Forse Virginia Raggi non è disonesta ma sicuramente non è un'amministratrice corretta
Caro direttore, all’interno di un suo editoriale (Onesti, ma coglioni; Il Fatto Quotidiano, 10/2/2017) Marco Travaglio ha sostenuto che Virginia Raggi è una persona perbene e che i suoi molti errori sono in buona fede e non nascondano i turpi moventi che i grandi giornali le attribuiscono senza l’ombra di un indizio né tantomeno di una prova. Secondo lui chi vuole rubare o lasciar rubare non chiama gente come Paolo Berdini, Luca Bergamo e Raffaele Guariniello e non si mette di traverso davanti alla candidatura di Roma per le Olimpiadi e davanti alla costruzione dello stadio della Roma, unica grande opera in cantiere a Roma per i prossimi dieci anni. Non sono d’accordo. La mia opinione è che il giudizio su Virginia Raggi non può essere dato nei termini con i quali l’ha dato Travaglio perché questo non aiuta a capire quello che è successo. Dopo tutto quello che è emerso con l’inchiesta su “Mafia capitale” e dopo la campagna elettorale condotta dal M5S a Roma era inevitabile che fossero chiamati a far parte dell’Amministrazione alcune persone oneste e di valore e che ci si opponesse alle Olimpiadi e alla costruzione dello stadio della Roma. Il punto è che Virginia Raggi ha dato la netta sensazione di puntare su un gruppo ristretto di persone di sua fiducia (interne ed esterne al Comune) per poter gestire la macchina amministrativa e che nel fare ciò ha sottovalutato gli interessi personali di cui questi personaggi erano portatori. Il suo ragionamento, secondo me, è stato che per raggiungere un fine superiore si poteva anche soprassedere sugli interessi personali di qualcuno. Questo comportamento forse non è disonesto ma sicuramente non è improntato all’etica che dovrebbe caratterizzare un amministratore pubblico.
Cordiali saluti
Franco Pelella