Il giornalista Lucio Buonanno conserva un vivo ricordo di De Chiara
Ciao Direttore (pro tempore),
ho letto sull’ultimo numero che mi è arrivato il brillante articolo di Vincenzo D’Alessio su” Aniello De Chiara: a settant’anni dalla nascita”. Da solofrano , sempre innamorato di Solofra anche se da una vita abito a Bergamo, sono d’accordo con Vincenzo di dedicare “un semplice busto in bronzo, semplice come era De Chiara, da sistemare nel luogo che ha salvaguardato dal vandalismo della distruzione: il giardino dell’antico convento di Sant’Agostino…”.
Con Aniello siamo cresciuti insieme, in centro, anche se lui aveva tre anni più di me. E’ sempre stato al di sopra di ogni sospetto. I suoi discorsi erano lineari, semplici, puliti senza politichese…Quante volte, passeggiando sui viali seduti davanti al bar Italia, si parlava di politica, di calcio, di personaggi. Lui non era mai sopra le righe. Anzi era un mediatore, come si dice oggi. Cercava sempre di trovare una sintesi tra le nostre idee (spesso ideologie) di giovani che si consideravano “impegnati”. E non ho mai capito cosa è successo. Perché quel gesto così drammatico e imprevisto. Ma il Suo ricordo mi emoziona sempre.
Nel mio studio ho la targa del 1° centenario di Solofra Città febbraio 1895- febbraio 1985, conferitami per meriti che forse non ho e che recita: “ L’Amministrazione Comunale in occasione delle celebrazioni conferisce a Lucio Buonanno medaglia d’onore, riconoscendogli i meriti ottenuti nel campo del giornalismo tali da accrescere l’importanza, in Italia e all’Estero, del nome della nostra città” Firmato: il delegato alla cultura dr. Giuseppe De Vita; la delegata alla P.I. Agata Tarantino: il sindaco dr. Aniello De Chiara.
Spesso lo guardo e ricordo Lello, come lo chiamavamo noi, e lo rivedo ragazzo come me in piazza, poi universitario, Pontefice Massimo in sella a un asino sul terrazzino del Comune, in occasione delle feste della matricola che organizzavamo. Lui era il più anziano. Forse era fuori corso, ma si divertiva tanto vestito da Garibaldi. Come noi che sfilavamo per le strade di Solofra con un corteo che si apriva con l’uomo delle caverne e finiva con gli astronauti. Quanti bei ricordi, quante sere passate a discutere. Una volta era così. Si trascorrevano le serate facendo progetti…
Lello, una volta laureato e specializzato in neurochirurgia, scelse la strada della politica, il PSI diventando presidente del Consiglio regionale, e poi sindaco di Solofra. Io intanto mi ero trasferito a Bergamo. Ma ogni volta che tornavo a casa incontravo Lello con i suoi baffetti e con quel modo di fare sempre sorridente e disponibile. Ed erano abbracci e baci. Era così anche con i suoi pazienti: lo so di persona. Era il medico di mio padre, invalido dopo il bombardamento nella seconda guerra mondiale. Per don Nicola , ma anche per gli altri era sempre, disponibile a qualsiasi ora.
Poi un giorno la notizia che sconvolge: ne parlano la TV, i quotidiani. E tu non riesci a capire, non sai dartene una ragione. Perché? Perché privare il nostro Paese di una persona così? Un mistero irrisolto. Ma ricordiamo il Lello sorridente e dedichiamoli un busto. Se lo merita davvero per la sua passione per la medicina, per la politica e per Solofra.