aveva ricevuti.                                             

                                                                                                           Michele B.

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